La scena di vita familiare di novembre “E’ un gioco troppo violento?” si riferisce al dubbio di una mamma sull’adeguatezza o meno di un gioco di carte per suo figlio di 6 anni. Si tratta delle carte collezionabili dei Pokémon, un gioco molto diffuso tra i bambini, in particolare tra i maschi. La mamma mi ha chiesto se aveva fatto bene o meno a vietarle al figlio perché a suo parere il contenuto è troppo violento. Ci sono, infatti, tanti mostriciattoli che hanno debolezze e resistenze diverse e i giocatori devono farli combattere tra loro “mandando ko” l’avversario.
Voi che ne pensate? Secondo voi è un gioco troppo violento? Voi lo permettete ai vostri figli?
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Il prossimo lunedì pubblicherò le mie riflessioni qui di seguito, visibili anche sulla mia pagina Facebook.
Scene di vita familiare 6 “E’ un gioco troppo violento?”: riflessioni
I bambini hanno sempre giocato alla guerra facendo vere e proprie lotte fisiche, facendo uso di “strumenti da combattimento” come bastoni o sassi, sostituiti successivamente da fucili o pistole giocattolo. I giochi di guerra sono anche diventati giochi da tavolo come il famoso Risiko e il gioco di carte Pokémon oggetto dell’articolo; oggi troviamo anche video giochi di guerra.
I bambini amano giocare alla guerra non perché sono violenti o cattivi ma perché attraverso questi giochi misurano le proprie capacità e rispondono ad un bisogno di sentirsi forti e capaci. Il significato che spontaneamente ne dà il bambino non è quindi equivalente a quello adulto, a meno che quest’ultimo non lo abbia influenzato. In linea di massima quindi non vale la pena preoccuparsi se i bambini ricercano questo tipo di giochi e non vale la pena nemmeno vietarli per principi puramente adulti. Occorre però prestare attenzione se si verificano queste situazioni:
- il gioco con contenuti violenti è l’unico interesse per il bambino che non riesce ad apprezzare altri tipi di giochi
- il gioco è fatto in compagnia non per il piacere di giocare insieme agli amici e misurarsi con loro ma esclusivamente per primeggiare o ferire o danneggiare qualcuno
- il bambino non sa distinguere quando il gioco è terminato e continua a mettere in atto modalità particolarmente aggressive
Ad ogni modo, vale sempre la pena far riflettere i bambini sulle dinamiche del gioco e sulla differenza con la vita reale nella quale occorre saper far ricorso anche a modalità relazionali “più pacifiche”.
Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)
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Scene di vita familiari precedenti
Qui trovi la quinta scena di vita familiare “Scene di vita familiare 5: “Il solito dimenticone!”
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Qui trovi la seconda scena familiare “Scene di vita familiare 2: “Ho fretta! Ti vesto io!””
Qui trovi la prima scena familiare “Vuoi la cioccolata di tua sorella?”
