martedì, 16 agosto 2022
Home » Fasce di età » 10-18 anni » Voti a scuola: il lato nascosto dei voti scolastici
Voti a scuola: il lato nascosto dei voti scolastici

Voti a scuola: il lato nascosto dei voti scolastici

E’ piuttosto scontato che i voti a scuola servano per valutare, ma siamo sicuri che è semplicemente questo? I voti servono anche per motivare, per punire o premiare. Ma c’è di più. Dietro ad un voto c’è un insegnante o più insegnanti e c’è anche un alunno e due genitori. Cosa voglio dire con questo? Che ognuno di queste persone ha un diverso rapporto con i voti e il loro modo di parlare o comportarsi relativamente ad essi rivela molto di più di una valutazione, rivela il proprio concetto di scuola, di apprendimento, di bambino, rivela la propria scala di valori, rivela l’idea e la fiducia che un bambino ha di se stesso.

Voti a scuola: il punto di vista degli insegnanti

Il Miur, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, definisce i voti come espressione della valutazione che gli insegnanti fanno dei propri alunni. I maestri della scuola primaria (elementare) utilizzano i voti per valutare gli apprendimenti degli studenti, mentre i professori delle scuole secondarie (medie e superiori) li utilizzano anche per valutare il comportamento (legge 169/2008,  D.lgs. n. 62/2017). Con i voti a scuola gli insegnanti esprimono il loro giudizio rispetto al livello raggiunto dagli alunni rispetto a specifiche materie e, nel caso delle scuole secondarie, rispetto al comportamento.

A volte gli insegnanti utilizzano i voti a scuola anche come strumento motivante cioè per incoraggiare gli studenti a continuare in un determinato modo, nell’impegno, nel rispetto, nella collaborazione, ecc. Per esempio se un insegnante si accorge che il livello raggiunto da un bambino nella verifica non è del tutto sufficiente ma l’impegno che ha dimostrato è stato tanto, può decidere di dare comunque la sufficienza per mostrargli che continuando ad impegnarsi può ottenere un buon voto. Possiamo dire che in questo caso il voto viene usato come premio, cioè come rinforzo positivo del comportamento impegno. Per approfondire come funziona il meccanismo dei rinforzi vi suggerisco di leggere l’articolo: “Il rinforzo positivo e negativo: impariamo a riconoscerlo“. Al contrario un insegnante potrebbe decidere di dare un voto più basso di quello previsto per punire un comportamento scorretto, per esempio la comunicazione con un compagno durante la verifica.

Gli insegnanti, quindi, vivono i voti scolastici come uno strumento del loro lavoro sostenuti da un’idea di scuola un po’ antica che li vede detentori di un sapere da trasmettere agli alunni. Oggi la scuola sta continuando a rinnovarsi abbracciando sempre di più l’idea che gli insegnanti non devono solo insegnare ma anche educare, aiutare i bambini ad esprimere il proprio potenziale. In quest’idea di scuola i voti iniziano a diventare sempre più stretti.

Voti a scuola: il punto di vista degli alunni

I bambini tendono ad avere un vissuto dei voti a scuola diverso a seconda di cosa pensano di se stessi e delle loro capacità. Un elemento determinante nel vissuto dei voti è l’idea che i bambini hanno della propria intelligenza. Nell’articolo “Intelligenza: intelligenti si nasce o si diventa?” metto in luce che esistono due teorie dell’intelligenza, una teoria dell’entità secondo la quale l’intelligenza è qualcosa che si ha o non si ha, e una teoria incrementale secondo la quale invece l’intelligenza è una qualità dinamica e flessibile, qualcosa che può essere migliorato con l’impegno. Se un alunno crede alla prima teoria vivrà il voto in modo minaccioso sia che creda di non essere intelligente, sia che creda il contrario. Quando un bambino si crede stupido o incapace il voto negativo rischia di confermare questa convinzione; se invece si sente intelligente e capace il voto negativo potrebbe farla vacillare. Nel caso della teoria incrementale, invece, il voto non minaccia l’idea che un bambino ha di se stesso e quindi la sua autostima, ma riflette semplicemente il risultato del proprio impegno. Quest’ultima teoria permette quindi agli alunni di vivere i voti a scuola come un elemento motivazionale, come un obiettivo da raggiungere.

Voti a scuola: il punto di vista dei genitori

Anche tra i genitori troviamo coloro che mostrano un atteggiamento equilibrato con i voti a scuola dei figli e chi invece ne fa una questione personale.

I genitori che vivono i voti a scuola come una questione personale danno eccessiva importanza ai voti e finiscono per comportarsi in modi poco educativi. Per esempio un recente fatto di cronaca mette in luce che dietro ad un voto si nascondono relazioni tra figure adulte conflittuali e aspettative genitoriali discutibili sia nei confronti del figlio, sia nei confronti degli insegnanti. Protagonista una famiglia siciliana che ha fatto ricorso al Tar perché il figlio è stato promosso alla scuola secondaria di primo grado (le medie) con il voto 9 anziché 10, votazione ritenuta più adeguata. La pretesa del voto più alto cela una mancanza di rispetto dell’ambito di intervento dell’insegnante. Non è il genitore che decide i voti del figlio ma l’insegnante, anzi gli insegnanti nel caso dei voti in pagella. Al genitore compete solo prendersi a cuore del percorso scolastico del figlio mettendo in luce l’eventuale impegno non riconosciuto se necessario. Esistono incontri a scuola appositamente dedicati per risolvere eventuali problemi tra adulti. La pretesa del voto più alto nasconde anche un’aspettativa di perfezione come se fosse intollerabile per il genitore vedere che il figlio non sia arrivato tra i migliori; occorre ricordare, però, che avere sui figli questo tipo di aspettativa significa condannarli a sicura frustrazione e insicurezza perché è impossibile essere sempre all’altezza delle situazioni e le sconfitte fanno parte di un sano rapporto con lo studio e con la vita. Schierarsi inoltre “a difesa” del figlio che si sente valutato ingiustamente significa squalificare l’autorevolezza dell’insegnante.

Tra i genitori che danno troppa importanza ai voti rientrano coloro che sgridano o puniscono i figli perché hanno portato a casa brutti voti. Anche se l’intento è motivare i figli a studiare di più in realtà nella maggior parte dei casi castighi e punizioni ottengono l’effetto contrario, rendendo i figli più insicuri e demotivati. I bambini finiscono per pensare che studiare serve per evitare ramanzine o rimproveri. Ma anche i genitori che lodano eccessivamente i bei voti dei figli e se ne compiacciono fanno la stessa cosa, cioè passano il messaggio che i voti a scuola sono una cosa che serve per far contenti mamma e papà.

Avere un atteggiamento equilibrato significa, invece, essere consapevoli che i voti dati dagli insegnanti sono una questione che riguarda i bambini e non i genitori. Il ruolo di mamma e papà è piuttosto aiutare i figli a interpretare il voto come l’intento dell’insegnante di valutare il loro lavoro, sostenendo un’idea di intelligenza di tipo incrementale (il voto non ti giudica come persona ma riflette il tuo impegno e non solo), aiutandoli ad analizzare le cause di successi e insuccessi, rendendoli uno strumento di motivazione personale.

Cosa ne pensate? Che atteggiamento voi avete nei confronti dei voti a scuola dei vostri figli? Se lo ritenete opportuno lasciate la vostra testimonianza nei commenti.

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

Se ti è piaciuto l’articolo clicca “mi piace” sulla pagina e condividi l’articolo con i tuoi amici. Se vuoi essere aggiornato sui prossimi articoli e sulle prossime iniziative, iscriviti alla Newsletter (box in fondo se leggi dal cellulare, oppure in alto a destra da computer). Potrai anche scaricare tanti Ebook gratuiti su vari temi legati al mondo dei bambini! Continua a seguirmi sul mio sito ma anche su Facebook dove puoi trovare la mia pagina Facebook di Connettiti alla psicologia e il nuovo gruppo “Essere genitori oggi: riflessioni e approfondimenti”.

Condividi su:

About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

9 commenti

  1. Alle superiori se l’ alunno fa fatica a digerire un voto perche se ne aspettava un altro migliore, come si puo’ fargli capire che potra’ ottenerlo probabilmente in un secondo momento e di non farsi troppi problemi?

    • Gentile Christina, mi fa questa domanda da genitore o da insegnante? In entrambi i casi comunque il dialogo è l’arma migliore per farlo riflettere su cosa non ha funzionato e sulla legittimità della sua aspettativa. Poi nel caso del genitore può essere utile spronare il ragazzo a parlarne con l’insegnante, nel caso dell’insegnante, in aggiunta al dialogo, può stringere con lui un accordo, può accompagnarlo maggiormente nello studio in vista della preparazione del successivo compito. In linea generale è però sempre meglio iniziare prima a far riflettere sulle dinamiche implicate nello studio perché alle superiori potrebbero essersi già stabilizzati patterns non corretti.

  2. Rosalia Gullì

    I voti il più delle volte non sono obiettivi!!!! Non è giusto che un ragazzo che risponde in maniera lodevole ad un’interrogazione prenda lo stesso voto di chi non risponde a molte domande. Non è giusto che un ragazzo che durante l’ora di motoria esulta per aver vinto una partita e il prof lo punisce per un mese e in più glli abbassa il voto a fine anno. Non è giusto che alcuni si imopegnano e studiano tutto l’anno mantenendo costante il loro profitto e altri invece con due domande a fine quadrimestre prendono addirittura voti più alti. Insomma i parametri di valutazione non sono assolutamente uguali per tutti!!!!

    • Mettono un voto basso in motoria per abbassare la media per la valutazione finale, non potrebbero farlo con altre materie.Quindi se hai 10 in Italiano, in matematica etc mettono 7 in motoria e il gioco e’ fatto, da qui inizia il tragitto e poi questi te li ritrovi collocati nei punti nevralgici. Che tristezza, che brutta favola da raccontare!

  3. Salve, sara’ una cattiva casualita’, ma continuo a chiedermi come mai una ragazzina figlia della cameriera a titolo gratuito della Preside, pur non sapendo fare neanche una equazione di 1° grado, pur non sapendo impostare un tema d’italiano chiedendo aiuto con messaggi registrati su whatsapp ai compagni di classe, alla fine viene licenziata con 10 e lode nello stupore totale di tutti alunni e genitori.I suoi sono ottimi concetti, ma non nella vita reale dove i parametri di valutazione dei prof sono subordinati da ben altri fattori e non dalla la neutrale valutazione

  4. Buongiorno Dottoressa. Le cose e i concetti che ho letto nei suoi articoli sono giustissimi e condivisibili al 100%.
    Tuttavia mi permetta di aggiungere alcuni aspetti che spesso non vengono affrontati con le insegnanti in quanto toccheremo la loro metodologia. Mi spiego. Il voto è uno strumento attraverso il quale si esprime il raggiungimento di una competenza o di un obbiettivo in un determinato tempo. Quindi se iniziamo a vedere voti alti o bassi dopo nemmeno due settimane di scuola, ritengo che lo strumento sia utilizzato malissimo. Da insegnante militare, sportivo(judo) e da presidente di consiglio di Istituto, ritengo che le metodologie motivazionali dovrebbero essere apprese da ogni insegnante in quanto i problemi che metodi sull’ insegnamento sbagliati generano danni e blocchi in ogni testa di bambini e ragazzi.
    Se dovessi valutare ogni mio atleta all’ inizio di un percorso sportivo sul peso eccessivo o su movimenti fisici limitati e se costantemente dovessi rimarcare questa sua caratteristica, sarei forse il peggiore degli insegnanti. Oggi vi sono numerosi strumenti didattici, di tratto, comunicativi, ecc..per accrescere le potenzialità di un bambino/a/ragazzo/a.
    Ritengo che il mondo scuola è tenuto a migliorarsi per offrire una qualità sempre migliore. “Non vi sono cattivi allievi ma cattivi insegnanti!” Mi ripetevano in una scuola militare.
    In ogni modo è pur vero che molti genitori, oggi sono ossessionati sui voti e sulle prestazioni tanto da far caricare di aspettative i propri figli.
    Su tali argomenti ritengo che l’ equilibrio sia una qualità educativa rara oggi. Le gare di tabellini viste con premiazione fa sì che i ragazzi siano in competizione tra i banchi di scuola.
    Nella mia disciplina Judo il professor Kano(creatore del judo) sosteneva che il vero successo lo si avrà quando riuscirai a far progredire e migliorare il tuo allievo con difficoltà in modo da migliorare la società in cui lui si inserisce.
    Il voto si! Dato per il percorso svolto specie se stiamo parlando di bambini dai 6 a 10 anni non Lavorare sulle competenze e non sull’ importanza della media aritmetica.
    Grazie del suo apporto.

    • Sono d’accordo con lei, c’è da fare molto per cambiare il modo di valutare gli studenti. Però fortunatamente ci sono anche molte insegnanti sensibili a queste dinamiche.

  5. Gian Paolo Pasquali

    Il livello medio dei diplomati e dei laureati è sempre più basso, per non dire imbarazzante. In compenso i voti medi ottenuti sono sempre più alti. Pazzesco. In altre parole, il sistema educativo sforna degli incapaci facendo credere a loro, e alle loro famiglie, di essere dei geni. Un bel modo per prepararli alla vita. Complimenti a tutti.

    • Gentile Gian Paolo grazie per la sua riflessione, anche se un po’ generalizzante. Certo comunque che la scuola dovrebbe prepararli alla vita e non ingannarli. Saluti

Inserisci un commento

Il commento sarà verificato prima di essere pubblicato sul sito. Importante, inserire solo il nome ed evitare dati sensibili.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.