domenica, 24 giugno 2018
Home » Fasce di età » 0-2 anni » Essere un figlio: cosa significa e cosa implica? Lessico famigliare
Essere un figlio: cosa significa e cosa implica? Lessico famigliare

Essere un figlio: cosa significa e cosa implica? Lessico famigliare

Cosa significa essere un figlio? Quali sono i suoi bisogni fondamentali? E i suoi compiti fondamentali? Ne parla Massimo Recalcati nella trasmissione “Lessico Famigliare” su Rai 3, precisamente nella terza puntata, dopo aver affrontato il tema della funzione materna e paterna.

Essere un figlio: cosa significa

Massimo Recalcati spiega che la condizione di figlio è l’emblema della vita stessa in quanto ci mette di fronte alla consapevolezza che non siamo tutto, non possiamo decidere su tutto e che non possiamo prescindere dall’altro. Infatti, mentre noi possiamo decidere di diventare madri o padri e tante altre cose, nessuno può decidere di essere figlio e ancora di più, nessuno può evitare di esserlo perché c’è qualcun altro che ha deciso per noi. I genitori scelgono per esempio il nome del figlio e in realtà iniziano a nutrire su di lui molto molto altro: aspettative, desideri fino a veri e propri piani di vita. Se in un primo momento la vita di un figlio è senza forma, come una “limatura sparpagliata”, con il desiderio dei genitori la vita del figlio prende forma. L’importante è però che i genitori permettano a questa forma di definirsi nel corso della vita in base al desiderio del figlio tenendo a bada proprio tutte quelle aspettative e desideri che iniziano a nutrire su di lui. Il compito di ogni figlio infatti è costruire la vita come vita propria entrando anche in contrasto con ciò che la famiglia ha pensato per lui.

Il figlio: quali sono i suoi bisogni?

I bisogni di un figlio cambiano a seconda delle fasi di crescita. Recalcati distingue due momenti fondamentali: l’infanzia e l’adolescenza.

In un primo momento (l’infanzia) la vita di un figlio ha sostanzialmente bisogno di due elementi fondamentali.

Il primo elemento è il seno inteso come simbolo della cura e del nutrimento, della prima risposta dell’altro alla sua domanda. Il secondo è il segno della presenza dell’altro, della sua parola, del suo amore.

Il bambino nei sui primi anni di vita si soddisfa  integralmente con la presenza delle sue figure di riferimento (prima i genitori e poi i maestri) e nel soddisfare le loro attese. Instaurando con il figlio all’interno della famiglia (che non necessariamente deve essere quella biologica) legami di amore e cura, il figlio potrà sentirsi appartenente ad essa.

In un secondo momento (l’adolescenza) la vita del figlio necessita di spazi aperti, sperimentazione, viaggio e libertà che Recalcati chiama “erranza”. Un figlio ha diritto alla rivolta, al conflitto, elementi vitali che gli permettono di trovare la sua strada e non quella tracciata per lui da altri. Ogni figlio è chiamato ad essere un “giusto erede”, cioè una persona che non si ferma passivamente ad aspettare l’eredità dei padri, bensì si allontana temporaneamente dalla propria famiglia per inseguire il proprio programma di vita e ritorna successivamente per riconquistarsi i possedimenti del padre destinati all’eredità. Recalcati richiama la parabola del figlio prodigo per spiegare questo concetto. Non è il primogenito che si è fermato a riprodurre la vita del padre l’ideale di figlio da inseguire; bensì il secondogenito, il figlio prodigo proprio perché è colui che si è assunto la responsabilità del fallimento della sconfitta, dello sbandamento cioè del viaggio, dell’errore, dell’erranza.

Essere figlia: la mia esperienza

Come sempre ho trovato molto interessante l’analisi di Recalcati perché permette di analizzare nel profondo dimensioni con cui lavoro tutti i giorni e, nel caso dell’argomento sul figlio, che sperimento da una vita.

Per quanto riguarda la mia esperienza di figlia posso dire di aver avuto la fortuna di essere cresciuta in una famiglia che, nonostante i suoi difetti, ha saputo senz’altro prendersi cura di me trasmettendomi amore. A proposito del desiderio nei confronti del figlio ricordo con tanto piacere una frase che mia mamma mi diceva sempre: “pensa che desideravo tanto avere una bambina dagli occhi azzurri e sei arrivata tu!”. Si tratta di una caratteristica esteriore che di fatto ha poca importanza ma il fatto di possedere qualcosa che mia mamma desiderava ancora prima che io nascessi mi ha sempre gratificata. In merito alla presenza posso dire di aver avuto genitori presenti ma non troppo, attenti alle mie esigenze più importanti ma anche a volte assenti perché presi dai loro impegni. Ricordo con piacere i momenti in cui mio padre giocava con me e mia madre mi raccontava le storie, e ricordo anche molti momenti in cui non essendoci loro dovevo inventarmi qualcosa per passare il tempo.

Riguardo all’adolescenza, cioè al passaggio in cui è fondamentale separarsi dai genitori, ricordo di avere trovato maggiori difficoltà. I miei genitori secondo me sono stati capaci di lasciarmi andare per farmi fare esperienze lontana da loro ma forse di più mia madre ha trovato difficoltà nel lasciarmi separare psicologicamente da lei, nell’accettare cioè che potessi pensarla in modo diverso da lei su come vivere alcuni aspetti della mia vita.

Nel complesso, quindi, posso dire di aver cercato con tutte le mie forze di costruirmi un mio tracciato di vita e devo dire che mi sembra di essere riuscita a farlo differenziandomi su molte cose dai miei genitori ma mantenendo in realtà il cuore più profondo dei loro insegnamenti.

Per quanto riguarda l’esperienza lavorativa, incontro spesso figli sofferenti perché incapaci di soddisfare le aspettative dei genitori, ma anche figli che lottano duramente con i propri genitori per far valere i propri desideri più profondi. Essere genitori non sarà sicuramente facile ma in effetti nemmeno essere figli lo è 🙂

E la vostra esperienza di figli qual è? Sarebbe bello continuare il confronto leggendo le vostre testimonianze nei commenti.

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

Ti è piaciuto l’articolo? Clicca “mi piace” sulla home page del sito, iscriviti alla newsletter per ricevere ulteriori aggiornamenti e condividi l’articolo con i tuoi amici.Iscriviti alla Newsletter!

Condividi su:

About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*