mercoledì, 5 agosto 2020
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La paura di sbagliare a scuola: la responsabilità dell’ambiente scolastico.

La paura di sbagliare a scuola: la responsabilità dell’ambiente scolastico.

Nel precedente articolo ho messo in luce quali sono le forme attraverso le quali si manifesta la paura di sbagliare a scuola, riferendomi ad uno studio che è stato pubblicato nella rivista “Difficoltà di apprendimento” 15/04, 2010. Una gentile lettrice in un commento ha messo in luce che non emerge dall’articolo da dove deriva tale paura e così, ho pensato di approfondire l’argomento in questo post.

L’autore dell’articolo precedentemente citato, Nenad Suzic, individua nell’ambiente scolastico uno dei fattori determinanti implicati nella paura di sbagliare di molti studenti e nel relativo atteggiamento di pessimismo difensivo che li porta a non impegnarsi per evitare di avere un insuccesso e una valutazione negativa di se stessi.

Il sistema educativo-formativo attuale, infatti, si basa essenzialmente sulla convinzione che gli insegnanti devono trasmettere il loro “sapere” e gli alunni devono ascoltare, apprendere e ripetere i contenuti esposti dal docente o letti sui libri studiati. Ne deriva un approccio basato sul conformismo in cui tutti devono apprendere la stessa cosa, lo devono fare nello stesso modo per poi essere valutati attraverso uno stesso standard di valutazione. Ciò che conta, quindi, non è lo sviluppo di un pensiero critico e libero che sappia mettere in discussione ciò che viene proposto dall’insegnante, ma diventa importante l’obbedienza all’insegnante dimostrata attraverso l’acquisizione, spesso acritica, dei contenuti da lui trasmessi.

In questo contesto basato sulla competitività tra gli alunni, è chiaro che sbagliare diventa fortemente impattante per l’alunno perché è la prova di un’inadeguatezza, di una distanza dallo standard di apprendimento atteso nella classe.

In un contesto educativo-formativo basato, invece, sull’approccio cooperativo e collaborativo, il confronto valutativo con gli altri perde di significato perché ciò che conta non è più la dimostrazione di conoscenze basata su uno studio mnemonico, ma l’interiorizzazione di esperienze positive di apprendimento basate sulla sperimentazione e ricerca del sapere. L’apprendimento, quindi, nasce dall’interazione tra individui e non dall’accettazione passiva dei saperi.

Sbagliare, quindi, non è più una cosa da temere ma diventa semplicemente parte del processo di apprendimento. Non esiste più chi sa e chi non sa, chi è capace e chi non lo è, ma esistono tanti individui diversi che proprio nella loro diversità e nella loro collaborazione, imparano a costruirsi una personalità autonoma e libera.

Ecco, quindi, come il contesto scolastico può determinare voglia di apprendere e di studiare oppure paura della scuola e totale disinteresse. Fortunatamente il sistema scolastico sta vivendo un processo di cambiamento verso una scuola sempre più cooperativa e inclusiva, attenta a creare persone motivate e interessate e non impaurite e inibite. Però il percorso è ancora lungo.

Come ha fatto notare la collega che ha fatto il commento al precedente articolo, la scuola non è l’unico fattore in gioco rispetto al tema della paura di sbagliare a scuola. Anche il contesto familiare ha un ruolo determinante nel favorire atteggiamenti positivi o negativi allo studio e all’esperienza scolastica. Nonostante questo aspetto non sia stato oggetto di studio sperimentale, è possibile individuare alcuni aspetti che possono contribuire a creare o alimentare la paura di sbagliare dei propri figli. Ma tratterò questo argomento in un prossimo articolo.

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

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Bibliografia: “Paura di sbagliare, pessimismo difensivo e motivazione scolastica” in Rivista “Difficoltà di apprendimento” 15/04, 2010.

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

4 commenti

  1. Purtroppo questa è una gravissima pecca della scuola italiana! Nella classe di mia figlia (2 elementare) sono molti i bambini (mia figlia in primis) che preferiscono non completare i compiti assegnati in classe e finirli poi a casa propria, nella serenità dell’ambiente familiare. La cosa ancora più agghiacciante è che pare inutile il confronto con gli insegnanti, che spesso sono arroccate sulle proprie convinzioni, così che di fatto la fondamentale collaborazione scuola-famiglia non sussiste.

  2. Condivido ,anche se lei dice che la scuola sta cambiando io non la penso cosi la scuola è piena di insegnanti incompetenti non perchè non conoscono la loro materia ma perchè sono esseri giudicanti persone che non si interessano all’individuo che ha un universo mentale e interiore proprio Lei lo ha spiegato meglio di quanto possa fare io ,ma ha calcato poco la mano ;su quegli insegnanti che danno bei voti solo perche i genitori del fortunato sono avvocati ,dottori ecc, insegnanti che se provi ad esprimere un opinione diversa dalla loro te a fanno pagare .potrei parlare ore di esperienze personali (ho abbandonato la scuola in terza media) e non.La scuola è un incubo lo è stata per me e per i miei figli e sono arrabbiata perchè un bene cosi prezioso che dovrebbe arricchire rendere curiosi critici pensanti ti chiude in dogmi burocratici e ottusi.

  3. Sono mamma di un bambino con disturbo specifico di apprendimento DSA con disprassia,disgrafia,disortografia. Ho problemi con la maestra perché io cerco di capire mio figlio e di aiutarlo a studiare a rendergli più facili o compiti ad organizzargli il tempo e lo spazio perché lui ha difficoltà nell’organizzazione spazio-temporale faccio un grandissimo lavoro per la sua autostima e la maestra è convinta che io gli faccio i compiti e dice che mio figlio è così perché è colpa mia. Ho consegnato a scuola la diagnosi l’ho fatta parlare con la dottoressa ma niente lei non si smuove dalla sua convinzione è un’ignorante presuntuosa e invece di collaborare con me e con la dottoressa fa sempre più dispetti. Cosa mi consigliate di fare? Un bacio a tutti

    • Gentile Ester, fortunatamente ci sono mamme come lei sensibili ai bisogni dei propri figli. Nei casi di forte conflitto con l’insegnante potrebbe essere utile parlare con il Dirigente Scolastico. Questa via spesso permette di trovare una mediazione sufficientemente buona. Nei casi più estremi a volte è necessario cambiare scuola. Si tratta però di decisioni importanti che vanno adeguatamente approfondite. Saluti

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