sabato, 19 gennaio 2019
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Ciuccio si o ciuccio no?

Ciuccio si o ciuccio no?

Molti genitori mi chiedono se sia giusto o meno dare il ciuccio ai propri figli. In realtà, a questa domanda non vi è una risposta univoca perché, come in ogni altra questione educativa, è necessario analizzare la questione in modo un po’ più approfondito.

Innanzitutto farei un ragionamento sulla funzione che tale oggetto riveste. Il ciuccio rappresenta uno strumento dal potere calmante che sostituisce il seno materno. Il processo attivato, infatti è lo stesso, quello della suzione. Attraverso la suzione i bambini scaricano la tensione e riescono a ritrovare uno stato di tranquillità. Lo si può facilmente vedere osservando un bambino dopo una poppata ma anche in quei bimbi che, a partire dai 3-4 mesi, iniziano a smettere di piangere dopo aver scoperto di poter mettersi il dito in bocca da soli.

Ovviamente il seno o comunque il contatto con la madre rimane la strategia calmante per eccellenza. L’utilità del ciuccio sta, eventualmente, proprio nel processo di acquisizione di autonomia nell’autoregolazione, cioè nel passaggio in cui un bambino impara a sviluppare strategie autonome per calmarsi, necessarie per esempio per abbandonarsi al sonno serenamente. Sottolineo però un aspetto. Il ciuccio non può e non deve diventare l’unico modo in cui un bambino viene calmato. Al contatto fisico ed emotivo con il genitore e al ciuccio si devono aggiungere via via altre modalità per raggiungere uno stato di benessere. Inoltre, i bambini che rifiutano il ciuccio non devono essere forzati ad utilizzarlo.

Il periodo ideale per utilizzare il ciuccio è nel primo anno di vita a partire da quando il bebè compie un mese di vita. I pediatri, infatti, sconsigliano di utilizzarlo nel primo mese per una questione di sicurezza, ma appena dopo può essere un ottimo strumento che un genitore può iniziare ad usare per abituare il bambino a modalità più autonome per regolare i suoi stati interni.

A partire da un anno circa il ciuccio dovrebbe, tuttavia, essere abbandonato o perlomeno ristretto a dei momenti specifici. Questo sempre in ottica di una conquista di autonomia. Una volta diventato capace di calmarsi senza il contatto fisico della madre attraverso l’aiuto del ciuccio, un bambino può cominciare a diventare più sicuro di Sé e trovare strategie autonome per calmarsi senza l’aiuto di oggetti esterni. Ovviamente deve trattarsi di un processo graduale. Un ulteriore motivo per abbandonare il ciuccio o restringerne l’utilizzo ad alcuni momenti della giornata è il fatto che un utilizzo eccessivo può portare a spiacevoli conseguenze alla dentizione. Se il ciuccio è stato proposto in modo corretto, solitamente i bambini riescono ad abbandonarlo senza particolari difficoltà. Nei casi in cui il bambino non sia riuscito a sviluppare strategie autonome di autoregolazione allora vi è il rischio di svilupparne una maggiore dipendenza. Attenzione, quindi, a non utilizzare il ciuccio per proteggere voi dalle stilla o richieste del bambino ma di offrirlo a vostro figlio per rispondere ad un suo bisogno di crescita.

Dott.ssa Serena Costa

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

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