Conosci il mutismo selettivo? Se sì bene, perché potrai riconoscere quei bambini che non parlano in ambienti diversi da quello familiare senza confonderli con la timidezza. Infatti i bambini timidi e i bambini con mutismo selettivo a volte vengono confusi. Questo succede perché non sono in molti a conoscere il Mutismo selettivo e per questo, di fronte ai bambini che non parlano fuori casa si pensa si tratti semplicemente di bambini timidi. Ma non sempre è così. E questo articolo ha proprio l’obiettivo di chiarire la differenza tra timidezza e mutismo selettivo.
Bambini che non parlano: la timidezza
La timidezza è un tratto della personalità che non appartiene all’ambito della patologia. Essere timidi, in altre parole, può portare qualche difficoltà, ma non così importanti da determinare una significativa compromissione del funzionamento scolastico e sociale. I bambini timidi possono per esempio essere molto a disagio quando conoscono persone nuove; tuttavia nel corso del tempo riescono a sciogliersi e acquisire sicurezza. Ancora, i bambini timidi possono non parlare il primo mese di scuola, ma dopo un po’ di tempo iniziano a farlo.
Bambini che non parlano: il mutismo selettivo
Il mutismo selettivo, invece, è un disturbo vero e proprio che secondo il DSM-5 (Il manuale di riferimento dei disturbi psichiatrici) appartiene ai disturbi d’ansia. I bambini con mutismo selettivo sono incapaci di parlare in certi contesti (per esempio all’asilo o a scuola) nonostante siano capacissimi di farlo in altri contesti a loro più familiari (per esempio a casa con i genitori). Non è quindi mancanza di volontà o desiderio di opporsi (Leggi anche “Disturbo oppositivo provocatorio o semplice disobbedienza?“). La parola, in altre parole, viene letteralmente bloccata dall’ansia che questi bambini provano in presenza di estranei o di figure con cui non si sentono a proprio agio. La cosa che, spesso, fa rimanere increduli gli insegnanti o altri, è che i genitori riferiscono che a casa sono addirittura dei gran chiacchieroni.
La forte discrepanza che si riscontra tra ciò che succede a casa e ciò che succede in altri contesti, insieme alle importanti limitazioni nella vita quotidiana, permettono di distinguere la timidezza dal mutismo selettivo.
Se vuoi avere un esempio concreto sul mutismo selettivo ti suggerisco di leggere l’articolo “Una bambina che a scuola non parla” che ho scritto quando ero maestra.
Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)
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