domenica, 25 febbraio 2018
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Voti a scuola: il lato nascosto dei voti scolastici

Voti a scuola: il lato nascosto dei voti scolastici

E’ piuttosto scontato che i voti a scuola servano per valutare, ma siamo sicuri che è semplicemente questo? I voti servono anche per motivare, per punire o premiare. Ma c’è di più. Dietro ad un voto c’è un insegnante o più insegnanti e c’è anche un alunno e due genitori. Cosa voglio dire con questo? Che ognuno di queste persone ha un diverso rapporto con i voti e il loro modo di parlare o comportarsi relativamente ad essi rivela molto di più di una valutazione, rivela il proprio concetto di scuola, di apprendimento, di bambino, rivela la propria scala di valori, rivela l’idea e la fiducia che un bambino ha di se stesso.

Voti a scuola: il punto di vista degli insegnanti

Il Miur, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, definisce i voti come espressione della valutazione che gli insegnanti fanno dei propri alunni. I maestri della scuola primaria (elementare) utilizzano i voti per valutare gli apprendimenti degli studenti, mentre i professori delle scuole secondarie (medie e superiori) li utilizzano anche per valutare il comportamento (legge 169/2008,  D.lgs. n. 62/2017). Con i voti a scuola gli insegnanti esprimono il loro giudizio rispetto al livello raggiunto dagli alunni rispetto a specifiche materie e, nel caso delle scuole secondarie, rispetto al comportamento.

A volte gli insegnanti utilizzano i voti a scuola anche come strumento motivante cioè per incoraggiare gli studenti a continuare in un determinato modo, nell’impegno, nel rispetto, nella collaborazione, ecc. Per esempio se un insegnante si accorge che il livello raggiunto da un bambino nella verifica non è del tutto sufficiente ma l’impegno che ha dimostrato è stato tanto, può decidere di dare comunque la sufficienza per mostrargli che continuando ad impegnarsi può ottenere un buon voto. Possiamo dire che in questo caso il voto viene usato come premio, cioè come rinforzo positivo del comportamento impegno. Per approfondire come funziona il meccanismo dei rinforzi vi suggerisco di leggere l’articolo: “Il rinforzo positivo e negativo: impariamo a riconoscerlo“. Al contrario un insegnante potrebbe decidere di dare un voto più basso di quello previsto per punire un comportamento scorretto, per esempio la comunicazione con un compagno durante la verifica.

Gli insegnanti, quindi, vivono i voti scolastici come uno strumento del loro lavoro sostenuti da un’idea di scuola un po’ antica che li vede detentori di un sapere da trasmettere agli alunni. Oggi la scuola sta continuando a rinnovarsi abbracciando sempre di più l’idea che gli insegnanti non devono solo insegnare ma anche educare, aiutare i bambini ad esprimere il proprio potenziale. In quest’idea di scuola i voti iniziano a diventare sempre più stretti.

Voti a scuola: il punto di vista degli alunni

I bambini tendono ad avere un vissuto dei voti a scuola diverso a seconda di cosa pensano di se stessi e delle loro capacità. Un elemento determinante nel vissuto dei voti è l’idea che i bambini hanno della propria intelligenza. Nell’articolo “Intelligenza: intelligenti si nasce o si diventa?” metto in luce che esistono due teorie dell’intelligenza, una teoria dell’entità secondo la quale l’intelligenza è qualcosa che si ha o non si ha, e una teoria incrementale secondo la quale invece l’intelligenza è una qualità dinamica e flessibile, qualcosa che può essere migliorato con l’impegno. Se un alunno crede alla prima teoria vivrà il voto in modo minaccioso sia che creda di non essere intelligente, sia che creda il contrario. Quando un bambino si crede stupido o incapace il voto negativo rischia di confermare questa convinzione; se invece si sente intelligente e capace il voto negativo potrebbe farla vacillare. Nel caso della teoria incrementale, invece, il voto non minaccia l’idea che un bambino ha di se stesso e quindi la sua autostima, ma riflette semplicemente il risultato del proprio impegno. Quest’ultima teoria permette quindi agli alunni di vivere i voti a scuola come un elemento motivazionale, come un obiettivo da raggiungere.

Voti a scuola: il punto di vista dei genitori

Anche tra i genitori troviamo coloro che mostrano un atteggiamento equilibrato con i voti a scuola dei figli e chi invece ne fa una questione personale.

I genitori che vivono i voti a scuola come una questione personale danno eccessiva importanza ai voti e finiscono per comportarsi in modi poco educativi. Per esempio un recente fatto di cronaca mette in luce che dietro ad un voto si nascondono relazioni tra figure adulte conflittuali e aspettative genitoriali discutibili sia nei confronti del figlio, sia nei confronti degli insegnanti. Protagonista una famiglia siciliana che ha fatto ricorso al Tar perché il figlio è stato promosso alla scuola secondaria di primo grado (le medie) con il voto 9 anziché 10, votazione ritenuta più adeguata. La pretesa del voto più alto cela una mancanza di rispetto dell’ambito di intervento dell’insegnante. Non è il genitore che decide i voti del figlio ma l’insegnante, anzi gli insegnanti nel caso dei voti in pagella. Al genitore compete solo prendersi a cuore del percorso scolastico del figlio mettendo in luce l’eventuale impegno non riconosciuto se necessario. Esistono incontri a scuola appositamente dedicati per risolvere eventuali problemi tra adulti. La pretesa del voto più alto nasconde anche un’aspettativa di perfezione come se fosse intollerabile per il genitore vedere che il figlio non sia arrivato tra i migliori; occorre ricordare, però, che avere sui figli questo tipo di aspettativa significa condannarli a sicura frustrazione e insicurezza perché è impossibile essere sempre all’altezza delle situazioni e le sconfitte fanno parte di un sano rapporto con lo studio e con la vita. Schierarsi inoltre “a difesa” del figlio che si sente valutato ingiustamente significa squalificare l’autorevolezza dell’insegnante.

Tra i genitori che danno troppa importanza ai voti rientrano coloro che sgridano o puniscono i figli perché hanno portato a casa brutti voti. Anche se l’intento è motivare i figli a studiare di più in realtà nella maggior parte dei casi castighi e punizioni ottengono l’effetto contrario, rendendo i figli più insicuri e demotivati. I bambini finiscono per pensare che studiare serve per evitare ramanzine o rimproveri. Ma anche i genitori che lodano eccessivamente i bei voti dei figli e se ne compiacciono fanno la stessa cosa, cioè passano il messaggio che i voti a scuola sono una cosa che serve per far contenti mamma e papà.

Avere un atteggiamento equilibrato significa, invece, essere consapevoli che i voti dati dagli insegnanti sono una questione che riguarda i bambini e non i genitori. Il ruolo di mamma e papà è piuttosto aiutare i figli a interpretare il voto come l’intento dell’insegnante di valutare il loro lavoro, sostenendo un’idea di intelligenza di tipo incrementale (il voto non ti giudica come persona ma riflette il tuo impegno e non solo), aiutandoli ad analizzare le cause di successi e insuccessi, rendendoli uno strumento di motivazione personale.

Cosa ne pensate? Che atteggiamento voi avete nei confronti dei voti a scuola dei vostri figli? Se lo ritenete opportuno lasciate la vostra testimonianza nei commenti.

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

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