sabato, 19 gennaio 2019
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Bambino in crisi: in braccio a tutti i costi!

Bambino in crisi: in braccio a tutti i costi!

Oggi vi voglio raccontare un episodio al quale ho assistito casualmente qualche giorno fa e che mi ha un po’ rattristata. Infatti si tratta della crisi di un bambino: i protagonisti sono due genitori e un bambino di circa 3 anni (chiamato per l’occasione “Luca”) che vuole essere preso in braccio. La vicenda è la seguente.

Io ero in macchina che aspettavo una persona e, ad un certo punto, passò sul marciapiede davanti a me la famiglia in questione che aveva appena terminato di fare la spesa. Lo spazio del marciapiede era piuttosto stretto, per cui i tre protagonisti avanzavano in fila: il padre dietro spingeva il carrello pieno di alimenti e la madre davanti a lui che “lottava” con suo figlio in preda ad una crisi di pianto. Il bambino, infatti, si aggrappava alla madre singhiozzando insistentemente “in braccio in braccio!” e la mamma continuava a camminare a fatica urlando a Luca di smetterla e dandogli anche qualche ceffone. Il papà rincarò la dose dicendogli “sei una vergogna umana!”.

Che dire? Beh, sicuramente che questa non era una situazione felice né per il bambino né per mamma e papà. Io non so cosa sia successo prima ma, da quanto ho potuto osservare, posso dire che il bambino esprimeva un disagio e i genitori erano chiaramente in difficoltà nel loro ruolo educativo. Luca ignorava le richieste dei genitori di porre fine al suo comportamento insistente e i genitori erano incapaci di cogliere i bisogni reali di Luca e, quindi, di calmarlo.

Di fronte alla fatica nel contenere il proprio bambino che voleva essere preso in braccio, i genitori si sono scagliati contro di lui alimentandone la sua frustrazione e di conseguenza la propria. Risultato: tanta rabbia e frustrazione per tutti.

Sicuramente tale comportamento non è adeguato da un punto di vista educativo, ma mi sento di sottolineare che i genitori non vanno colpevolizzati. L’attacco é la reazione più normale ad una situazione di pericolo. In questo caso il pericolo deriva dalla perdita di autorevolezza che il comportamento del figlio rimanda loro. L’intenzione della mamma e del papà di dare un limite al comportamento di Luca é corretta da un punto di vista educativo. Quello che invece non è adeguato é l’offesa e l’umiliazione del bambino.

Cos’è quindi che é mancato e che ha impedito una migliore gestione della crisi di questo bambino? Provo a fare qualche ipotesi.

La prima impressione è che dietro al fastidio dei genitori, si nascondessero aspettative un po’ troppo elevate e rigide. Forse secondo loro un bambino di 3-4 anni deve essere in grado di accompagnare mamma e papà nel fare la spesa senza stancarsi troppo e senza fare richieste. Oppure vi può essere l’idea che un bambino debba accettare senza opporre resistenza il volere dei genitori.

In secondo luogo sembra ci sia stato un mancato riconoscimento dei bisogni di Luca che a mio parere, più che fisici erano emotivi. Egli, infatti, attraverso il suo comportamento esprimeva il bisogno disperato di essere riconosciuto ed accettato dalle madre che, invece, comunica proprio il contrario. Più la madre lo respinge, più il figlio le si aggrappa. E’ la normale reazione di chi teme di perdere qualcosa di vitale che, in questo caso, per il bambino è l’amore materno. Si viene quindi a creare una sempre maggiore distanza emotiva dovuta a questa incomprensione di fondo.

Come terzo elemento, secondo me, è mancato l’utilizzo di qualche strategia comunicativa utile per andare oltre al muro contro muro e favorire una risoluzione positiva della vicenda.

E secondo voi? Che altri elementi si possono aggiungere a tale analisi? Lasciate il vostro commento che contribuirà alla riflessione su tale episodio di vita quotidiana.

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

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