Come ho accennato nell’articolo “Scene familiari 2: “Ho fretta! Ti vesto io!”” preparare un bambino di 2-3 anni al mattino prima di andare al nido può essere piuttosto stressante per un genitore. Sono molti infatti i fattori che possono entrare in gioco: dalla difficoltà di risveglio al mattino, alla fretta di mamma o papà, al forte desiderio di autonomia di un bambino di quell’età. Per chi volesse capire meglio qual è la fase che sta attraversando un bambino di 2-3 anni può vedere l’articolo.
Cosa può fare, quindi, un genitore per gestire al meglio i preparativi mattutini? Di seguito 5 strategie molto utili.
Calcolare le tempistiche
La prima cosa da fare per preparare un bambino di 2-3 anni è avere ben chiaro quali sono le tempistiche necessarie e regolarsi di conseguenza. Questo significa che se si è di fronte ad un bambino che fatica a svegliarsi occorre chiamarlo prima e concedergli un tempo per passare dal sonno alla veglia. Se invece il bambino in questione non fatica a svegliarsi ma è molto lento nei preparativi, occorre svegliarlo comunque un po’ prima del previsto in modo da concedergli il tempo di cui ha bisogno per prepararsi senza troppo stress. Se non c’è solo un bambino da preparare ma anche altri fratelli o altri famigliari, occorre fare questo lavoro di analisi e organizzazione preventiva per tutti i membri coinvolti. Chiarito questo è poi possibile applicare le altre strategie per lavorare sul miglioramento dei tempi.
Gradualità
Per rendere meno stressante il momento mattutino occorre non dimenticare mai che, come per tutti gli altri tipi di progressi, è necessario partire da una situazione di partenza “x” per arrivare ad una situazione desiderata “y” dopo un determinato tempo. Qualsiasi cambiamento, infatti, richiede tempo. Più questo cambiamento avviene con gradualità, più i risultati saranno efficaci e duraturi. Per fare un esempio, se una mamma si trova in difficoltà perché ogni mattina è una lotta continua con il figlio a causa dei preparativi, non può attendersi che dopo la lettura di questo articolo il mattino seguente non sarà più difficile preparare il proprio figlio. E’ consigliabile piuttosto concentrarsi su ogni piccolo progresso.
Anticipare attraverso una routine
Con i bambini è sempre molto utile anticipare ciò che succederà loro perché grazie a questo imparano a costruire una sequenza mentale di azioni che permette di gestire meglio il tempo e l’ansia. Occorre tener presente che a 2-3 anni un figlio necessita ancora di essere accompagnato nel comprendere il concetto di tempo e di gestione emotiva. Per esempio può essere utile durante la giornata o la sera prima osservare insieme a lui dei libricini in cui viene indicata una routine, cioè una serie di azioni che si ripetono ogni mattina. In questo modo sarà più chiaro per lui il concetto di prima e dopo. Per i bambini che fanno particolare fatica può essere utile mostrare al mattino le immagini o le foto della sequenza di azioni richieste al bambino.
Scandire il tempo con concretezza
Come dicevo prima per un bambino di 2-3 anni è difficile capire i concetti di “dopo”, “è tardi” ecc, e quindi, occorre aiutarli a comprendere il passare del tempo attraverso dei segnali concreti comprensibili. L’utilizzo delle immagini nominato prima ne è un esempio. Può anche essere utile utilizzare dei timer che segnano la fine o l’inizio di un tempo (per es. il momento in cui è necessario alzarsi o vestirsi); i timer però non devono essere troppi. Un altro modo può essere fare un gesto che il bambino associ ad un particolare momento, per esempio mettere le chiavi di casa sul tavolo per indicare che sta per arrivare il momento di mettersi le scarpe e la giacca. Insomma, qui occorre un po’ di fantasia per trovare i segni più efficaci per i vostri bambini.
Rendere il bambino attivo
Un’altra strategia utile per preparare un bambino di 2-3 anni è renderlo un partecipante attivo, in virtù del fatto che in quell’età il desiderio di fare da soli e di opporsi ai genitori può essere molto alto, oltre che importante. Una cosa che mamma può fare sia la sera prima, sia al mattino è ad esempio far scegliere il figlio tra due o massimo tre vestiti da mettere; se è in parte in grado di vestirsi autonomamente gli si può anche proporre di fare un po’ per uno, cioè qualcosa indossa da solo e qualcosa si fa aiutare; un’altra idea potrebbe essere inscenare una gara di velocità con la mamma o il fratello. Un’altra strategia molto interessante proposta da una mamma che ha commentato la scena familiare 2, è quella di proporre al bambino di pettinarsi mentre la mamma lo veste.
Monitorare la propria comunicazione non verbale
Un’ultima cosa sulla quale vorrei porre la vostra attenzione in questo articolo è la modalità con la quale comunicate con i vostri figli, non solo a parole, ma soprattutto attraverso gli elementi della comunicazione non verbale (tono della voce, posizione del corpo, gesti… ). Molte volte, infatti, accade che la nostra comunicazione non verbale lasci trasparire dei messaggi che hanno un impatto negativo sulla relazione con il vostro bambino. Si tratta di un argomento piuttosto vasto ma faccio solo un esempio per capire. La parola “Vieni” detta con un’espressione rilassata e un tono incoraggiante ha un effetto totalmente diverso dal dirlo con espressione corrugata e con tono nervoso e irritato. Che ne pensate?
Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)
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