Per molti genitori togliere il ciuccio è uno degli scogli più grandi perché per alcuni bambini abbandonare il ciuccio non è per niente facile. Il consiglio dei pediatri è di iniziare a toglierlo verso l’anno o comunque entro i 2 anni in quanto l’uso prolungato del ciuccio può portare a problemi nella dentizione, a otiti ricorrenti e a problemi di linguaggio. Tuttavia, come dicevo, per alcuni bambini il ciuccio diventa uno strumento di consolazione indispensabile al quale non vogliono rinunciare. Ecco quindi qualche consiglio per toglierlo.

Per togliere il ciuccio devi essere la prima convinta

Il primo elemento da considerare è quanto il genitore si senta pronto ad affrontare questo passaggio in quanto il ciuccio può diventare uno strumento molto utile nelle mani del genitore per gestire situazioni difficili. Il ciuccio infatti ha un grande potere calmante (leggi anche “Ciuccio si o ciuccio no?“) per cui a volte i genitori tendono ad abusarne pur di stare tranquilli. Se da un lato si può comprendere la fatica di un genitore, dall’altra, è importante diventare consapevoli di quando il ciuccio è un reale bisogno del bambino o è piuttosto un bisogno del genitore.

Una volta presa consapevolezza del fatto che è più mamma o papà ad essere spaventato all’idea di togliere il ciuccio, occorre, fare una profonda riflessione e trovare le forze per affrontare questo passaggio con la giusta fermezza.

Se invece si è presa consapevolezza del fatto che il bambino ne ha davvero ancora bisogno per consolarsi, occorre iniziare a preparare il terreno per affrontare il saluto al ciuccio in maniera graduale. Come? Ecco qualche consiglio.

Inizia dal giorno per diminuire l’offerta del ciuccio

Il primo passo è iniziare ad affrontare il percorso di abbandono del ciuccio di giorno in quanto l’addormentamento è un momento emotivo più difficile. Se un bambino è abituato a tenere il ciuccio tutto il giorno, il primo obiettivo è limitarne l’uso in alcuni momenti della giornata. Può essere per esempio al mattino o nel momento subito dopo merenda fino a cena. E poi si procede gradualmente ad aumentarne il tempo.

La casa del ciuccio

Un’idea per aiutare il bambino a lasciare il ciuccio per qualche ora è quella di costruire insieme una casetta o un hotel per il ciuccio. Può essere una scatola o qualsiasi contenitore che se preparato e abbellito insieme a mamma o papà acquisisce più interesse. L’idea è quella di invitare il bambino a porre il proprio ciuccio a riposare dopo che è stato usato per un bel po’ (es: dopo la notte, dopo un po’ di tempo dal rientro da scuola). E pian pianino si aumenta il tempo di permanenza.

L’alternativa al ciuccio

Per far sì che il bambino tolleri la frustrazione di non avere il suo ciuccio in momenti di difficoltà emotiva, è necessario trovare un’alternativa che possa aiutarlo. Ad esempio: andare a prendersi il suo pupazzo preferito oppure chiedere un abbraccio della mamma, oppure fare un disegno ecc. Se lo si orienta piano piano verso queste alternative prima di proporre subito il ciuccio, è più facile che il bambino riesca ad abbandonarlo.

Scegli una data e un evento per lasciare il ciuccio

Dopo aver lavorato per diminuirne l’uso, ad un certo punto può essere utile togliere il ciuccio definitivamente. A questo proposito si può organizzare un momento in cui il bambino porterà o lascerà il suo ciuccio in un certo luogo. Può essere lasciarlo al mare, metterlo sotto l’albero, portarlo in una casetta in montagna ecc. Al bambino va spiegato che poi quel ciuccio lo prenderà qualcun altro che ne avrà bisogno oppure arriverà qualcuno a prenderlo (Babbo Natale o un folletto o chi si vuole) per portarlo ai bambini piccoli. E in cambio troverà una sorpresina per lui. In tutta questa storia il bambino deve essere preparato e reso protagonista e supportato dalla serenità e fermezza dei genitori. E’ normale che il bambino nei giorni seguenti piangerà un po’. L’importante è accogliere questa emozione e piano piano il bambino reagirà e saprà starne senza. Quello che farà la differenza nell’aiutarlo in questo è il lavoro di preparazione graduale precedente. Per questo sconsiglio metodi improvvisi perché il rischio è che poi il bambino compensi questa mancanza con altri comportamenti disfunzionali.

E tu hai già affrontato questo passaggio? Come? Raccontacelo nei commenti!

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

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