giovedì, 29 giugno 2017
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Il mio bimbo è diventato un ribelle! La fase dei NO a 2-3 anni

Il mio bimbo è diventato un ribelle! La fase dei NO a 2-3 anni

bambinonoVerso i 2-3 anni i bambini iniziano ad essere, agli occhi dei genitori, dei veri e propri ribelli.  Sempre più frequentemente le richieste dei genitori vengono disattese con grande determinazione e le regole stabilite vengono trasgredite. Il bambino o la bambina risponde sempre più con un energico “no!” oppure “Io!” e soddisfa i propri desideri sempre più autonomamente. E se il genitore si permette di contrariarlo è pronto a fare delle vere e proprie “scenate”, e naturalmente nei luoghi e nei momenti meno indicati!

I genitori e la funzione genitoriale normativa

Un genitore di fronte a “no” decisi e insistenti di un bambino di soli 2 o 3 anni può sentirsi disorientato se fino ad allora aveva sentito grande complicità e disponibilità del proprio figlio nel rispettare le richieste e le regole genitoriali. Oppure può sentirsi scocciato o arrabbiato soprattutto se interpreta tali rifiuti o provocazioni come una sfida, un vero e proprio affronto al proprio ruolo di genitore. Se per di più ha la sensazione di non riuscire a farsi rispettare dal proprio bambino e a gestire i suoi comportamenti provocatori e “ribelli”, può sentirsi davvero impotente e preoccupato per il futuro.

Tali emozioni riflettono una difficoltà nello svolgere un’importante funzione genitoriale che è la funzione normativa che consiste nella capacità di dare ai propri figli dei limiti, una struttura di riferimento, una cornice coerente in cui poter sviluppare la propria persona.

I genitori che provano le emozioni sopra indicate, tendono a reagire in modo disfunzionale. Due sono le principali modalità, tra loro opposte.

La prima consiste nell’abdicare al proprio ruolo genitoriale rinunciando all’idea di dare delle regole e di ottenere dal proprio bambino il rispetto delle stesse. Viene lasciata la totale libertà di fare quello che il bambino desidera senza contrariarlo mai.

La seconda consiste nell’irrigidire il proprio ruolo genitoriale esasperando la funzione normativa. Può capitare a molti genitori di diventare ostili. Al “no” o alla trasgressione del bambino il genitore reagisce con rabbia sgridandolo e punendolo. L’intento è quello di insegnare l’importanza del rispetto della regola, ma in modo meno consapevole, si vuole ristabilire al più presto “chi comanda”. Di fronte alla ripetizione e all’insistenza delle disobbedienze, il genitore può arrivare ad assumere un atteggiamento sempre più repressivo intensificando la frequenza o l’importanza delle punizioni.

Per esercitare la propria funzione normativa con equilibrio garantendo al proprio figlio una crescita sana e serena e a se stessi una maggiore serenità nell’essere genitori, è necessario essere consapevoli dei compiti evolutivi di quella determinata età.

Il significato dei “no!” dei bambini nella prima infanzia

I frequenti “no!”, i rifiuti, e le trasgressioni che si intensificano verso i 2-3 anni, sono comportamenti che fanno parte di una fondamentale tappa evolutiva che porta alla costruzione di un’identità psicologica.

Costruirsi un’identità psicologica significa percepirsi un’entità unica, diversa da altri, con pensieri ed emozioni propri. E’ un processo che inizia nel corso del primo anno di vita e che continua fino all’adolescenza e dovrebbe terminare con l’età adulta.

Verso i 2-3 anni si è proprio nella fase in cui il bambino o la bambina inizia a costituire il proprio “Io”. Ha acquisito uno sviluppo cognitivo, emotivo e motorio tale per cui è sempre più in grado di percepirsi come un essere distinto dalle proprie figure di riferimento, un essere, quindi, dotato di pensieri ed emozioni diversi e personali.

Mentre prima doveva aspettare che la mamma lo alimentasse, ora capisce di poter prendersi del cibo o una bevanda da solo salendo ad esempio sulla sedia;

mentre prima le sue emozioni erano strettamente collegate a quelle della mamma (se lei è nervosa, anche il bimbo diventa nervoso), ora il bambino comprende di poter essere arrabbiato e di poter fare arrabbiare la mamma quando e come vuole;

mentre prima poteva giocare solo con i giochi che la mamma proponeva, ora sperimenta di poter decidere con quale gioco giocare e, addirittura, scopre di poter trasformare un bastone in un telefono!

I frequenti e determinati “no!” hanno, quindi, il significato di consolidare il proprio Io che si sta formando.

Attraverso comportamenti di rifiuto o provocazioni, il bambino afferma la propria individualità. Il tutto principalmente nei confronti della mamma proprio perché è con lei che ha sviluppato fino a quel momento una relazione di forte dipendenza fisica e psichica.

Strategie educative

Questi comportamenti ribelli solitamente fanno parte di una fase passeggera che va assecondata alternando momenti in cui si permette al bambino di esercitare quel potere appena scoperto, a momenti in cui, invece, si mettono dei confini attraverso il proprio ruolo genitoriale.

Più il genitore riesce a portare pazienza e ad assumere un atteggiamento flessibile, più questa fase provocatoria diminuirà di intensità e lascierà spazio ad un Io forte e sicuro. La conseguenza evolutiva sarà che il bambino svilupperà una buona consapevolezza di se stesso che gli permetterà di saper scegliere di sapersi adeguare con equilibrio alle regole della vita sociale.

Più il genitore si oppone, più rischia di intensificare le reazioni del bimbo, il quale se vivrà le regole sociali in modo molto negativo come minaccia al proprio essere, farà di tutto per non osservarle; oppure, rischia di inibire la sua volontà impedendogli la costruzione di un proprio Io indipendente. Nei casi più estremi la conseguenza sarà che il bimbo imparerà a comportarsi come il genitore vuole, per non perdere il suo amore, ma crescendo si troverà in difficoltà quando ad esempio dovrà scegliere, perché non saprà riconoscere quello che lui realmente vuole.

E’ consigliabile, quando è possibile, lasciare al bambino la possibilità di sperimentarsi complimentandosi con lui per l’autonomia raggiunta, senza esagerare, e dire ad esempio: “Bravo, sei riuscito a fare da solo!”.Oppure, quando è possibile posticipare la richiesta, si può dire: “Ora non vuoi? Va bene, lo fai dopo”.  L’importante è però fare in modo che la propria richiesta venga poi eseguita. Oppure si può dire: “Lo facciamo insieme, la mamma ti aiuta”.

Quando intuite una particolare intenzione del bambino assecondatela se potete, ovviamente se non pericolosa per sé e per gli altri.

Ad esempio, se il bambino insiste a voler salire le scale da solo, non sgridatelo subito e lasciatelo fare: sostenetelo eventualmente da dietro. Se vuole assolutamente un gioco non pensate che è il caso di non permetterglielo perché altrimenti diventerà un prepotente e finirà per voler comandare lui: abbiate pazienza per un periodo, lui vuole solo dimostrare a se stesso che anche lui ora può decidere e, quindi, è un essere autonomo.

Se non vuole mangiare a tavola, non costringetelo con la forza e nemmeno seguitelo per la casa: sta solo imparando a regolare da solo i suoi ritmi biologici. Non preoccupatevi, non morirà di fame, se non vuole mangiare a pranzo, troverà qualcosa da mangiare a cena.

Quando non è possibile fare una determinata attività si può tranquillamente dirglielo, ma nello stesso tempo riconoscendo la sua volontà; ad esempio: “Tu vuoi giocare con la palla, ma adesso non si può”. Il bimbo, anche se ha 2 anni e non parla ancora molto bene, comprende brevi frasi e intuisce benissimo la vostra fermezza o la vostra insicurezza. Il tono della voce non deve essere ostile e sembrare un rimprovero, ma deve comunicare empatia, cioè comprensione per il suo desiderio.

Quando, invece, il bimbo esagera e non sa più controllare le sue scenate, è importante dimostrarsi sicuri e determinati nel dare un contenimento. Il bambino ha bisogno anche di questo. Anche in questo caso il tono di voce deve essere sicuro e determinato ma non ostile o arrabbiato.

Se nel proprio stile educativo vengono contemplate le punizioni è importante ricordare che esse non hanno l’obiettivo di umiliare il bambino, ma quello di dare la possibilità di riparare ai comportamenti scorretti in modo da alleviare il senso di colpa conseguente. Importante, inoltre, la coerenza tra ciò che si preannuncia al bambino e ciò che poi si fa. 

Se il bambino reagisce male alle vostre limitazioni provate a riflettere sulla modalità in cui le avete proposte; forse siete stati un pò ostili o arrabbiati e, quindi, si è sentito ferito. Tali reazioni sono comprensibili e, quindi, cercate di accoglierle e di essere comprensivi con lui. Ciò non toglie che voi dobbiate continuare ad essere coerente con le vostre decisioni.

Quando le reazioni sono molto intense, a vostro parere esagerate, e non si placano con il tempo, è consigliabile consultare uno psicologo per trovare le strategie giuste adatte alla capacità del bambino di tollerare la frustrazione.

Conclusioni

Le strategie sopra indicate sono importanti per riconoscere al bambino il suo bisogno di differenziarsi con serenità e, nello stesso tempo, per esercitare la propria autorevolezza di genitore senza lotte di potere inutili.

L’atteggiamento giusto sta, quindi, nel trovare un equilibrio tra le esigenze di crescita del bambino e le scelte educative del genitore.

In pratica, un continuo allenamento sul campo che deve avere come obiettivo la costruzione di una relazione forte ed emotivamente ricca. Questo importante lavoro da “equilibristi” vi tornerà molto utile quando questa fase psicologica di separazione e individuazione si ripresenterà con tutta la sua forza e turbolenza durante l’adolescenza.

Dott.ssa Serena Costa

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

24 commenti

  1. bello anche questo articolo!Sembrerebbe cosi facile!L’importante sarebbe almeno provare una volta!Poi, ad una, potrebbe seguirne una seconda… e cosi via!ciao carissima!

  2. se una mamma non si rende conto di essere troppo imperativa col figlio/a, come fare a ridurre danni sul bambino? Riceve su appuntamento? la ringrazio! 😉

  3. Grazie Barbara per la domanda molto interessante.

    Quando si percepisce che una persona, nel caso specifico una mamma, sta mettendo in atto dei comportamenti a nostro parere scorretti, la prima cosa che dobbiamo evitare è quella di giudicare e di porci con un atteggiamento invadente, cioè di chi sa ciò che è giusto fare.

    Ciò che eventualmente possiamo fare è:
    – chiedere alla persona il perché si comporta in un certo modo
    – far notare gli effetti che un determinato comportamento ha sui figli
    – suggerire un’alternativa più funzionale

    Se il genitore accoglie positivamente le vostre osservazioni bene!, altrimenti è giusto
    rispettare le scelte educative anche se a nostro parere sono scorrette. Ovviamente fino a che non si sconfina in comportamenti gravi, quali violenza, abuso, trascuratezza per i quali è giusto fare denuncia.

    Nel caso in cui si rivesta un ruolo specifico, ad esempio di educatore domiciliare, e si abbia quindi il compito di intervenire favorendo lo sviluppo di pratiche educative migliori, allora in quel caso si è tenuti ad instaurare un percorso preciso che porti la mamma alla consapevolezza e, quindi, all’eventuale cambiamento. Si tratta di un percorso molto delicato che va impostato con consapevolezza. Il rischio, infatti, è quello di non ottenere la collaborazione della mamma, indispensabile per un qualsiasi intervento educativo.

    Se ha bisogno di una consulenza può contattarmi utilizzando il modulo in fondo alla pagina “Contattami”.

  4. mi piacciono veramente i tuoi articoli;li ho letti tutti con interesse, anche se ora non sono coinvolta direttamente con bimbi piccoli, ma solo grandi…Se per caso un giorno scriverai un articolo sulle strategie più intelligenti per relazionarsi con loro, prenderò degli spunti, sperando di riuscire il meglio possibile!ciao e stammi bene!

  5. Mi sono ritrovata in questo articolo…se penso al periodo dei “no” che sto vivendo con la mia bimba! credo davvero nell’atteggiamento flessibile: anch’io mi trovo spesso a “negoziare” con lei e alle volte le lascio la possibilità di scegliere/decidere come comportarsi…purchè alla fine la regola venga rispettata!

  6. Buona sera dottoressa, sono una mamma molto stanca e nervosa, ho un bimbo di 23 mesi a parer mio ribelle…..ha un carattere non facile è molto ‘lagnoso’per un niente piange e fa capricci. È dal primo giorno che é nato che lo sento piangere, a volte sono molto stanca, non sopporto più quel pianto e lo sgrido o lo metto in punizione ( lo lascio 2 min in una camera) , ma ho notato che non serve, perché diventa ancora più nervoso. Sono a pezzi, cosa posso fare? Io e mio marito siamo lontani dalle nostre famiglie, non posso contare sul l’aiuto di nessuno. Mi dia qualche consiglio, la prego.
    Grazie infinitamente .
    Rossella

    • Gentile Rossella, sento dalle sue parole una grande fatica ma anche un forte desiderio di ritrovare quella serenità e forza per accogliere i bisogni di suo figlio e dargli ciò di cui ha bisogno. Non avere il supporto di un famigliare certamente non aiuta. Le suggerisco di rivolgersi a qualcuno che le possa dare un supporto in questa fase difficile.Se mi contatta privatamente ne possiamo parlare meglio.

  7. Gentile Dottoressa,
    Leggendo il suo articolo ho fatto un po‘ di luce….come Rossella sono anch’io un po’ disperata. Ho una bambina di quasi 3 anni, un carattere molto forte che ora inizia sempre piu’ a ribellarsi alle mie richieste. Il suo modo e’ abbastanza aggressivo e con tono da dittatore e, effettivamente, devo ammettere che la prendo quasi come un affronto. E’ per me molto difficile mantenere la calma e avere pazienza continuamente, sono separata e lavoro tutto il giorno….la stanchezza non aiuta. Spesso mi ritrovo ad arrabbiarmi ed essere ostile, esattamente quello che non si dovrebbe fare. Ma come comportarsi concretamente se il bambino si rifiuta di fare qualcosa che deve fare, volere o non volere ? per esempio lavarsi le mani prima di mangiare quando rientriamo in casa. Io non voglio cedere, e’ una cosa che deve fare e non ci sono discussioni. Come reagisco se si rifiuta ? come mi devo comportare ? ieri le ho detto ben 4 volte di farlo, le ho lasciato un poco di tempo per decidersi a farlo sola…al rifiuto totale l’ho presa di peso e portata in bagno con urli e pianti…..ho sbagliato ? come avrei dovuto gestire la situazione ? grazie in anticipo per i suoi suggerimenti !

    • Gentile Rosita, certo, concordo con lei, non è facile gestire un bambino alle prese con l’opposizione e gestire le proprie reazioni emotive più immediate, sopratutto se si è stanchi e affaticati. Si tratta di un percorso e di un allenamento che se guidato diventa più fattibile e fruttuoso. In linea generale ci sono varie strategie che si possono mettere in campo ma sarebbe un pò lungo da dire qui in un commento. Prometto che nei prossimi giorni farò un articolo su alcune strategie da utilizzare. Un saluto

  8. grazie mille ! aspetto l’articolo con ansia
    🙂

  9. Proprio un bell’articolo, mettersi dal loro punto di vista capendo lla tappa evolutiva in cui sono, empatia e pazienza e le cose funzionano con serenita’fiducia e tanto entusiasmo. Non e’presunzione ma siccome ci credo in questo a me e’proprio venuto naturale farlo e tutto diventa veramente una gioia

  10. molto bello l’articolo. troppo spesso i genitori , soprattutto di primi figli, si trovano spiazzati di fronte a questo atteggiamento di un figlio. ci sto passando ed è frustrante, perchè mettere in pratica ciò che bisognerebbe fare da genitore è difficile. a volte capita di arrabiarsi e sgridarli…poi ci si pente. bisogna veramente riconoscere un ruolo importante agli educatori e psicologi, e ne servirebbero nelle scuole materne ed elementari a consigliarci.

    • Grazie Stefania per il commento. Ha pienamente ragione, può essere davvero difficile mettere in pratica ciò che si conosce, per svariati motivi. Credo anch’io, comunque, che un confronto con un esperto possa essere utile per gestire le difficoltà che si incontrano in modo più efficace. Saluti

  11. Interessante articolo ma affatto semplice il modello educativo quando ti accorgi che il padre di tuo figlio passa da un comportamento estremamente permissivo ad un altro completamente autoritario perche avverte che sta perdendo il controllo su suo figlio(in parte giustamente perche ha 14aa) e quindi costringe me che empaticamente avverto piu mio figlio a comportarmi di conseguenza per “temperare “il tutto, anche se avverto che in un altra situazione (cioe senza la presenza di mio marito )mi sarei comportata diversamente con nostro figlio.E lui L’ADOLESCENTE sa perfettamente come farci litigare….che fare?

    • Gentilissima Lory, purtroppo è come dice lei, essere genitori a volte non è per niente facile. Soprattutto poi se tra i due genitori vi è disaccordo sulle modalità educative da mettere in atto.
      La sua domanda “che fare?” rappresenta il bisogno di molti genitori di avere una soluzione ad una situazione vissuta come problematica, ma purtroppo, non è possibile rispondere in modo corretto ed esaustivo attraverso un commento senza conoscere tutti gli altri elementi che intervengono a definire la questione, diversa per ogni famiglia.
      Le suggerisco pertanto di contattarmi privatamente ed affrontare la problematica in modo approfondito attraverso una consulenza professionale che è a pagamento, unica modalità che la tuteli da indicazioni superficiali e poco adatte al suo caso. Un caro saluto.

  12. Gentile Dott.ssa,
    a scrivere e’ una mamma esausta. Ho un bimbo di 32 mesi ed uno di 7 mesi. Il grande da quando e’ nato il fratellino e’ diventato insopportabile…. tutto e’ improntato a farmi impazzire. Al comportamento “normale” ma ostico tipico dei 2-3 anni si e’ sommata una specie di guerra dichiarata nei miei confronti. Nulla e’ + come prima… La mattila lo prepara il papa’ per poi andare al nido, e lo fa impazzire gridando che vuole la mamma…. poi quando io vado a prenderlo al nido e’ un angioletto… magari facciamo un giretto ed e’ bravissimo. Appena entriamo in casa diventa una belva incontenibile.. Ho provato con la comprensione, ma non ha dato risultati. Ho provato con le maniere dure ed e’ andata ancora peggio…. Non so veramente come comportarmi. Non accetta nessun tipo di “no” detto da me. Chiede una cosa e se quella cosa non gli viene concessa sono urla, pianti e botte… non e’ mai stato manesco, mentre ora lo e’ diventato. Al contrario di quanto mi aspettassi non ha particolari atteggiamenti ostili nei confronti del fratellino, ma prevalentemente con me. Assicuro che dedico a lui tutto il pomeriggio per cercare di non farlo sentire abbandonato, ma se sto con lui per 2 ore vuol dire 1/4 d’ora di gioco e 1 ora e tre quarti di lotta serrata! Avrebbe dei consigli per me x favore? Grazie

  13. salve.anch’io faccio parte del club delle mamme un po disperate un po prese dai sensi di colpa…houn bimbo di tre anni in piena fase no:è aggressivo, fa ostruzionismo su tutto..urla,urla tanto.al tutto si aggiunge il fatto che 5 mesi fa è nato il fratellino e diciamo che la sua reazione non è stata e non è semplice da gestire.ora si mostra già amorevole col fratello dopo una fase iniziale un po”violenta” ma è il rapporto con me (mamma) che ne risente un po di più.nonostante faccia il possibile x farlo sentire la “primadonna”( come consiglia il pediatra )poi basta poco,anche solo uno sguardo,l’allattamento,il cambio del pannolino al fratellino e cominciano i 5 minuti di follia!.che dire…la stanchezza c’è,tutti i giorni,tra lavoro casa bambini.stanchezza che finisce x farmi essere troppo arrabbiata e forse rigida con lui.e si finisce con alzare la voce o metterlo in punizione…e sentirmi in colpa inevitabilmente!!!help

    • Gentile Rossana e Sasa,
      purtroppo si la stanchezza, i troppi impegni e i sensi di colpa sono aspetti che possono incrementare reazioni di collerae protesta. Qui però non siamo nella fase specifica dei no ma in un più ampio range relazionale. Non è possibile dare consigli senza conoscere le situazioni specifiche. Saluti

  14. Buonasera Dottoressa,
    leggendo il Suo articolo ed i vari commenti delle mamme mi rendo conto che siamo una piccola tribù allo sbaraglio… Il fatto che non può esistere un manuale di leggi che valga per tutti i bambini e per tutti i genitori ci rende impotenti… Ho una bimba di 2 anni ed ultimamente ha delle reazioni di fronte alle regole più semplici quasi da serial killer… ed abbiamo notato che lo fà soprattutto con me ed il papà!! I nemici numero uno a quanto pare… mentre con altri “cari” è un pò più accondiscendente… Sicuramente la calma, la pazienza e l’ascolto sono le uniche armi a ns disposizione, ma a volte quant’è dura mantenerle!!!
    Buon lavoro!!

    • Buongiorno Maria,
      è sì è proprio così, di solito le persone con le quali i bambini iniziano a comportarsi in modo aggressivo o ribelle, sono proprio i genitori, le persone cioè più significative per loro. Questo aspetto però non va interpretato come un attacco personale ma un messaggio chiaro di quanto sia importante per loro iniziare a staccarsi psicologicamente proprio dalle figure di riferimento più importanti. E’ un processo sano che però ovviamente va gestito con pazienza ma anche con strategie educative precise, perché altrimenti il rischio di derive è alto.

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