domenica, 24 giugno 2018
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La scuola: qual è la sua funzione? Lessico Famigliare

La scuola: qual è la sua funzione? Lessico Famigliare

La scuola, l’ultimo argomento affrontato da Massimo Recalcati nella trasmissione Lessico Famigliare in onda su Rai3. I precedenti sono stati sulla funzione materna, sulla funzione paterna e sull’essere un figlio. Perché viene affrontato questo argomento in un programma televisivo che dal titolo sembra parlare di famiglia? Perché l’esperienza scolastica dei figli rappresenta un pilastro importante nella loro crescita. Ora siamo ormai al termine di un anno scolastico ma non è mai troppo tardi per chiedersi che funzione abbia la scuola nel percorso di vita dei bambini.

La scuola: qual è la sua funzione?

La funzione della scuola è educativa ma non nel senso botanico del termine (raddrizzare le viti storte come si faceva un tempo); il senso della funzione della scuola è più profondo e ha a che fare con il desiderio del sapere, non con la sua trasmissione. La funzione di un buon maestro è proprio quella di “contagiare” il desiderio degli alunni con la propria passione per “il libro”, cioè accendere il desiderio per il sapere attraverso il proprio desiderio. Recalcati parla di “vocazione del maestro” proprio per indicare che oltre alla conoscenza delle materie un buon insegnante deve “svuotarsi del suo sapere per diventare amante del sapere” e solo così potrà evitare il rischio di fare lezioni sempre uguali e noiose.

La scuola: due anime entrambe fondamentali

Recalcati mette in evidenza che la scuola ha due anime, una più grigia e una più luminosa ma entrambe fondamentali.

La prima anima è quella del dispositivo: leggi, routine, calendari, ecc. Questo dispositivo sebbene anonimo e alienante è essenziale perché impone ai figli regolamenti diversi da quelli della famiglia.  La scuola, dice Recalcati, non è un semplice prolungamento della famiglia ma tra le due istituzioni c’è un vero e proprio salto ed è proprio questo che permette l’esperienza di crescere.

La seconda anima della scuola è la luce che una lezione ben fatta sa dare. La parola del maestro ha il potere di illuminare gli alunni se offre la possibilità di più letture di una determinata esperienza e non un’unica via che l’alunno deve per forza apprendere. L’esperienza dell’apprendimento non è solo cognitiva ma anche emotiva e soprattutto l’insegnamento deve lasciare spazio all’incomprensibile e all’errore. Il maestro mostra tutta la sua forza testimoniale se sa fare dell’errore e dell’inciampo materia di insegnamento. Il potere illuminante di una lezione e quindi del maestro si può verificare nel momento in cui gli alunni hanno “ancora” desiderio di sapere e di ascoltare altre lezioni e non sono invece stufi e desiderosi di dire “basta”. In questo modo l’insegnante non ha bisogno di fare appello alla tradizione per farsi rispettare, gli alunni lo rispetteranno se si dimostra coerente e credibile.

La scuola: i due miracoli

La scuola ha il potere di realizzare due miracoli.

Il primo miracolo è quando “il libro si trasforma in corpo” cioè l’esperienza dell’apprendimento diventa viva perché l’alunno attiva tutti i sensi.

Il secondo miracolo è quando “il corpo diventa libro” cioè gli alunni diventano consapevoli della ricchezza che portano dentro di Sé e si relazionano, quindi, con se stessi e con qualsiasi persona con rispetto, gentilezza, tempo, pazienza e curiosità. Gli ingredienti necessari nel rapporto con le persone sono in pratica quelli necessari nel rapporto con la lettura. Ecco che la scuola svolge una funzione di prevenzione primaria: essendo un luogo di incontri di corpi “introduce la vita dei figli al miracolo dell’amore”.

La scuola: quale modello è il più adeguato?

Recalcati mette in luce come la scuola di oggi si ispiri ad un modello aziendale dove ciò che importa è la produzione (il profitto) e non le persone che la frequentano. In questo tipo di scuola però c’è posto solo per chi va veloce, non per chi ha difficoltà di qualsiasi tipo; chi va piano o in modo irregolare rischia di restare fuori.

Oggi esiste anche una scuola che si ispira ad un parco giochi in cui il maestro si deve continuamente ingegnare a tener alta l’attenzione degli allievi. Anche questo modello non è adeguato, sostiene Recalcati.

Ci vuole, quindi, una scuola che premi l’irregolarità, l’inclinazione, la stortura, che tenga conto che ciascuno ha la propria misura di felicità e i propri desideri; è proprio questo atteggiamento che rende il rapporto con il sapere unico e irripetibile.

Ricercare l’uniformità non è quindi un buon modo di fare scuola. Occorre esigere che i ragazzi siano responsabili del loro talento ma non pretendere che debbano per forza recuperare e raggiungere il livello anche nelle materie in cui sono meno prestanti. Questo perché altrimenti anziché favorire l’amore per il libro si rischia di renderlo una cosa nauseabonda. In un modello di scuola così attento all’individualità degli studenti, secondo Recalcati, ci sarebbe meno bisogno di psicologi nella scuola, non sarebbe necessario fare ricorso a procedure testistiche di valutazione e di diagnosi.

La scuola: la mia esperienza

Da alunna se ripenso al percorso scolastico che ho fatto di certo ho conosciuto un tipo di scuola che favoriva l’omologazione in cui il ruolo dell’insegnante era prevalentemente quello di portare gli alunni in un’unica direzione. Però ricordo comunque alcuni maestri, professori e docenti che probabilmente erano più illuminati di altri perché hanno saputo trasmettere con passione il loro sapere coltivando la relazione particolare con noi alunni.

Da maestra, invece, condivido la triste constatazione che l’attuale modello di scuola si avvicina a quello di un’azienda e che questo modello sta mettendo in grande difficoltà alunni ma anche insegnanti. Gli impegni spesso burocratici sono tanti, le realtà degli alunni sempre più complesse, le strutture e i riferimenti obsoleti. Però nella mia limitata esperienza ho anche incontrato numerosi insegnanti che prendono sul serio il loro ruolo educativo cercando di essere guide autorevoli e credibili per i loro alunni. Esistono tantissime conoscenze che ora aiutano gli insegnanti a svolgere al meglio la propria missione. Per esempio la didattica inclusiva permette di svolgere la lezione valorizzando le competenze di ognuno e permettendo a tutti di partecipare anche con i propri limiti. E infine, sulla riflessione di Recalcati che ci sono troppi psicologi nella scuola, sinceramente non mi pare. Ce ne dovrebbero essere di più, invece, o con più ore a disposizione in modo da poter svolgere il proprio lavoro con più efficacia. Lo psicologo non è solo colui che fa diagnosi. Lo psicologo nella scuola fa ben altro, offre linee di lettura sulle difficoltà che può incontrare un insegnante, può rispondere ai bisogni degli alunni più grandicelli e molto altro ancora.

E voi cosa ne pensate? Qual è la vostra esperienza di scuola?

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

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