giovedì, 29 giugno 2017
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Una bambina che a scuola non vuole chiudere la porta del bagno

Una bambina che a scuola non vuole chiudere la porta del bagno

Una bambina che a scuola non vuole chiudere la porta del bagnoChiudere la porta del bagno quando ci si deve dedicare ai propri bisogni fisiologici a scuola è una regola solitamente condivisa per una questione di privacy. Ma se un bambino o una bambina non vuole farlo? Perché dovrebbe succedere? E cosa fareste in quel caso? Lascereste la possibilità di non chiudere la porta oppure no? Se accade a casa o a scuola secondo voi è diverso? Ora vi racconto un episodio che mi è successo tempo fa quando facevo la maestra in una scuola elementare. In pratica si tratta di un fatto accaduto durante la ricreazione: i compagni di una bambina di 6 anni che chiamo per l’occasione “Jenny” mi hanno chiamata per mostrarmi che lei faceva pipì con la porta aperta. Per leggere altri casi che mi sono successi alla scuola materna vi suggerisco di cliccare qui.

La bambina non chiude la porta mentre fa pipì: perché?

Era il momento della ricreazione e un gruppetto di bambini era andato in bagno. Data la confusione che si sentiva, mi sono avvicinata e subito alcuni bambini mi si sono avvicinati lamentandosi che Jenny stava facendo pipì con la porta aperta. In effetti era proprio così…e i bambini fuori stavano assistendo alla scena.

Prima di intervenire mi sono chiesta come mai Jenny non volesse chiudere la porta del bagno. Avevo due ipotesi: o aveva paura di rimanere chiusa dentro oppure voleva mettersi in mostra. Nel dubbio ho voluto prima chiedere a lei il motivo per il quale non volesse chiudere la porta del bagno. La sua risposta piuttosto secca e scocciata è stata: “Io non chiudo mai la porta del bagno!”. Non soddisfatta della risposta io ho incalzato chiedendole se per caso avesse paura di rimanere chiusa dentro ma lei, ancora più scocciata mi ha risposto di no. A quel punto da maestra mi sembrava il caso di ricordarle che comunque è importante chiuderla la porta quando si va in bagno perché altrimenti tutti vedono le sue parti intime che, invece, è meglio non mostrare agli altri. In aggiunta, dato che lei era ancora dentro in bagno, ho pensato di mostrarle che non era necessario chiudere completamente la porta ma era sufficiente accostarla. Lei, però, si è spaventata non appena ho fatto il gesto di chiudere e se ne è scappata in classe piangendo.

La bambina che non chiude la porta mentre fa la pipì: cosa ho fatto in qualità di maestra

A quel punto sono andata in classe per parlare privatamente con Jenny che nel frattempo si era accovacciata con la testa sul banco per piangere. Le ho chiesto nuovamente se si era spaventata e lei, sempre con la testa nascosta dalle braccia, mi ha risposto di si singhiozzando e mi ha anche spiegato che una volta all’asilo era rimasta chiusa in bagno mentre gli altri compagni erano andati a fare merenda. Così, l’ho ringraziata della spiegazione che mi aveva permesso di comprendere la sua paura. Per una bambina così piccola deve essere stato davvero spaventoso rimanere chiusa da sola nel bagno! Poi ho aggiunto che, però, l’episodio era successo quando era piccolina, quando cioè non sarebbe stata capace di aprirsi la porta da sola. Ora, invece, è diventata più grande e io ero sicura che ora sarebbe stata in grado di farlo. Le ho chiesto, quindi, di venire con me perché le avrei mostrato come si apre la porta del bagno. Lei all’inizio non era convinta, ma dopo aver insistito un po’, ha accettato ed è venuta con me in bagno. A quel punto le ho mostrato come era semplice girare la chiusura della porta e le ho anche chiesto di provare a farlo da sola. Poi le ho detto anche che all’inizio avrebbe potuto chiedere ad una compagna di accompagnarla e di vigilare mentre lei era in bagno. Le ho chiesto se aveva in mente una bambina che potesse farlo e lei mi ha mostrato la sua compagna di banco. Siamo andate insieme dall’amica per assicurarci che lei sarebbe stata disponibile. Jenny sembrava rassicurata.

La bambina che non chiude la porta mentre fa la pipì: come è andata a finire?

L’ora successiva Jenny è venuta da me con un sorrisone gigante e mi ha detto: “Sono andata in bagno da sola e ho anche chiuso la porta!!”. E io, con la faccia sorpresa: “E non hai chiesto alla tua amica di accompagnarti??”. E lei, tutta soddisfatta: “No!”. A quel punto mi sono complimentata con lei e le ho detto che allora era proprio vero che era diventata grande!

Quali osservazioni fare?

Richiamare al rispetto della regola non sempre è sufficiente

Di fronte ad un comportamento sgradito o scorretto, spesso, vi è la tentazione di reagire sgridando i bambini richiamandoli all’importanza del rispetto della regola. Sebbene, questa sia una fase fondamentale, occorre però anche tentare di comprendere ciò che li ha spinti a comportarsi in quel determinato modo. Assumere il più delle volte un atteggiamento comprensivo ma fermo, aiuta i bambini a sentirsi capiti e sostenuti nel processo di apprendimento delle regole e aiuta l’insegnante nel prevenire ulteriori comportamenti simili.

Dietro ad un comportamento c’è sempre un’emozione.

Nel caso rappresentato l’emozione in questione è la paura. La paura è un’emozione molto intensa che, spesso, si nasconde dietro ai comportamenti dei bambini. La tipica reazione di fronte a situazioni che fanno paura è tenerci lontani e quindi evitarle. Facendo così però il rischio è che la paura aumenti e, quindi, si strutturino comportamenti poco funzionali come quello protagonista di questo articolo.

Le emozioni se sono condivise possono essere gestite più efficacemente.

Il fatto che io abbia voluto approfondire ciò che c’era dietro a quel comportamento, ha permesso a Jenny di parlare di una brutta vicenda che le è capitata e di sentirsi quindi compresa nella sua difficoltà. Questo passaggio anche se può sembrare superfluo è in realtà determinante per poterle poi permettere di superare la sua paura.

Il pensiero aiuta a regolare le emozioni

Tramite il pensiero è possibile gestire al meglio le proprie emozioni. Grazie alle parole che le ho detto Jenny ha potuto capire che ora essendo diventata più grande, ha la possibilità di affrontare una situazione che prima era troppo difficile. Dandole fiducia e mostrandole anche la via per superare la sua paura, Jenny è riuscita a ristrutturare i suoi pensieri e trovare quindi il coraggio per affrontare la sua difficoltà.

Parlare di fronte ai bambini è diverso da parlarci singolarmente

Quando ho chiesto a Jenny se aveva paura di rimanere chiusa in bagno mentre c’erano altri bambini lei mi ha risposto di no, mentre quando gliel’ho chiesto singolarmente in classe mentre gli altri si preparavano, lei mi ha risposto di si, aggiungendo anche altri dettagli. E’ importante, quindi, ricordarsi che la situazione in cui noi chiediamo delle cose ai bambini può essere determinante nell’avere risposte realistiche.

Conclusioni

Anche i comportamenti apparentemente banali come quelli di Jenny portano con sé degli spunti di riflessione psicologica. Per l’insegnante diventa importante tenerne conto per aggiungere qualità al proprio lavoro e per facilitare quei processi di apprendimento che si rendono possibili solo all’interno di una relazione buona con la figura di riferimento. Non essendo semplice né comprendere ciò che sta dietro a determinati comportamenti, né controllare le proprie emozioni negative, quali ad esempio la rabbia e la paura, soprattutto se intense, diventa importante esercitarsi gradualmente.

Dott.ssa Serena Costa

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

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