Il rifiuto scolastico, come dicevo nell’articolo “Rifiuto di andare a scuola: 4 possibili funzioni del rifiuto scolastico” è un vero e proprio disturbo che rende davvero difficile, se non addirittura impossibile, andare a scuola per i bambini o ragazzi che ne soffrono. Alla base di tale difficoltà vi è spesso un meccanismo di rinforzo che porta il prolungarsi del problema anziché la risoluzione. E questi meccanismi coinvolgono tutti i principali attori, bambini, genitori e insegnanti che appunto vanno tutti coinvolti nel superamento del problema. E ora vediamo cosa è possibile fare per risolvere il problema del rifiuto scolastico.
Rifiuto scolastico: il ruolo del bambino o ragazzo
Il bambino non va costretto ad affrontare ciò che lo spaventa ma va coinvolto nel processo di fronteggiamento partendo dalla conoscenza dei meccanismi di rinforzo che stanno alla base. Per esempio il bambino va aiutato a prendere consapevolezza della ragione del rifiuto come la paura di un bullo, oppure la paura delle verifiche, oppure la paura di sentirsi triste o depresso, oppure ancora il malessere che prova nel non stare vicino alla mamma.
Dopo aver condiviso la ragione del problema e la funzione rinforzante dell’evitamento, va condiviso un piccolo obiettivo da raggiungere. Per esempio potrebbe essere: prepararsi al mattino, percorrere la strada per arrivare a scuola o frequentare un’ora di lezione.
La sensazione di aver fatto qualche piccolo passetto in avanti, genera via via una sensazione di padronanza (“ce la posso fare”) che motiverà il bambino a proseguire nel percorso.
Il rifiuto scolastico e il ruolo dei genitori
I genitori devono essere aiutati a capire come smettere di rinforzare inavvertitamente i figli nello stare a casa. I tipici modi sono: permettere loro di fare azioni piacevoli o di avere rassicurazioni. Vanno aiutati, invece, a rinforzare i figli per essere andati a scuola.
Quindi se il bambino sta a casa, l’idea è quella di togliere le attività piacevoli e proporre un programma di cose da fare simile a quello di una giornata scolastica: alzarsi presto, preparare lo zaino, fare i compiti, fare faccende domestiche.
Le attività piacevoli vanno inserite solo dopo aver messo in atto ciò che è stato condiviso con i genitori.
Il ruolo della scuola nel rifiuto scolastico
Anche la scuola può fare la sua parte nell’aiutare un bambino che rifiuta di andare a scuola. Ma prima deve essere informata dai genitori del problema che sta vivendo l’alunno a casa!
La comunicazione dei genitori agli insegnanti serve per far prendere consapevolezza della fatica vissuta a casa ma può anche essere utile ai genitori stessi nel comprendere meglio il problema.
Una volta capito il problema, è importante che gli insegnanti siano informati su come funziona l’ansia e il rinforzo negativo e positivo e poi vengano coinvolti nel processo di fronteggiamento.
Per esempio, la scuola può:
- individuare una persona di fiducia che va a salutare all’arrivo del bambino
- permettere la frequenza ridotta della giornata scolastica
- fornire maggiore aiuto durante le attività scolastiche o maggiore vicinanza emotiva
- assegnare qualche compito diverso più in linea con le capacità e preferenze del bambino
- dispensa da presentazioni davanti alla classe e attivazione di presentazioni a coppie o in piccolo gruppo
- concedere qualche uscita dalla classe in più ma di poco tempo e concordate
- togliere qualche materia o modificare la programmazione (PEI)
- migliorare il clima di classe e intervenire in caso di situazioni di bullismo
- aggiungere qualche attività piacevole soprattutto nelle prime ore
Il rifiuto scolastico si affronta insieme
A questo punto dovrebbe essere chiaro che il rifiuto scolastico non va affrontato solo dalla famiglia, o solo dalla scuola, o dal bambino stesso. Tutti dovrebbero fare la loro parte affinché il bambino possa percepire l’andare a scuola come fattibile e, magari anche, piacevole. Se questo lavoro di coordinamento non è facile, l’aiuto di uno psicologo infantile o scolastico può senz’altro dare un importante contributo! Scrivimi se vuoi il mio aiuto!
Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)
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