sabato, 19 gennaio 2019
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Il Bullismo: cos’è e come si manifesta

Il Bullismo: cos’è e come si manifesta

Purtroppo il 2015 è iniziato con delle notizie davvero tremende di estrema violenza che mettono davvero paura. Colgo l’occasione per scrivere il mio primo articolo dell’anno su un argomento altrettanto preoccupante che, ahimé, fa provare molta paura ai bambini e ragazzi di oggi, più spesso di quanto sia la percezione generale: il bullismo.

Proprio in questo periodo, infatti, sto svolgendo un progetto di prevenzione su questo tema e mi accorgo che c’è poca conoscenza e consapevolezza di cosa sia questo fenomeno. Ecco allora che provo a delinearne alcuni punti.

Cos’è il bullismo

Il Bullismo è un fenomeno di gruppo che vede come protagonisti più bambini o ragazzi con ruoli diversi:

  • il bullo o i bulli: sono bambini o ragazzi, maschi o femmine, che organizzano o agiscono prepotenze su un altro compagno, preso di mira per qualche caratteristica (colore della pelle, orientamento sessuale, forte sensibilità, o altri dettagli). Solitamente c’è uno del gruppo più forte psicologicamente o fisicamente che viene riconosciuto da altri compagni come leader e altri che eseguono le sue indicazioni. A volte i bulli possono essere stati a loro volta vittime e, quindi, si comportano da bulli per vendicarsi delle angherie subite;
  • i sostenitori dei bulli: sono bambini o ragazzi, solitamente che hanno poca notorietà tra i compagni, che rinforzano l’azione dei bulli ridendo o incitando
  • la vittima: bambino o ragazzo che solitamente presenta qualche elemento di diversità ma che soprattutto è più fragile dei compagni
  • la massa silenziosa: l’insieme di tutti i bambini o ragazzi che vedono o sentono qualche prepotenza e che, per paura, non denunciano l’accaduto

I comportamenti riconducibili al bullismo variano dall’aggressività fisica (botte, calci, spintoni…) a quella verbale (prese in giro, parolacce, minacce..) a fenomeni di isolamento sociale.

Le caratteristiche del bullismo

Per parlare di bullismo si devono verificare alcune condizioni:

  • disparità tra bulli e vittima in termini di forza fisica o psicologica, età o numero. In parole più semplici i bulli scelgono come vittime persone sulle quali è facile prevalere
  • intenzionalità dei bulli di ferire la vittima
  • reiterazione dei comportamenti, cioè gli atti di prepotenza si ripetono più volte nel tempo, oppure si distinguono per gravità

Tutti gli episodi di aggressività o prepotenza che si verificano solitamente tra i ragazzi non devono, quindi, essere ricondotti al bullismo se i protagonisti si trovano in una condizione di parità, se gli episodi avvengono accidentalmente o in specifiche situazioni isolate (eccetto nel caso di comportamenti gravi). Tutti gli episodi di aggressività che accadono quotidianamente tra ragazzi non vanno, quindi, fatti rientrare nel fenomeno del bullismo bensì nella categoria più generale dei conflitti interpersonali.

I luoghi del bullismo

Atti di bullismo si possono verificare ovunque: a scuola, in particolare nei cortili e nei bagni, nel tragitto casa-scuola, sui pullman, negli spogliatoi delle palestre o nei parchi pubblici. Quando si verifica in Internet si parla di Cyberbullismo. Ciò che accomuna tutti questi luoghi è che, nella maggior parte dei casi, non ci sono adulti che vedono cosa sta accadendo o, purtroppo, a volte sono presenti ma fanno finta di non vedere per ignoranza o irresponsabilità.

Le conseguenze del bullismo

Il fenomeno del bullismo porta con sé conseguenze per tutti gli attori coinvolti.

I bambini vittime di comportamenti prepotenti, rischiano di essere sopraffatti da emozioni prevalentemente negative come la paura e tristezza che possono sfociare in veri e propri disturbi psicopatologici, quali l’ansia e la depressione. Può compromettersi anche la fiducia in se stessi e, nei casi più gravi, la voglia stessa di vivere. Sono innumerevoli, infatti, i casi di ragazzi che hanno scelto di porre fine alle sofferenze subite attraverso il suicidio.

I bambini che si comportano da bulli o che sostengono il loro agire (tacendo) rischiano, invece, di avere probabilità di incorrere in problemi con la giustizia. Nei casi di comportamenti gravi, infatti, la denuncia degli adulti alle forze dell’ordine attiva un procedimento penale a danno del minore e della sua famiglia. Nei casi meno gravi, rischiano comunque di essere oggetto frequente di provvedimenti disciplinari che possono anche comportare la costruzione di un’identità distorta e la compromissione di importanti opportunità formative.

Combattere il fenomeno del bullismo

Alla luce di quanto esposto precedentemente ci sono mille motivi per combattere il fenomeno del bullismo.

La prima cosa che gli adulti dovrebbero fare è stabilire che esso non è ammesso e che verranno messi in campo tutti gli interventi possibili per far cessare le prepotenze.

Prima di fare ciò occorre, però, fare una riflessione personale e riflettere veramente sulla propria posizione a riguardo. Può accadere che alcuni adulti si facciano influenzare da esperienze personali o convinzioni che portano a sostenere l’aggressività e la sopraffazione come metodo per ottenere rispetto.

Come secondo elemento fondamentale per combattere il fenomeno del bullismo occorre unire le forze e attivare interventi di comunità in grado di agire a più livelli e su obiettivi comuni.

Per ultimo, ma non per importanza, occorre fare informazione e formazione sull’argomento sia ai ragazzi che agli adulti.

E voi che ne pensate? Siete mai stati testimoni di episodi di bullismo? Lascia la tua testimonianza nei commenti in fondo all’articolo: anche questo piccolo gesto contribuisce a combattere il bullismo.

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.