mercoledì, 17 luglio 2019
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Dare limiti e regole ai bambini: 5 esempi di regole

Dare limiti e regole ai bambini: 5 esempi di regole

Recentemente una mamma mi ha raccontato in consulenza che aveva cercato in Internet esempi  di regole da dare a suo figlio ma non aveva trovato nulla. La signora aveva fatto tale ricerca perché era in difficoltà nella gestione dei limiti e delle regole del suo bambino di 5 anni. Durante il colloquio abbiamo colto l’occasione per parlarne insieme, ma ho pensato che poteva essere utile scrivere anche un articolo; chissà che non ci siano ancora genitori che facciano una simile ricerca.

Prima di proporvi gli esempi di regole vi suggerisco di leggere l’articolo “La funzione normativa: dare limiti e regole” perché lì trovate qualche spunto per capire meglio in cosa consiste questa importante funzione genitoriale. Fatto questo, vi farò qualche esempio di come si può chiedere ad un bambino il rispetto di un limite o di una regola. In questo articolo mi concentrerò in particolare su 3 caratteristiche che la richiesta di un limite o di una regola deve avere per essere più efficace:

  • essere fattibile
  • essere chiara e concreta, cioè facilmente comprensibile al bambino
  • essere formulata in positivo

Esempi di regole fattibili

La fattibilità o meno di una regola dipende ovviamente molto dall’età del bambino ma in realtà anche da caratteristiche individuali. Facciamo qualche esempio:

Ti alzi da tavola quando tutti hanno finito ->Puoi alzarti da tavola quando hai finito di mangiare

Chiedere ad un bambino di 2 anni di stare seduto fino alla fine del pranzo è poco fattibile, così come lo potrebbe essere per un bambino che ha un grande bisogno di muoversi. In questi casi meglio accorciare i tempi e stabilire che il bambino può alzarsi una volta terminato il pranzo o la cena. Se, invece, il bambino è più grande o lo si ritiene in grado di assecondare questa aspettativa, si può fare il primo tipo di richiesta.

Non si corre -> Non si corre in soggiorno ma in cortile sì

Chiedere a qualsiasi bambino di non correre è una richiesta molto difficile in quanto la corsa è una delle attività più spontanee e importanti per uno sviluppo sano ed equilibrato. Molte volte ho sentito questa richiesta fatta dalle maestre e devo ammettere che, seppur comprendendone le ragioni dal punto di vista delle maestre, la trovo una regola tremenda e diseducativa. E’ vero che ci sono dei luoghi in cui non è possibile correre perché il rischio di farsi male è molto alto, ma è importante che nel corso di una giornata venga concessa la possibilità di farlo in altri luoghi più adatti o resi più sicuri per l’occasione. Quindi, ritornando al discorso di come rendere più efficace la regola, potrebbe essere meglio proporla indicando dove non è possibile e nello stesso tempo dove invece lo è.

Non si litiga -> Si deve cercare un accordo

Anche chiedere di non litigare non è fattibile perché fa parte di una sana relazione. Ne parlerò durante l’incontro “Litigi tra fratelli: come diminuirli? Incontro per genitori” dove metterò in evidenza che ciò che è realmente importante è aiutare i bambini ad esprimere i propri bisogni ascoltando anche quelli dell’altro per poi trovare un accordo insieme.

Esempi di regole chiare e concrete

Una regola è chiara se è comprensibile dal bambino che la deve osservare e, quindi, deve essere il più specifica possibile ed espressa attraverso un linguaggio concreto.

Metti tutto apposto o in ordine -> Metti il trenino nel cesto o sul mobile

Il concetto di “tutto apposto” o “in ordine” è piuttosto generico e astratto. Per questo è suggeribile tradurre il concetto in un comportamento osservabile e facile da comprendere come per esempio mettere l’oggetto in questione nel luogo desiderato.

A casa della nonna si fa il bravo -> A casa della nonna si saluta quando si arriva, si usano parole gentili….

Anche “fare il bravo” è un concetto troppo generico e astratto. I genitori spesso mi dicono che i loro figli capiscono benissimo cosa intendono quando chiedono loro di fare i bravi; tuttavia, è molto più probabile che lo capiscano ancora meglio se questo concetto viene tradotto in un comportamento specifico. E’ consigliabile quindi esplicitare precisamente il comportamento che ci si attende da loro. Per esempio quindi: a casa della nonna si saluta quando si arriva, si ascolta la nonna, si mettono i giochi nel loro posto, si usano parole gentili….

Si va a dormire alle 9 -> Si va a dormire quando è finito il cartone animato

Il concetto del tempo e la lettura dell’orologio è un apprendimento che avviene ad una certa età, indicativamente dalla scuola elementare in poi. Quando un bambino è più piccolo è meglio usare dei riferimenti più semplici tratti dalla sua esperienza concreta. Per esempio il momento di andare a dormire può coincidere con il termine di un cartone animato, oppure con un’azione della mamma come per esempio quando la mamma fa scendere tutte le tapparelle.

Esempi di regole formulate in positivo

Un altro prezioso suggerimento è quello di tentare di formulare le regole al positivo, limitando il più possibile i “non” e i no! Questo perché il nostro cervello deve fare un grande sforzo per comprendere la negazione. Il classico esempio per far capire questo concetto è questo: “Provate a non pensare ad un elefante rosa”. Ci siete riusciti? Ecco quindi qualche esempio di come trasformare le regole al positivo.

Non si avanza il cibo -> Prima di servirti nuovamente, devi aver terminato quello che hai nel piatto

La richiesta di non avanzare il cibo può essere tradotta in questo modo: prima di servirti nuovamente, devi aver terminato quello che hai nel piatto.

Non si urla -> Si parla a voce bassa

Capita frequentemente che i bambini urlino e quindi i genitori potrebbero essere portati frequentemente a dire di non urlare. Meglio, invece, chiedere di abbassare il volume della voce.

Non andiamo al parco -> Andiamo al parco quando ti sei messo le scarpe

Classico esempio che capita a chi ha un bambino piccolo magari nella famosa fase dei no, cioè quello di un bambino che non vuole mettersi le scarpe per uscire. Ho sentito molte mamme che reagiscono dicendo “ok allora non andiamo al parco” scatenando ancora di più la rabbia del bambino. Molto meglio dire “Andiamo al parco quando ti sei messo le scarpe” evitando così di utilizzare i no o la negazione.

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

2 commenti

  1. Francesca cuturi

    La ringrazio per tutti gli articoli preziosissimi che scrive. Trovo sempre un aiuto per gestire al meglio i miei figli.

    • Davvero molte grazie Francesca! Mi fa molto piacere saperlo 🙂 Approfitto per dirle che può seguirmi anche su Facebook dove trova tanti altri spunti di riflessione anche attraverso dei video (Pagina Connettiti alla Psicologia e Gruppo Essere Genitori Oggi Riflessioni e Approfondimenti). Saluti

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