sabato, 19 gennaio 2019
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Attentati terroristici: parlarne con i bambini?

Attentati terroristici: parlarne con i bambini?

attentati terroristiciSiamo alle porte della Pasqua e dovrebbe regnare un clima di festa. Tuttavia, dopo gli attentati terroristici a Bruxelles i media hanno ricominciato a mettere al centro delle proprie trasmissioni scene di violenza e di terrore. L’allerta terrorismo che sta investendo l’Europa in quest’ultimo anno sta diffondendo un clima di grande paura tra gli adulti che, sebbene non direttamente coinvolti, sentono la minaccia di possibili attacchi terroristici anche qui in Italia. Tutto ciò come può essere vissuto da un bambino? Se gli adulti sono i primi ad essere impauriti, come è meglio comportarsi con i bambini? E’ preferibile far finta di niente? Spegnere le tv? Parlarne? E in che modo eventualmente?

Attentati terroristici: cosa sta succedendo?

La prima cosa da fare per un genitore o un insegnante è informarsi, cercare di comprendere ciò che sta accadendo in modo tale da evitare di trasmettere informazioni scorrette o fuorvianti ai propri figli o studenti.

Il primo rischio sempre in agguato è, infatti, quello di associare i responsabili degli attentati, i militanti dell’Isis, con gli appartenenti al mondo islamico. L’Isis, infatti, è una realtà ben precisa che distorce la religione islamica per raggiungere obiettivi politici ed economici, utilizzando la violenza come principale metodo propagandistico. E’ un fenomeno piuttosto complesso ma sul quale è opportuno dedicarsi un po’ di tempo per conoscerlo più approfonditamente anche per riuscire ad arginare paure ingiustificate verso chi appartiene alla religione musulmana.

Attentati terroristici: esporre i bambini a immagini e video?

La seconda cosa che un genitore deve fare è proteggere i propri figli da immagini o video cruenti. In linea di massima sarebbe opportuno spegnere i telegiornali o tutto ciò che trasmette contenuti violenti e cruenti legati agli attentati terroristici. Un bambino non ha lo stesso livello di sviluppo di un adulto e, quindi, non è in grado di elaborare le informazioni che riceve allo stesso modo di un adulto. Anche se a volte i bambini possono comprendere e captare più di quanto ci immaginiamo, non hanno le stesse capacità per gestire il carico emotivo che viene addossato loro.

Il rischio è che i bambini ne escano eccessivamente spaventati, iniziando a non sentirsi più sicuri e incapaci di poter controllare ciò che accade. Dall’altro lato sono molti gli studi che hanno dimostrato quanto l’esposizione alla violenza può favorire anche un ricorso maggiore alla stessa oppure, addirittura, produrre un effetto desensibilizzante. Ciò significa che un bambino che viene continuamente esposto a questi contenuti può pensare che questa modalità possa essere un valido sistema per intimorire gli altri oppure semplicemente viene affrontato senza “sentire” la reale sofferenza di chi è coinvolto in questi fatti.

Attentati terroristici: come parlarne con i bambini?

Se in linea generale può essere opportuno proteggere i bambini da tutte queste informazioni e scene di violenza, occorre che un adulto sia sempre disponibile al dialogo su questi argomenti. Un bambino può aver sentito parlare degli attentati terroristici dai compagni o aver visto un video su internet. In questi casi occorre tenersi pronti a rispondere alle loro domande o a fornire gli opportuni chiarimenti. 

Le vostre risposte o i vostri commenti non devono essere carichi di pessimismo e allarmismo. L’atteggiamento che un adulto ha relativamente a questi fatti è determinante per aiutare i bambini nell’elaborazione di racconti di sofferenza, violenza e anche morte. Sconsigliato è nascondere la realtà e dire che tutto va bene, così come sconsigliato è mostrarsi estremamente allarmati sottolineando troppo gli aspetti cruenti. Ricordate sempre che i primi messaggi che passano sono le vostre emozioni e, quindi, se riuscite a mantenere la calma, anche i vostri figli riusciranno ad affrontare il tutto più moderatamente.

Quando si ha intenzione di affrontare l’argomento con i bambini è importante iniziare da ciò che sanno loro, da cosa hanno sentito e visto in modo da esplorare insieme a loro ciò che hanno appreso. Questo permette di non riversare su di loro contenuti troppo forti prima ancora che loro siano pronti a riceverli.

Successivamente cercate di dare delle informazioni calibrate per età, senza fornire dettagli inopportuni e ricordando sempre che un bambino ha bisogno di sentirsi rassicurato da voi, anche se voi siete i primi ad essere spaventati.

Per esempio prima dei 6 anni l’unico importante messaggio da far passare è che sono successi dei fatti brutti ma loro sono al sicuro vicino a mamma e papà o vicino alle proprie maestre. Può essere utile fare delle similitudini con le favole dove ci sono dei cattivi che hanno fatto cose cattive (per esempio nella favola di Cappuccetto Rosso c’è il lupo che ha mangiato la nonna) ma ci sono anche dei buoni che alla fine riescono sempre ad avere la meglio (il cacciatore che salva la nonna e Cappuccetto Rosso). Dai 6 ai 10 anni è possibile spiegare qualcosa in più ma senza entrare nei dettagli, soffermandosi in particolare sulle emozioni che si sta vivendo in questo momento. Può essere opportuno aiutarli ad esprimere le loro paure attraverso il disegno o il gioco e rassicurarli sul fatto che in ogni momento possono parlare con mamma e papà. Ciò che è importante è far capire che c’è un pericolo ma che tutte le persone buone che non vogliono queste cattiverie si stanno organizzando per risolvere il problema. Dai 10 anni in poi è possibile entrare un po’ più nel dettaglio spiegando un po’ meglio chi sono queste persone che hanno messo le bombe e perché si comportano così. A quell’età si è pronti per approfondire i fenomeni complessi e, quindi ad andare oltre alla superficie delle cose. Per esempio si può usare la parola terroristi per far capire che sono un gruppo molto ristretto di persone che con la violenza vogliono impaurirci perché vogliono attaccare i principi di libertà in cui noi crediamo. Dal punto di vista emotivo e relazionale possono comprendere meglio le dinamiche della violenza e del conflitto, ma non si deve dimenticare che hanno ancora bisogno di essere rassicurati. Attenzione quindi a trasmettere fiducia nel futuro nonostante questi terribili fatti e a non stravolgere troppo la normalità alla quale sono abituati.

E voi come avete affrontato l’argomento con i vostri figli o alunni?

Sono in partenza dei percorsi di gruppo per bambini sulle emozioni a Pergine Valsugana (Trento). Per informazioni vai all’articolo sui percorsi di gruppo

Dott.ssa Serena Costa

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

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