sabato, 23 settembre 2017
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Compiti a casa? Mio figlio mi fa disperare!!

Compiti a casa? Mio figlio mi fa disperare!!

Avere un figlio che manifesta in vari modi un brutto rapporto con i compiti scolastici è un evento che può mettere a dura prova un genitore. Invece di essere un piacevole momento per stare vicino al proprio figlio, il momento dei compiti si concretizza in un momento veramente spiacevole che, per di più, si ripete quotidianamente!

Alla base di questo, spesso, vi è una mancanza di comprensione di ciò che sta succedendo al proprio bambino. Distinguere se si tratta di una difficoltà di ordine cognitivo, emotivo o motivazionale è il primo punto di partenza per poterlo aiutare.

Il genitore difronte al disagio del figlio

Quando un figlio si rifiuta ripetutamente di impegnarsi, temporeggia, si perde, si lamenta, sbuffa, ecc., un genitore  spesso si infastidisce, si sente preso in giro, oppure vive i comportamenti del figlio come una provocazione o come un vero e proprio affronto al proprio ruolo di genitore. Per farvi comprendere quanto diffusa sia questa difficoltà, vi mostro le parole associate al tema dei compiti a casa da un gruppo di genitori partecipante ad un incontro sul tema organizzato nel mio studio. Vi riconoscete?compiti a casa

Questo accade perché un genitore ha un certo tipo di aspettativa: fare i compiti velocemente e magari anche tutti corretti ne è un esempio. La reazione, quindi, è spesso di arrabbiarsi con il figlio, sgridarlo, accusarlo di scarso impegno o studio, punirlo o ricattarlo in vari modi, o addirittura svolgere i compiti al posto suo per porre fine alle liti.

Queste reazioni sono comprensibili, soprattutto quando il tempo e l’energia a disposizione scarseggiano. Tuttavia nella maggior parte dei casi sono controproducenti perché, non tenendo conto delle ragioni alla base dei comportamenti del figlio, si rischia di alimentarli o irrigidirli.

Per rompere questo circolo vizioso di negatività è necessario andare un po’ incontro al bambino cercando di capire quali sono i motivi che stanno alla base di un tale comportamento.

Per capire cosa succede ad un bambino che non fa volentieri i compiti è utile per prima cosa avere chiaro cosa succede a chi li fa volentieri.

Quando è piacevole fare i compiti

Un bambino fa volentieri i compiti quando questa esperienza è per lui fonte di piacere e di soddisfazione personale.

Lo è quando si sente “capace” di svolgerli e sa cosa si deve fare per riuscire bene, quando è sicuro che con un po’ di sforzo ce la può fare, quando trova interessanti e divertenti le cose che impara, quando sente che la mamma o il papà sono felici nel vedere i suoi risultati positivi, quando li sente vicini e sente che può contare sul loro incoraggiamento o sostegno in caso di bisogno, quando è sereno e non ha particolari preoccupazioni.

In termini psicologici il bambino fa volentieri i compiti quando si verificano una o più delle seguenti condizioni:

  • il suo funzionamento cognitivo è adeguato alle richieste del compito
  • sa controllare bene la paura di fallire o di deludere qualcuno
  • ha una buona autostima e fiducia nelle proprie capacità
  • ha competenze metacognitive, cioè buone capacità di riflettere sui propri processi cognitivi (memoria, attenzione..)
  • ha acquisito un buon metodo di studio
  • ha un sistema di attribuzione interno, cioè sa che il successo in un compito deriva da vari fattori da lui controllabili: impegno, attenzione, esercizio…
  • ha una motivazione medio-alta, cioè prova piacere e desidera imparare e conoscere nuove cose
  • trova un buon supporto emotivo nel genitore o adulto che gli sta accanto
  • non ha un forte disagio emotivo per altre questioni (es: separazione genitori)

Vediamo ora, quando il momento dei compiti non è apprezzato dai bambini.

Quando non è piacevole fare i compiti

Un bambino non fa volentieri i compiti quando questa esperienza è per lui fonte di dispiacere o di umiliazione personale.

Succede quando si sente “incapace” di svolgerli e non sa cosa si deve fare per riuscire bene, oppure lo sa ma non ci riesce da solo, quando è insicuro e teme di fare brutta figura, quando non trova piacere in quello che fa e non si sente stimolato, quando sente che la mamma e il papà si arrabbiano e sono delusi di lui per i suoi comportamenti, oppure quando non riesce a soddisfare le loro pretese, quando si sente apprezzato solo in virtù del compito fatto bene, quando si sente ricattato, quando sente la presenza del genitore paragonabile a quella del vigile e del carabiniere, quando ha preoccupazioni forti su qualcosa d’altro che gli impediscono di concentrarsi. Per esempio, un bambino che è preoccupato per la separazione dei genitori, non può trovare le energie sufficienti per svolgere i compiti serenamente.

In termini psicologici, il bambino non vuole fare i compiti quando si verificano una o più delle seguenti condizioni:

  • il suo funzionamento cognitivo è immaturo rispetto alle richieste del compito
  • ha un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (da diagnosticare verso i 7-8 anni) oppure altri disturbi di origine neurologica (disturbi alla vista..)
  • ha una bassa autostima e, quindi, poca fiducia nelle proprie capacità
  • non ha ancora acquisito competenze metacognitive e, quindi, capacità di riflettere sui propri processi cognitivi (memoria, attenzione..)
  • non ha acquisito un buon metodo di studio
  • ha uno stile attributivo esterno, cioè crede che i buoni risultati dipendano da fattori esterni, quali la fortuna o la facilità del compito, e quindi crede di non poter fare nulla per migliorare la sua prestazione
  • ha scarsa motivazione, cioè non trova piacere e interesse in quello che apprende
  • non trova un giusto supporto emotivo nel genitore o adulto che gli sta accanto
  • ha un forte disagio emotivo per altre questioni (es: separazione dei genitori)

Comprendere per aiutare

Come abbiamo visto, i vari comportamenti di rifiuto o di malessere di un bambino di fronte ai compiti nascondono diversi tipi di difficoltà: cognitive (“non capisco”), emotive (“non sto bene”), e/o motivazionali (“non ho voglia”).

Coglierle è importante per riuscire a svolgere la propria funzione genitoriale con efficacia, cioè per offrire al proprio figlio l’aiuto di cui ha realmente bisogno. Riuscendo a cogliere il nocciolo della sua difficoltà, è più facile trovare la strategia giusta per ottenere la sua collaborazione anche quando fare i compiti non è per lui piacevole. Non comprenderle o ignorarle, invece, porterà molto probabilmente ad una sua ribellione e al cosiddetto “muro contro muro”. Per capire ancora più in dettaglio qual è il ruolo del genitore durante il momento dei compiti a casa, vi suggerisco di leggere anche: “Compiti a casa: ruolo del genitore“.

Diversi modi per intervenire

Se anche voi avete vissuto una situazione simile e vi sentite in difficoltà, oppure avete il sospetto che vostro figlio abbia una o più delle difficoltà sopra individuate e non sapete come aiutarlo, la prima cosa da fare potrebbe essere confrontarsi con l’insegnante. Se non fosse sufficiente, valutate di rivolgervi ad uno psicologo perché vi può aiutare nel rapporto con la scuola e nel trovare il modo corretto per aiutare vostro figlio ad affrontare i compiti di casa con serenità.

Un’altra alternativa per chi vive in Trentino dove lavoro può essere partecipare alle serate a tema su questo argomento che organizzo nel mio studio. Si tratta di incontri in piccoli gruppi che servono per confrontarsi su una difficoltà condivisa e per individuare degli spunti di riflessione generici utili per orientarsi a casa nella relazione con i figli. Per lasciarvi qualcosa di concreto, vi inserisco anche la foto delle frasi che hanno colpito maggiormente i genitori al termine di un altro incontro. Vi sembrano fattibili?

compiti a casa

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

Articolo pubblicato per la prima volta il 30 novembre 2011 e aggiornato con delle aggiunte il 22 febbraio 2017.

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

110 commenti

  1. ah ah sorella cara !!
    io di compito non ho mai avuto voglia di farne. E adesso faccio due ore al giorno con quelli delle medie per far far loro i compiti. che storia: come mi ci vedo riprodotto bene e in diversi modi !!
    perchè non avevo voglia di farne mi chiedo? semplicemente perchè bisognava impegnarsi e impegnarsi costava e costa fatica. Però alla fine quando fioccava un quattro ( seppur mai volentieri) tiravo fuori gli artigli e da un quattro passavo a un otto. La media veniva 6 e potevo ricominciare a dormire ahahahahhh !!!!

  2. Bene, quindi in termini tecnici si può affermare che tu non avevi problemi cognitivi, né emozionali, ma piuttosto motivazionali. Non avevi voglia di studiare perché questa attività non ti entusiasmava, non ti dava piacere di per sé. Solitamente quando un’attività non piace costa fatica, mentre quando è fonte di gratificazioni la fatica passa in secondo piano.
    Un ulteriore conferma del fatto che la tua era più una questione motivazionale anziché cognitiva, è il fatto che poi, quando dovevi tirar su un voto (eri motivato seppur per motivi esterni e non interni) eri in grado di ottenere buoni risultati. Se per farli avevi bisogno della presenza di un genitore è possibile che siano stati implicati anche fattori emotivi.
    Quando un genitore ha a che fare con difficoltà motivazionali non può fare a meno di impostare il proprio aiuto in questi termini. Serve a poco insistere su aspetti cognitivi e, quindi, sull’esercizio in sé, perché il problema del bambino è un altro: deve trovare un senso piacevole in grado di motivarlo al compito.
    Fine della lezione! 😉

    • E’ un articolo vecchio ma che mi interessa moltissimo.
      Ho un figlio di 11 anni, intelligente e generalmente brillante a scuola, ma c’è un ma.
      Non ha voglia di studiare e mentre fin’ora ha vissuto di “rendita”, ora non basta più, non studia, non ha voglia ed il rendimento è sceso al punto che ora dalla media dell’otto nel primo quadrimestre si è passati a rischiare la bocciatura.
      Come posso motivarlo?
      Pare chiuso ad ogni invito a studiare in un modo o in un altro, mette il muso e risponde solo no.
      Perchè? Anche gli insegnanti sono preoccupati.
      Tutto questo rifiuto può essere dettato dalle discussioni con mio marito?
      Ho davvero bisogno d’aiuto.

      • Gentile Cinzia,
        non è possibile rispondere alla sua domanda senza conoscere bene la situazione. In linea di principio certo, una situazione conflittuale in famiglia può essere un fattore demotivante per il figlio ma un calo così repentino potrebbe nascondere altre problematiche. Le suggerisco di rivolgersi ad uno psicologo per illustrare meglio la sua situazione e capire bene cosa sia più opportuno fare. Se abita in Trentino, può contattare me.
        Un saluto

    • Manuela Zeminiani

      Ok! e allora come si fa a motivare un ragazzino di 11 anni a studiare? Con gli altri miei figli non ho mai avuto di questi problemi!!!

    • Manuela Zeminiani

      Sono ancora a chiedere come fa un genitore a motivare il proprio figlio a studiare.
      Saremo cambiati noi genitori, sono cambiati i nostri ragazzi ma sicuramente soni cambiati anche gl’insegnanti!! Non dovrebbero essere loro a motivare i nostri ragazzi e ad insegnar loro la passione per lo studio?
      Ci sono troppi insegnanti anziani, stanchi di lavorare e i giovani danno loro fastidio. Non sempre un ragazzo silenzioso e taciturno che non disturba è migliore di quello che interviene continuamente, pone domande e a volte fa battute.
      Fanno le medie matematiche, orami i ragazzini sono per loro dei numeri. E allora dobbiamo motivarli noi!! Come si fa????

      • Gentile Manuela,
        sicuramente lei ha individuato un fattore importante alla base di tante fatiche di oggi: la società è cambiata e quindi dobbiamo cambiare noi per adattarci ai bisogni di oggi. Certo ha ragione, in parte spetta agli insegnanti motivare i bambini e i ragazzi, ma molto dipende anche dall’atteggiamento dei genitori. Io non conosco lei e la sua situazione e quindi non posso rispondere alla sua domanda in modo adeguato per suo figlio. Se ha bisogno di una consulenza sono a disposizione in modo da trovare insieme come aiutare suo figlio a ritrovare un pò più di motivazione nella scuola.
        Saluti

    • Io ho sempre seguito i figli e nipoti nei compiti a casa.
      Il vero problema di oggi è che molte mamma, anche se diplomate o laureate, vengono dal “68” e, quindi,
      non vogliono compiti a casa per i figli perché non sono, culturalmente, in grado di seguirli.

  3. davvero interessanti i tuoi articoli, e sicuramente possono essere utili a molti genitori che si trovano in situazioni di difficoltà nei momenti dei compiti con i loro figli.Posso dire, che per quanto mi riguarda, non ho mai avuto grandi difficoltà ad impegnarmi nei compiti, forse perchè ero interessata ad apprendere cose nuove…mentre come mamma,con Maurizio (che già si è espresso, e condivido quanto ha detto)ci sono state specie nell’addolescenza, delle belle difficoltà..;con Elisabetta invece, penso che i problemi siano stati causati dalla difficoltà di comprendere la materia o l’argomento,cosa che io spesso non percepivo bene.Con te invece, ad essere sincera non ricordo particolari ostacoli, nè con l’apprendimento, nè per l’interesse allo studio.Forse tu eri tutta speciale!Ciao e buon lavoro!

  4. help! sono in preda alla disperazione! ho 23 anni e seguo nei compiti un bambino di 12 anni. Proprio oggi ha saputo che verrà promosso, ma la sua promozione la vedo come una croce: non ha assolutamente gli strumenti per affrontare la terza media!!
    E’ da gennaio che gli sto dietro, ma riesco ad aiutarlo davvero poco!Sbuffa sempre, non gli interessa mai nulla.. rispetto all’elenco del post direi che:
    – il suo funzionamento cognitivo è immaturo rispetto alle richieste del compito
    – ha una bassa autostima e, quindi, poca fiducia nelle proprie capacità
    – ha scarsa motivazione, cioè non trova piacere e interesse in quello che apprende
    Consapevole di questo sto cercando di agire in modo mirato, ma a quanto pare non mi stanno venendo grandi idee!:(

    • Gentile Ardedra, per poterle dare qualche suggerimento utile dovrei avere qualche informazione in più sul ragazzo. Mi contatti privatamente

  5. Gentile dottoressa Costa,
    Sono una mamma di 4 figli di 10, 8 e mezzo, 5 e 2 anni e mezzo.
    Il più grande dei 4 ha sempre dimostrato poco interesse nei fare i compiti.
    Io gli sono sempre stata accanto per aiutarlo, ma mi sembra che questo non abbia giovato alla sua autonomia.
    Le dico un pò come è mio figlio, o almeno come lo vedo io e i suoi insegnanti.
    A scuola per ora ha buoni risultati se continuamente richiamato all’attenzione. Infatti la maestra lo tiene sempre davanti alla sua cattedra perchè per un non nulla si distrae, rimane indietro perchè impegnato a guardare una mosca che vola o una formica sul pavimento. Se l’argomento trattato lo stimola particolarmente lui ha buoni risultati e anzi approfondisce a casa l’argomento di sua spontanea volonta.
    A casa invece le cose si complicano…In quanto se lo faccio studiare da solo quando torno lo trovo che fa altro o che si nasconde o che gioca con la matita e la sua scusa è: o che non ci riesce o che non ci riesce a concentrarsi.
    Se invece mi siedo accanto a lui il problema diventano i fratelli che ovviamente richiedeno le mie attenzioni e lui si distrae per loro.
    Ad aggravare la situazione c’è il fratello di 8 e mezzo che a scuola è una scheggia. Fa i compiti in completa autonomia e velocemente e questo il grande non lo digerisce.
    Non so cos’altro potre scriverle per farle comprendere meglio la situazione. Ah si, non ho assolutamente aiuti esterni e anche se tutti mi ritengono una brava mamma questa situazione proprio non mi piace.
    Il mio atteggiamento di solito è molto paziente e disponibile, ma lui sembra solo approffittarne e io mi sentto presa in giro e quando il vaso è pieno alla fine sbotto pure io…
    La ringrazio se saprà rispondermi.

  6. Gentile Martina, seguire i figli nei compiti può essere un compito arduo soprattutto se sono molti, ognuno con le proprie caratteristiche ed esigenze. Da quanto capisco la difficoltà maggiore la riscontra nel motivare il figlio maggiore e nel gestire le dinamiche con i fratelli. Prima di poter passare alle strategie utili da mettere in campo occorrerebbe però analizzare in modo più approfondito ulteriori elementi. Se ha piacere mi contatti privatamente.

  7. Credo che mio figlio di 11 anni abbia tutte le condizioni da lei indicate per le quali non vuole fare i compiti, tranne i problemi familiari. Studiando da solo a scuola ottiene risultati appena sufficienti, per cui ora in seconda media abbiamo deciso di seguirlo più da vicino per cercare di insegnargli un migliore metodo di studio e costringerlo ad una maggiore continuità. Ma è un muro contro muro. Spesso è così demotivato ed arrabbiato che riesce a fare i compiti senza che nulla gli rimanga nella testa. Impedisce alle informazioni di entrargli nella testa. Altre volte invece, quando è più rilassato, studia abbastanza bene, ma questo accade molto raramente. Purtroppo non si possono fare i compiti solo quando c’è predisposizione psicologica. Come posso modificare questa situazione? Com posso fargli capire che questa sua opposizione lo danneggia, non lo aiuta?
    Grazie per qualsiasi consiglio che potete darmi, ne ho veramente bisogno.

    • Gentile Francesca,
      la sua situazione purtroppo è comune a molti genitori. La mancanza di motivazione nel fare i compiti è sicuramente un forte ostacolo per il genitore che vorrebbe aiutare il proprio figlio ad ottenere buoni risultati a scuola, con le ripercussioni positive che ne derivano. Per modificare la situazione occorre certamente porre qualche modifica nella relazione che si è instaurata tra di voi e comprendere qual è la motivazione che porta suo figlio a opporsi in questo modo. Se ha piacere di approfondire, mi contatti privatamente.

  8. Io sono veramente in crisi a causa di mio fratello di 12 anni. Fargli fare i compiti é un incubo. La situazione familiare é pessima, i miei sono separati e viviamo con papà. Mio fratello vive male questa situazione e alterna momenti in cui é arrabbiato con la mamma ad altri in cui gli manca. Quando era in prima elementare abbiamo scoperto che é dislessico in maniera severa. Però con tanta tanta fatica e seguendo dei programmi di lettura adesso sa leggere benissimo anche ad alta voce. È un ragazzino davvero intelligente e sensibile. Quando per grazia divina decide di fare i compiti é anche rapido. Il problema é che questo non succede mai. Lo vado a prendere da scuola e dopo avergli fatto prendere la sua pausa inizio a insistere perché faccia i compiti, ma non fa che dirmi di aspettare cinque minuti perché vuole stare ancora un po’ al pc o alla play. Dopo ore di lotte per convincerlo finalmente si siede davanti al libro che io gli ho aperto, ma senza neanche guardare l’esercizio dice che non ha capito. Allora, ignorando l’irritazione, cerco di spiegarglielo, ma non faccio in tempo a finire la frase che “Non ho capito! Non sai spiegare! Parla piú piano!” cerco di adeguarmi ad ogni cosa che mi dice, ma il piú delle volte non serve a niente e lui finisce col farmi strani discorsi che ormai conosco a memoria sul fatto che é stressato che non trova piú momenti felici a cui aggrapparsi, che la vita fa schifo… Io sono preoccupata e mi sento del tutto impotente, sono solo la sorella e non riesco ad avere un briciolo di autorità. Papà lavora tutto il giorno e quando torna a casa fa tutto il possibile, ma ormai é tardi e le minacce di cancellare la partita o vietare i giochi non hanno nessun effetto.
    Piuttosto che fare i compiti vaga per la casa come un’anima in pena oppure sta davanti al libro a massacrare le gomme o ritagliare pezzetti si carta.
    Non sappiamo davvero cosa fare, oltre che per il rendimento scolastico ho paura che decida di arrendersi in ogni cosa che fa. Vorrei che avesse qualche sogno, un obbiettivo, ma non so cosa fare.

    • Gentile Sara,
      la situazione che mi sta illustrando non dev’essere sicuramente facile per lei. Da quanto capisco, è lei che ha sulle spalle il carico di gestire il fratello con dislessia e, per di più, in un momento di particolare difficoltà emotiva. Come dicevo nell’articolo, in presenza di un particolare carico emotivo, è difficile che il bambino alle prese con i compiti trovi la concentrazione adeguata per rispondere alle richieste del compito. Probabilmente prima suo fratello ha bisogno di sfogare un pò il carico che ha dentro e di trovare, quindi un pò di serenità. Provi a parlarne con la mamma e il papà che, essendo i genitori, possono poi attivarsi per trovare le risposte più adeguate al ragazzo. Rimango a disposizione

  9. Gentile dottoressa.
    Sono mamma di due bambini una di quasi 8 uno di quasi 6. entrambi di dicembre con la bambina non ho grandi problemi col secondo che ha iniziato a frequentare la prima elementare è una tragedia, inventa mille scusa pur di non scrivere. Allora lì con minacce a levargli i giochi che più gli stanno a cuore. Ma con il risultato che più negativo non si può. E’ un bastian contrario. Sa dire solo NO. Con grande sacrificio riesco a fargli fare un pochetto dando a lui subito un incentivo, gratificandolo sia a voce, poi ridandogli anche quello di cui l’avevo privato dicendo che se le guadagnato. tutto ciò mettendo a dura prova anche il mio carattere. Lui pesta mi da colpi mi dice “cattiva” lancia matite penne gomme di tutto. i suoi disegni liberi sono interi fogli bianchi riempiti di matita nera. Tutti mi dicono che è piccolo (perchè fisicamente è piccolino) ho parlato con la maestra e la pediatra e mi hanno detto di dargli tempo…. Potrebbe dirmi se sbaglio dov’è che sbaglio? Potrei aiutare il mio bambino diversamente…

    Grazie infinite

    • Buongiorno Sabina,
      essere mamme è il mestiere più difficile del mondo e, quindi, non mi permetterei mai di dire a lei se sta sbagliando oppure no. Qui la questione è capire un pò meglio cosa sta succedendo a suo figlio per poterlo aiutare in modo più efficace. Immagino che si sarà accorta anche lei che i muri contro muri e le minacce purtroppo hanno poca effcacia. In questo contesto mi è difficile dare utili suggerimenti se non quello di rivolgersi direttamente ad una psicologa per chiedere una consulenza. A volte è sufficiente un confronto specifico per capire meglio come agire. Se ha bisogno io sono a disposizione.

  10. Gentile dott.ssa
    Anche io sono mamma di un ragazzino adolescente, 13 anni, che nonostante gli continuare a spiegare l’importanza della scuola e di una buona cultura non riesce ad impegnarsi per ottenere voti almeno sufficienti. Racconta continuamente bugie e così ci siamo rivolti ad uno psicologo che ci consiglia di dargli delle “punizioni” tipo togliere il cell o saltare gli allenamenti di basket per fargli capire a cosa si va incontro quando non si mette impegno nelle cose. Essendo anche abbastanza solitario temiamo che impedendogli di fare sport o stare in mezzo a coetanei sia solo controproducente. Come possiamo motivarlo? Le abbiamo provate proprio tutte, con premi quando prende bei voti o piccole privazioni in caso contrario….ma nessun risultato.
    Grazie

    • Buongiorno Daniela, come dico tante volte, non è facile dare indicazioni adeguate a partire da un breve messaggio di testo. Certo è che suo figlio non trova nei compiti un’attività piacevole e per questo vi si oppone. Le ragioni di tale comportamento però si possono rilevare solo attraverso una valutazione più approfondita. Se ha piacere possiamo sentirci per una consulenza anche online. Cordialmente

  11. Gentile dott.ssa
    sono una mamma disperata che non sa più cosa fare: ho una bambina di quasi 11 anni (fa la 5a elementare) che da alcuni mesi non ha più voglia di farà compiti, non e più interessata come una volta a leggere e studiare. Fino quest’anno era stata sempre una bambina attiva, con voglia di studiare, anzi era un esempio per gli atri bambini nella classe, adesso non la riconosco più! Sono distrutta, sono sempre disposta ad aiutarla, ad appoggiarla talvolta ne abbia bisogno, ma se non sono io a insistere lei non si preoccupa per niente. Sta ore e ore nella sua stanza dicendo che va a studiare, ma quando vengo a controllare, di fatto, c’è sempre quasi niente! Ho provato ha toglierli per alcuni giorni la Tv, computer, Nintendo, varie uscite pomeridiane nel parco, ma senza alcun risultato: rinuncia a tutto anche senza ribadire e non fa niente per migliorare! Ho provato anche ha parlarli per scoprire quale sia il problema, perché presumo che dietro a questo comportamento ci sia nascosto qualcosa, ma in vano… Mi promette che inizierà a studiare, mi chiede di non lasciarla “cadere”, ma non resiste neanche 2 giorni e la storia si ripete! Che cosa posso fare? Come mi devo comportare?
    Devo aggiungere che quest’anno la sua maestra che per 4 anni gli ha seguiti in più materie e stata sostituita per i motivi di salute con un’altra che ha un altro modo di insegnare, una brava maestra un può più esigente, ma molto corretta e precisa nel suo lavoro ed io non sono a discutere questo perché ogni insegnante ha il suo modo di fare. Mi chiedo se può essere questo?
    Poi da 18 mesi la nostra famiglia si e allargata con l’arrivo del tanto desiderato fratellino. Non mi vengono i dubbi che sia gelosa perché ne va matta dopo suo Ciccio, passano ore a giocare insieme e spesso non riesco a separarli per portarli a nana. E c’è da dire che il piccolo e stato presente anche l’anno scorso quando lo studio e andato benissimo. Cosa ne pensate? Grazie mille e resto in attesa di un aiuto, un consiglio!

  12. salve sn una mamma disperata mio figlio nn ha la responsabilita’ dello studio….cm posso cambiare questo….nn fa spesso i compiti….

  13. Gentili Emma e Marina, per le vostre richieste che hanno forma di consulenza, vi ho risposto individualmente via email. Dott.ssa Serena Costa

    • maslina Magdalena

      Buongiorno dott io ho un figlia che e molto demotivato in tutto scuola casa etc ma in parte comprendo un può il suo disagio ,acasa e molto strsata da me che vorei che lei mi fase una mano ,dal suo padre ,adottivo che a un ccarattere difficile da digerire a volte anche permette la ragazzina a solamente13 anni questo anno e stata anche bocciata ,a scuola media non si e mai trovata bene con i compagni adesso vole cambiare scuola non so più cosa fare ,La prego di d’armi un consiglio che aiuti a lei e anche a me come mamm.Grazzie

      • Gentile Magdalena, nella sua situazione non è sufficiente un consiglio. Sarebbe più opportuna una valutazione specifica con un professionista che possa approfondire gli elementi che possono essere alla base del disagio di sua figlia e della vostra famiglia.
        Cordialmente

  14. Salve dott.ssa, sn la mamma di un ragazzo di 13 anni, fa la terza media.
    Alle elementari l ho semprr seguito io ed era bravo.
    La prima media e stat un inferno, a causa della prof. Di italiano e quella di mat.Studiava tantissimo anche con le lacrime la sera quando non ce la faceva piu, ma aveva nelle materie di queste prof, giusto 6.
    Mi ha consigliato mia cognata di farlo studiare solo, perche doveva imparare.
    Conclusione intanto gli ho cambiato sezione, e la seconda media e stata bellissima.la media si e alzata.
    Ora e in terza, ma lo vedo assente, mi dice le bugie sui compiti, a volte fa gli esercizi giusto per riempire i fogli.da quando ho avuto il consiglio di farlo fsre solo, non vuole he gli veda i compiti.
    Ci litigo sempre.
    Ha bisogno di aiuto ma vuole aiuto, che devo fare????grazie in anticipo.

    • Gentile Serena,
      i motivi alla base del comportamento di suo figlio possono essere davvero vari. Per poterla aiutare è necessario capire prima dove sta il problema. Saluti

  15. Prima elementare: tempo pieno compiti al fine settimana.. Bimbo con bassa autostima e incapacità di trovare piacere nel fare le cose. Difficilissimo trovare accordi sul mettersi a fare i compiti.. Con varie insistenze inizia. Lento e poco concludente… Continuamente richiamato a concentrarsi. Riconosciuto e valorizzato qualsiasi risultato ma la pazienza ė molto limitata e quando viene a mancare i danni sono atroci.
    Mi sento così inadeguata, consapevole dei disagi e sofferenze arrecate a mio figlio ma nn riesco a controllare le reazioni svalutanti e mortificanti sul suo operato..mi sembra di impazzire. Come aiutarlo.

    • Gentile Francesca, cerchi aiuto nelle insegnanti esponendo le difficoltà che osserva nel bambino. Insieme è più facile trovare strategie utili che servano per rendere il momento dei compiti meno angosciante. Se questo non è sufficiente può richiedere una consulenza per approfondire meglio la situazione e trovare strategie che la facciano sentire meno inadeguata. Saluti

  16. buon giorno,
    anche io mi trovo nella situazione di Francesca.
    Mia figlia non ha mai voglia di fare i compiti a casa…
    frequenta la prima elementare, difficile inserimento, bimba del 30/12 non ha ancora sei anni,
    disordinata, non le piace la scuola, scrive spesso i numeri a spechio e io mamma con poca pazienza, cerco di trattenermi ma poi eccedo in urla inutli che sono controproducenti, ne sono consapevole lo so, qui il problema sono io lo so, devo trovare la chiave di volta.
    grazie.
    mamma con tanto amore ma tanto disperata.

    • Gentile Laura,
      certo, non è facile aiutare la propria figlia nei compiti quando si sente dentro un gran fastidio. E’ giusto però anche fare i conti con i propri sentimenti e, se possibile, cercare il modo di farvi fronte. Se ha piacere mi può contattare via email per una consulenza.
      Cordialmente

  17. Sono la mamma di una bambina di 8 anni che frequenta la terza elementare. Ha molte difficoltà soprattutto nello studio rifiutandosi proprio. Le maestre mi avevano proposto di farle fare da sola e che se non vuole studiare di lasciarla fare.Io non riesco e le sto semore addosso perche voglio che prende bei voti anche se a lei non interessa proprio. Mi sa che hanno ragione le maestre, ma come namma mi sento in dovere di aiutarla anche se lei non vuole.E dura per noi genitori. Oltretutto piange appena viene sgridato, per qualsiasi rimprovero.Che fare?Grazie.

    • Gentilissima,
      è senz’altro vero che tra le responsabilità di un genitore vi è quella di prendersi cura delle difficoltà di una figlia ma è importante nello stesso modo trovare quella giusta distanza che permetta alla bambina di diventare autonoma. Nel suo caso mi pare importante capire se sua figlia possa avere un Disturbo Specifico dell’apprendimento che possa spiegate le sue difficoltà e il suo rifiuto. Suggerisco di farle fare una valutazione da uno specialista psicologo. Cordialmente

  18. Gentle Serena, sono stefania mamma di 3 bambini di 10 – 9 – 7 – anni il momento dei compiti, che adesso sono diventate ore è sempre peggio. Ho provato a dividerli per una maggiore concentrazione ma niente, mi dicono che non li guardo. Ora in cucina tutti insieme e io da spola tra uno e l’altro per aiutarli eper finire ma mi creda da impazzire anche perchè si distraggono maggiormente. Attendo una sua risposta ringraziandola anticipatamente, io non abito a Trento perciò se ha piacere mi comunichi per mail. Grazie a presto.

    • Gentile Stefania, certo, gestire il momento dei compiti con tre bambini è ancora più difficile perché le esigenze possono essere diverse. Se ha bisogno sono a disposizione anche per consulenze a distanza (via Skype)

  19. Buonasera, mi rivedo proprio nella descrizione da lei fatta!Premetto sono mamma signle di una bimba di 7 anni. Il papà viene abitualmente mezza giornata a settimana.il nostro rapporto anche se un pò di facciata è piuttosto armonioso.La bimba ha sempre avuto difficoltà scolastiche fin dalla prima elementare.Di tanto in tanto ho chiesto alle maestre se pensavano che questè difficoltà potessero rincondursi alla dislessia, fino ad ora mi hanno dissuaso dal procedere con la visita per questo disagio.La bambina ha difficoltà nella lettura, quindi tutto ciò che comporta una lettura la mette a forte disagio e non comincia neanche.Spesso leggendo sbaglia alcune lettere la a con la e oppure la o. E’ da dire che la bimba è stata operata l’anno scorso per strabismo che le ha lasciato un forte astigmatismo e miopia, per questo dovrebbe portare gli occhiali, ce non fa regolarmente, a volte sì a volte no!Tutto mi si è ribaltato l’altra sera quando la bimba piangendo mi ha detto che si sente diversa dagli altri perchè non ha il papà a casa come gli altri bambini!Mi sono sentita morire! Perchè normalmente è molto serena, parla della cosa con difficoltà ma da sole abbiamo affrontato più volte l’argomento… forse si è un pò illusa che questo papà prima o poi si sarebbe riunito a noi… non lo sò!Come posso aiutarla??

  20. Buongiorno, ritrovo in mio figlio di 8 anni molti degli atteggiamenti descritti dal bambino che non vuole fare i compiti. Mi vedo pure io che gli ho sempre evidenziato gli errori, gli ho sempre detto che scrive male e probabilmente gli ho fatto vedere i compiti come una cosa negativa, tutto ciò non ha fatto certo bene alla sua autostima. In più, essendo il bambino molto vivace, occasioni per riprenderlo non mancano mai. Da genitori preoccupati ci siamo consultati con una psicologa che ci ha suggerito di cambiare atteggiamento nei suoi confronti, lodandolo quando fa bene e cercando di evitare la critica quando sbaglia. Ci rivedremo il mese prossimo, nel frattempo i compiti ci sono tutti i giorni. Ho notato che solo a nominare la parola “compiti” si trasforma in un piccolo Belzebù e noi facciamo fatica a mantenere la calma pur sapendo che sarebbe la cosa migliore essere rilassati. Dalle maestre è sempre stato descritto come un bambino con spiccata intelligenza, a scuola è sempre indaffarato in mille attività, ma risponde sempre per primo e in maniera corretta alle insegnanti. Ergo il bambino non è stupido, ma i compiti no grazie, il bello è che non vuole andare a scuola senza i compiti, ma nemmeno vuole farli, vive in questo eterno conflitto che mi trova impreparata nell’aiutarlo. Cartella e compiti se li fa completamente da solo, resto a disposizione se ha bisogno, ma devo continuamente a ricordargli di fare la cartella e di fare i compiti quindi in realtà non è proprio autonomo. Ho preso questa decisione: oggi non menzionerò la parola compiti o cartella, appenderò un cartello con la regola: SI GUARDA LA TELEVISIONE O SI GIOCA CON I VIDEOGIOCHI SOLO DOPO AVER FATTO I COMPITI. Non farò nessun riferimento al cartello e quasi quasi farò finta di niente quando mi chiederà chi lo ha appeso. Cosa ne dice? Grazie mille.

    • Gentile Alessia,
      grazie per il suo commento.
      E’ si, purtroppo, come vede dal numero dei commenti all’articolo, non è la sola a vivere il momento dei compiti con grande problematicità. Come dicevo nell’articolo possono essere vari i motivi per cui suo figlio diventa “un piccolo Belzebù” al solo pensiero di dover mettersi sui libri e quaderni e conoscerli è senz’altro importante per poter essergli d’aiuto. D’altro canto suo figlio è fortunato perché ha dei genitori che si sono attivati per comprenderlo. L’idea del cartello è simpatica però occorre sempre chiedersi come la percepisce il bambino. Se ha piacere di un supporto più ravvicinato sono a disposizione per una consulenza, altrimenti tenga duro che il prossimo incontro con la collega le sarà sicuramente utile per capire cosa ha funzionato e cosa ancora no.
      Cordialmente

  21. Buon gg dott.ssa, sono la mamma di un bimbo di 6 anni e leggendo i precdenti commenti volevo farle presente il mio “problema”. Mio figlio al momento frequenta ancora la scuola dell’infanzia, ma la maestra già mi dice che ci sono dei problemi con dei lavori che propone in classe( come per esempio fare un disegno, anche se altri lavori lui li fa tranquillamente!!!). Premetto che lui è un tipo timido e riservato, sensibile e anche intelligente. E’ un periodo di tempo che lo vediamo in un pò troppo timido fuori casa e stiamo cercando di metterlo più possibile in comitiva, con corso di besket, arrampicata, incontri con altri suoi amici ma vedo che la cosa và un pochino a rilento. Volevo un suo consiglio per affrontare al meglio la situazione e anche il fatto che l’anno prossimo ci sarà la scuola primaria( visto che già da adesso c’è qualche difficoltà). Grazie della sua attenzione e disponibilità.

  22. Le discussioni viste sono tutte interessanti. Ho una figlia di 11 anni, prima media, che si accoda a tutte le esperienze già lette…studia svogliatamente, occorre sempre starle addosso ecc…Nonostante tutto vive di rendita data la ottima memoria dei ragazzini a questa età, ma temo che tutto ciò sarà sempre meno sufficiente con l’avanzare del livello di studi. Però la vedo così: si tratta di una “selezione naturale”. Non siamo tutti destinati a fare gli universitari. Qualcuno inevitabilmente sarà destinato a lavori…diciamo così…manuali e così sia…ad un genitore spiace ma bisogna accettare che il proprio figlio , con i libri, proprio non vada d’accordo. Oppure si tratta di aver pazienza e, come molti miei amici, ci sarà la “rivelazione” alle superiori o anche più in là. Avevo compagni di classe mediocri al liceo che poi sono diventati ottimi universitari e ottimi professionisti. A me è sempre venuto tutto abbastanza semplice. Ora sono medico e ho fatto tutto il percorso senza ritardi. Ma dovrò sforzarmi di accettare l’eventualità di una figlia che non sarà come me…l’unica cosa che le chiederò sarà comunque di “fare qualcosa”…qualsiasi purché la renda serena e, ovvio, autonoma (se mi chiedesse di fare la bassista dei Pink Floyd la vedrei dura…). Mi spaventerebbe di più il “ciondolarismo” nel dolce far niente di molti ragazzi di oggi…indecisi ed inconcludenti (vd il libro di Serra…Gli Sdraiati). Saluti

    • Gentile Stefano, la ringrazio molto per il suo interessante commento.
      Ha ragione quando dice che non tutti sono portati per affrontare percorsi di studio impegnativi e lunghi, come quello che ha fatto lei, e che sia importante accettare le aspirazioni e preferenze dei propri figli. Sono assolutamente d’accordo su questo. Però, dal mio punto di vista, occorre avere sempre uno sguardo attendo nei confronti delle difficoltà riscontrate dai bambini/ragazzi e cercare di trovare il modo per agevolarli il più possibile soprattutto nel periodo degli studi obbligatori (elementari e medie). Molto spesso accade, infatti, che questi ragazzi attraversino notevoli conflitti interiori ed esteriori, cioè con le persone vicini a loro, con notevoli ripercussioni negative sulla propria autostima e sulla successiva scelta del percorso scolastico da scegliere. Non è raro che bambini con Disturbo Specifico dell’apprendimento ai quali non viene riconosciuta la natura delle loro difficoltà, possono pensare erroneamente di non essere portati per gli studi e orientarsi, quindi, verso l’abbandono scolastico o percorsi professionalizzanti pur magari avendo aspirazioni diverse.
      Rispetto ai ragazzi che non trovano piacere in nulla, si, questa è una nuova emergenza educativa. Grazie

  23. Cara Serena,
    ho un figlio di quasi 10 anni frequentante la classe 4! Quest’anno la maestra fa fare loro una verifica a settimana nelle varie discipline (lunedi, martedì e mercoledì). Mio figlio però riesce a prendere bellissimi voti “soltanto” se io studio con lui, cioè devo “obbligatoriamente” leggere e studiare con lui. Ma capita talvolta che non posso farlo per vari motivi e allora lui NON STUDIA proprio. Trova tutte le scuse: “faccio dopo”, “me lo ricordo a memoria”, non è importante” o addirittura il giorno dopo va dalla maestra e le riferisce semplicemente “di non aver studiato”! Sta di fatto che non ha proprio voglia… e piange continuamente se lo rimprovero (P.S. soffre ancora di enuresi notturna!) Ultimo caso di oggi, è tornato dall’allenamento di calcio e invece di studiare si è messo a giocare in cortile con altri bambini (“studio dopo cena”, mi ha urlato!) e dopo cena mi ha sfidato ulteriormente, niente voglia… anche se per domani si è messo in lista per essere interrogato “volontario”! Non so proprio come fare! E’ un muro contro muro….
    P.P.S. Sua sorella ha due anni di meno e fa tutti i suoi compiti in autonomia prendendo ottimi voti e si fa avanzare anche “moooolto tempo” per giocare!
    Grazie per eventuali consigli!

    • Gentile Anna, più che non voglia io la definirei richiesta d’aiuto che suo figlio non sa esplicitare in altro modo. Il confronto con la sorella sicuramente non lo aiuta. Va approfondita e migliorata la relazione tra di voi per poter migliorare il suo rapporto con i compiti. Saluti

  24. salve mia figlia 12 anni da circa 2 mesi ha scoperto quanto è bello uscire con le amiche e amici,e poi ha scoperto che è bello prendersi una piccola cotta per un ragazzino della sua età circa,non segna quasi mai i compiti per casa,il suo rendimento scolastico lascia un po a desiderare,sto sempre attenta che faccia i suoi compiti prima di uscire ma se lei non gli segna …è un incubo devo stare li a controllare diario sempre vuoto ,quaderni e libri per vedere se ha segnato li qualcosa.se la sgrido e le dico di controllare e chiedere lei i compiti una volta su 3 lo fa,ma non bene è disinteressata alla scuola pasticcia con la penna libri e quaderni che è una cosa veramente antipatica .come devo prenderla ?l’ho messa in punizione e le stava prendendo una crisi isterica,invece cosi è felice spensierata ma io dico e la scuola??

  25. Buonasera Serena. La mia situazione e’ questa . Convivo da sei mesi con m. Sua figlia ha da poco compiuto nove anni. Il mio compagno e sua moglie sono separati da quasi due anni . Io l’ho conosciuto dopo la separazione. A quanto ho capito ed in parte mi è stato detto la loro separazione e’ stata frutto di forti incomprensioni nonostante si fossero sposati con forte convinzione. Si sono lasciati quindi , la decisione comunque e’ stata del mio compagno, dopo che per almeno due o tre anni hanno discusso ferocemente forse , purtroppo ed inevitabilmente ( loro malgrado intendo ) anche davanti alla bimba che allora era piccola. Ebbene la bimba in un primo momento , diciamo fino alla scorsa estate , ha reagito discretamente bene (ovviamente qualcosa e’ cambiato da quando ci sono io) e’ andata sempre bene a scuola e nonostante sia vivace ha comunque sempre avuto un comportamento ubbidiente . Da qualche mese però è diventata un’impresa farle fare i compiti..presenta quasi tutti i comportamenti da lei descritti . Inoltre presenta degli atteggiamenti capricciosi e da bimba viziata nonostante nn lo sia. Questo sta creando dei forti dissidi soprattutto con il mio compagno..il padre appunto e stiamo tutti soffrendo per questo. Il mio compagno e la sua ex moglie , nonostante un’iniziale e comprensibile momento di difficoltà ora vanno discretamente d’accordo, l’affido e’ congiunto ma essendo la bimba piccola ovviamente sta con la mamma , noi la vediamo tutte le settimane e due week al mese sta con noi. Io è la piccola andiamo molto d’accordo , mi dice spesso che mi vuole bene ed in più di un’occasione vedendomi presente alle discussioni con il padre mi ha addirittura detto ” il problema nn sei tu” ( si figuri..e mi creda nn scherzo) . La sua mamma deve sicuramente e giustamente aver indagato su di me e credo abbia capito che la tratto bene, con affetto , e che nn faccio nulla per sostituirmi a lei o scavalcarla in qualche modo. Insomma sembrerebbe una situazione ideale, ma la bimba sta male e si vede, il mio compagno a volte perde la pazienza, la sgrida , magari alza la voce, ma la ama con tutto se stesso e per questo a sua volta sta molto male, si sente in colpa ..piange.. La sua ex moglie nn credo abbia mai parlato male di me con il mio compagno o la bimba così da creare turbamenti, poiché per quello che ho capito nn e’ il tipo ed in più capisce bene che questo farebbe male soprattutto ed in primis a sua figlia. Insomma ecco , siamo persone civili e tutti di buon cuore.. Io ed il mio compagno ci vogliamo bene e la situazione se nn fosse per la bimba e’ tranquilla serena ed equilibrata.. Nn ci sono guerre anzi si cerca tt di collaborare . La situazione attuale però è’ che la bimba e’ smaniosa , e’ disubbidiente e nonostante sia intelligente e comunque brava a scuola farle fare i compiti costa pianti urla e per tt questo e’ in guerra soprattutto , ma nn solo, con il padre. Cosa possiamo fare?..cosa posso fare io?

  26. Gentili Giovannarita e Jessica, grazie per il vostro prezioso contributo nel Blog. Nel vostro commento però emerge una domanda specifica che merita dovute attenzioni professionali. In questi casi preferisco rispondere personalmente attraverso la modalità della consulenza che, però, è a pagamento. Vi contatterò, quindi privatamente.
    Cordialmente

  27. Mio figlio di 13 anni si ritrova sempre alla sera dopo cena a fare i compiti e inevitabilmente va a letto verso mezzanotte. Il pomeriggio gli dico di farli ma lui sembra che non capisca il tempo che ci mette a farli e dice tanto faccio presto! Di conseguenza il pomeriggio certe volte si addormenta e poi sta sempre a guardare quello che fa il fratello di 7 anni e litigano sempre. Io non ce la faccio più e non so come fargli capire che se si sbriga a fare i compiti la sera si può rilassare guardando la tele ecc. Aspetto una sua risposta. Grazie mille.

    • Purtroppo andrebbero approfondite le dinamiche familiari per poter capire come aiutarvi. Sono a disposizione per una consulenza. Saluti

  28. aiuto sono disperata ho una figlia di 12 anni e un figlio di 16 anni che proprio di compiti e di scuola non ne vogliono sapere e sono in grave difficolta mia figlia è brava a studiare ma alcune volte per studiare usa il telefono la musica o altre cose che noi mamme quando avevamo la loro età non sapevamo neanche che ci fossero. Che cosa devo fare per mia figlia e per mio figlio che fa lo stesso solo che lui se appena tocca o apre un libro va in paralisi dato che mia figlia va in 1 media conosce i professori o prof come gli chiamano loro lei va bene a scuola ma mio figlio non conosce nessuno e poi i prof neanche dargli una mano quando ha bisogno di aiuto. Allora sto chiedendo a te Serena di darmi qualche consiglio su che cosa fare sui miei figli. Ho bisogno di aiuto e in fretta!!! grazie cordiali saluti Barbara

    • Gentile Barbara, la tecnologia può benissimo essere a supporto dello studio ma ovviamente anche qui i casi sono molti. Incentivi suo figlio più piccolo ad esporre le sue difficoltà ai professori in modo da trovare una soluzione insieme a loro. PEr quanto riguarda l’aiuto che potrei dare io, prima mi è necessario approfondire il tutto attraverso una consulenza. Saluti

  29. Buongiorno, avrei bisogno di in consiglio ma se possibile in privato grazie

  30. Salve! Gli scrivo con gli occhi in lacrime perché appena ho saputo che mio figlio e stato bocciato in prima media . Sono distrutta letteralmente anche se notizia era aspettata, visto scarso impegno scolastico di mio figlio in questo ultimo anno. Viviamo una situazione di conflitto educazionale in famiglia perché come genitori pur separati viviamo sotto lo stesso tetto . Mio figlio vive mallissimo la situazione e di fatto sta la bocciatura ! Cosa devo fare come mamma?! Come posso aiutarlo ad andare avanti , a rimettersi a studiare ed essere contento di se stesso? Non siamo mai rivolti finora ad un psicologo .

    • Gentilissima, potrebbe essere proprio l’occasione giusta per farlo. Lo psicologo è sicuramente una persona che può aiutarvi in queste situazioni. La saluto cordialmente

  31. Salve, mi chiamo Donatella e sono mamma di un bimbo di 8 anni e mezzo che il prox anno farà la 4 elementare.Il mio problema è questo:mio figlio è un bambino molto intelligente e bravo ma mi fa penare x fare i compiti.A casa comincia a fare la lezione qualche volta con entusiasmo ma la maggior parte delle volte no…. per poi fermarsi e riprendere il più tardi possibile. Così passano le ore e lui è sempre li e non capisce che più passa il tempo più si stanca e rimanere concentrato è sempre più dura.Molte volte gli ripeto che prima finisce e meglio è così avrebbe molto tempo per giocare, lui tutte le volte mi dice di si e poi ricomincia la solita storia promette ma non mantiene quello che dice.A scuola le maestre mi parlano bene di lui dicendomi che è molto intelligente e potrebbe essere tranquillamente il primo della classe se solo riuscisse a non distrarsi.Finisce i compiti alcune volte velocemente ma la maggior parte delle volte no….si incanta!!Non faccio mai dei paragoni con i suoi amichetti che so di alcuni molto veloci a fare la lezione, anzi è lui che a volte parlando mi dice che vorrebbe essere come loro perchè riescono a fare le cose velocemente, ma caposco che lo dice senza invidia e che comunque non si sente da meno rispetto a loro….almeno non me lo fa pensare!Io sono piuttosto stanca di questa guerriglia dei compiti e avolte mi ritrovo ad alzare la voce ma mai gli dico che non capisce niente….insomma ha un consiglio anche per me?

    • Gentile Donatella, grazie per avermi scritto.
      Anche nel suo caso, trattandosi di una richiesta specifiica relativa alla sua specifica famiglia, non mi é possibile darle dei consigli. Rischierei di essere generica e poco efficace.
      Se ha piacere di approfondire e trovare la modalitá più corretta per intervenire, sono eventualmente a disposizione per una consulenza che seguirà tutte le procedure suggerite dalle linee guida per la tutela della privacy.
      In attesa di un suo eventuale riscontro, la saluto cordialmente.
      Dott.ssa Serena Costa

  32. gentile Dottoressa le scrivo perche come tutte le altre mamme ho seri problemi nello svolgimento dei compiti di mia figlia di quasi 9 anni alla quale è stata diagnosticato disturbo misto dell’apprendimento nella specifica lieve dilessia e disortografia piu marcata discalculia. Mi sono stati dati compiti da svolgere per il recupero ma ogni volta è una lotta sono sfinita si rifiuta categoricamente e quel poco che fa lo vede come una tortura .Penso che se migliorasse la sua autostima e motivazione riuscirebbe bene ma così è un cane che si morde la coda.La sua insegnante non è daccordo con la diagnosi e non mi da aiuto .. Cosa posso fare

    • Gentilissima, in linea generale quando il momento dei compiti diventa una guerra continua con il proprio figlio, può essere utile trovare qualcun altro che possa occuparsene in modo da recuperare un buon rapporto con il proprio figlio in altri contesti. Se ha bisogno di un consulto più specifico e adatto alla sua situazione, mi contatti privatamente.

  33. Gentile dottoressa , ho un bimbo di 7 anni che ha delle capacità di linguaggio e di apprendimento molto perspicaci infatti è gia capace di usare il pc e vari giochi elletronici senza che nessuno gli abbia mai spiegato come si faccia . Ma quando si tratta di scrivere e stare attento in classe e svolgere poi i compiti a casa mi fa disperare , non pensa ad altro che a giocare sembra quasi che non voglia rasegnarsi al passaggio dall’ asilo alle elementari , non so più che fare ne come cercare di renderlo partecipe o di invogliarlo vuole solo vedere cartoni ,giocare e fare lo stupidino ,ho provato a togliergli tutto dai giocattoli alla tv ecc. ma non ho ottenuto un bel niente io a questo punto mi arrendo quando vorrà crescere e andare avanti sarà lui a farlo anche perchè io aspetto un altro figlio e ne ho un altra più piccola che per fortuna lei è diversa lei ci prova a scrivere e a leggere ecc ma lui non ne vuole propio sapere non ci prova neanche e io non so più che fare .Mi affido un pò al suo giudizzio per cercare di capirlo un pò cosa gli passi per la testa molti mi dicono di portarlo a un doposcuola ma penso che se non scrive i compiti e si rifiuti anche di provare penso che anche il doposcuola servi a ben poco spero in lei cordiali saluti Vittoria.

  34. Gentile dottoressa le riscrivo per farle capire un pò la situazione , io cerco di capirlo di palargli avvolte è vero per la disperazione dopo però le fatidiche 5 ore sui quaderni anche solo per scrivere poche parole stupide , mi fa davvero disperare, a pensare che comprende ciò che gli spiego ma niente fa il finto tonto come se non fosse a lui la spiegazione diretta .Mi fa davvero impazzire fino a tanto che grido come una disperata però senza mai agredirlo verbalmente o farlo sentire incapace, io non so più cosa fare mia madre dice sempre che sono una santa hahaha perchè non voglio propio arrendermi nel capire il perchè del suo comportamento . La nostra famiglia è una bella famiglia semplice ci sono i momenti dei giochi quelli del dovere e quando io e mio marito dobbiamo discutere al quale capita davvero di rado perchè siamo una coppia di giovani pazzi, allegri e scatenati ,forse è vero vizziamo un pò troppo i nostri figli però vorrei che prima del piacere ci sia sempre e cmq. il dovere spero in un suo aiuto cordiali saluti.
    Vittoria

    • Ciao io ho 12 anni vado in terza media e sto 6 ore sui libri e quando vengo a casa da scuola c’è n’è sto altre 4/5 è ovvio che poi non abbiamo voglia e motivazione noi sappiamo che usiamo da scuola mangiamo e poi ci sono le pile di compiti noi non vogliamo non fare i compiti o dare un dispiacere a i prof e si genitori ma se la situazione è questa io ho fatto una gita e il giorno della gita ci hanno detto che per il giorno dopo dovevamo fare un tema di almeno 5 pagine ma ci rendiamo conto eravamo svegli dalle 6:00 del mattino e siamo tornati alle 19:30 un’organizzazione era stanco voleva mangiare farsi una doccia e andare a letto no invece ci sono sto compiti
      Grazie comunque

      • Buongiorno Samanta, grazie per la tua testimonianza di studentessa. Ha ragione, molte volte sono i professori i primi che faticano nel diluire il carico dei compiti a casa e nel concedere il tempo necessario per eseguirli. Però ti invito a riflettere sul fatto che a volte questo carico di lavoro che i professori danno ha l’obiettivo di porvi difronte a delle difficoltà in modo che impariate a organizzarvi per affrontarle. Questo perché più si va avanti nella vita, più accadono queste cose. Non vederle quindi come una punizione ma come un allenamento alle difficoltà della vita. Poi certo, passare tante ore sui libri è uno sforzo molto grande e non dovrebbe mancare mai il tempo per svagarsi. Per questo ci vuole molta organizzazione e strategia. Per concludere, quindi, dato che ti sento una ragazzina responsabile e matura, ti invito ad esporre queste difficoltà ai professori mantenendo però sempre un atteggiamento costruttivo. In bocca al lupo per tutto!

        • Grazie mille dottoressa Serena mi sento responsabile dei miei voti perché anche se non ho il massimo di che potrei farcela quest’anno non ho più la ragazza che mi aiuta a studiare e non fa niente se non arriverò più al 9 mi basta anche un otto per affrontare gli esami anche se ho paura 😱
          Grazie mille non saprei come ringraziarla

    • Gentile Vittoria, come dice nelle sue riflessioni, ci possono essere vari fattori alla base di tale comportamento che vanno compresi. Le strategie che sta usando tuttavia, sembrano non essere le più adeguate. Se ha piacere di un confronto possiamo parlarne meglio attraverso una consulenza. Saluti

  35. Salve sono Maria, la mamma di un bambino siberiano di 5 anni arrivato nella nostra famiglia all’età di 2 anni e mezzo. Fino a quell’età ha vissuto sempre in un istituto per orfani senza affetti e totalmente privo di stimoli. Presenta un lieve ritardo della crescita (è più piccolino rispetto ai suoi coetanei). Abbiamo qualche problemino nel farlo mangiare in quanto sembra che sia inappetente (dobbiamo ancora imboccarlo e non mostra alcun interesse nel cibo) e questo non lo aiuta certo nella crescita. Nonostante questo in linea di massima è un bimbo di carattere buono e affettuoso. E’ attaccatissimo a me e al papà. Ama tantissimo giocare con i suoi amichetti anche se è molto selettivo anche in questo. Preferisce stare in casa e giocare nel suo ambiente abituale come se questo lo fa sentire più protetto e sicuro. Adora i cartoni animati a tal punto che rimane incantato davanti alla TV e se lo si chiama, non risponde nemmeno. Comunque ha fatto dei progressi da paura da quando è arrivato – parla l’italiano benissimo ed è molto riflessivo e sensibile. Le maestre dell’asilo, conoscendo la sua situazione, all’inizio hanno cercato sempre di assecondarlo. Ultimamente però le maestre lamentano il fatto che si rifiuta di fare i lavoretti, è un continuo dire NO a tutto quello che gli si chiede di fare. Quindi sono costrette a sedersi vicino a lui per spronarlo continuamente ma a volte non obbedisce neanche con le maestre vicine. Dicono inoltre che dice continuamente le parole “non ci riesco” ma ritengono che sia solo un suo modo “furbo” per non fare le cose. Per questo spesso viene richiamato, rimproverato e messo in castigo e lui piange. Visto che comunque l’anno prossimo dovrà comincerà ad andare a prima elementare, le maestre sostengono che se continua a rifiutarsi nel fare i lavoretti si troverà in difficoltà a scuola e rimarrà sempre indietro rispetto agli altri. Ogni tanto anche quando sta a casa per un nonnulla si mette a piangere e si rifiuta di collaborare, ma finora questo comportamento l’abbiamo sempre interpretato come semplici capricci oppure è solo un suo modo antipatico per attirare l’attenzione su di se. Ho bisogno di qualche consiglio per renderlo più autonomo, per invogliarlo a fare i lavori che si rifiuta di fare e per aumentare la sua autostima che è sotto zero. La ringrazio anticipatamente per il suo prezioso aiuto.

    • Signora maria io da ragazzina lo capisco il piccolo che sta davanti alla TV non ascolta però sfece capire che se lui é stato abituato così non cambierà molto facilmente si deve far valere io non so cosa vuol dire vedere il proprio figlio piangere ma so che se dopo averlo sgridato uno lo consola non gli fa capire niente non si se adesso la dottoressa Serena sia d’accordo però credo che debba iniziare così con me ha funzionato poi magari é anche per via dell’adozione non so però inizi a farsi valere poi consulti la dottoressa prego

    • Gentilissima, come spesso dico purtroppo prima di poter dare consigli necessito di molte altre informazioni pena il rischio di dare indicazioni non adatte. A maggior ragione in situazioni così specifiche questo diventa necessario. La invito quindi eventualmente a richiedere una consulenza. Saluti

  36. mio figlio di 6 anni in classe è svogliato si rifiuta spesso di scrivere e quando dice stop chiude quaderno e astuccio e smette di fare tutto dando noia anche agli altri alunni. Di conseguenza la maestra ci chiama spesso a colloquio perché non sa come comportarsi come del resto noi genitori ! Help

  37. Buongiorno dott.ssa, sono la mamma di un bambino di 6 anni.. frequenta la prima elementare e diciamo che già dal primo giorno non ha preso per il verso giusto la scuola ha sempre detto che non gli piace e che non ci vuole andare. Fare i compiti è diventato un grandissimo stress ci mettiamo dalle 3 alle 4 ore a volte anche 5…ieri parlando con la maestra mi ha elencato i suoi vari comportamenti, mi ha detto che non sta attento, mentre lei spiega lui pensa a giocare, non ascolta è testone, si alza.. insomma fa un po’ quello che vuole.. a casa ce poi il problema di questi compiti e dopo tutte quelle ore la cosa che mi lascia a bocca aperta è che ripetiamo le lettere e lui mi dice che non si ricorda che lettera è.. fino ad ora hanno fatto le vocali e di consonanti hanno fatto la L S M,
    spesso non ricorda cosa sono.. però ce da dire che quando porta a casa i quadernoni i voti sono buoni. Sono disperata non so più cosa fare, l’ho anche iscritto ad un corso di psicomotricità, spero sia solo un periodo e che tutto questo passi più in fretta possibile. Grazie per l’attenzione le porgo i miei saluti. Simona

    • Gentile Simona, spesso queste difficoltà in prima elementare sono una spia di un disturbo specifico dell’apprendimento che però va diagnosticato più avanti in terza elementare. Dato che però il tempo è prezioso, oltre a ricercare collaborazione negli insegnanti, le suggerisco di valutare l’opportunità di far fare una valutazione ad uno psicologo dell’apprendimento in modo da avere indicazioni precise a riguardo. Saluti

  38. Buongiorno dottoressa,
    ho due figli, il primo in prima liceo, interessato al mondo esterno, alla politica, segue gli eventi del mondo ha il problema che non riesce a studiare oltre un certo limite, che per lui sono due ore. Per quanto si impegni alla fine i risultati scarseggiano e quindi li si innescano i soliti meccanismi per i quali noi genitori priviamo fino a che non vediamo un rinnovato impegno. Alle elementari era molto brillante e alle medie bravo ma non più brillante. Ora ovviamente deve dare qualcosa di più e la motivazione sembra non scattare. Almeno non sembra esservi costanza.
    Il secondo figlio in prima media sta confermando l’andamento delle elementari : eccellente. Pensa ai compiti prima del gioco ma riesce in ogni caso a giocare e a fare sport. E’ fortemente motivato, va oltre qualsiasi sia la materia: da musica a matematica. Cerca addirittura di poter approfondire su altri testi per avere una maggiore preparazione. Insomma, stessi genitori, due figli diversissimi. Lo dico perché per un genitore che vede gli insuccessi scolastici del proprio figlio, è facile fare mea culpa. Ma mi chiedo davvero come poterlo aiutare. Gli ricordiamo spesso che ha i numeri per potercela fare e siamo estremamente convinti che la motivazione deve scattare in lui. Perché ha un educazione e sensibilità estrema, ma ad oggi ancora non ha percepito l’importanza di esercitarsi per non avere dubbi alle prove scritte. Cosa possiamo fare? forse qualche ora di ripetizioni che gli possano trasmettere sicurezza? grazie infinite L.

    • Gentile Loredana,
      grazie per avermi scritto. Non è insolita la situazione in cui si sta trovando lei in cui i figli mostrano attitudini e atteggiamenti completamente diversi. Questo risponde anche ad un bisogno dei ragazzi di differenziarsi e costruirsi un percorso personale. Non le so dare un consiglio utile non conoscendo la sua situazione, se non quello di parlare con suo figlio e cercare di trovare insieme un modo più efficace di esprimere le sue potenzialità. La saluto cordialmente. Serena Costa

  39. Mia figlia di 6 anni è in prima elementare. Non vuole fare i “compitini”, trova mille distrazioni: sono stanca, non lo so fare, non lo ricordo, la matita non temperata bene……
    Se (e quando) inizia a mettere la matita sul foglio scrive la prima letterina di una parola e: si alza, prende altre cose dall’astuccio, si allontana dalla scrivania, non ricorda come si scrive la lettera (fatta 100 volte un minuto prima).
    Sarò esagerato,ma mia moglie si sente disperata e io con lei : viene rimproverata , punita :piange ma senza ottenere risultati, continua a rifiutarsi di completare i compiti. Sicuramente stiamo sbagliando tutto,altrimenti qualcosa l’avremmo ottenuto, ma si è creata un’ostilità in merito a quel momento e sento che sto rovinando tutto. All’uscita della scuola “cerco” di avere feedback da lei su come sia andata la giornata scolastica con delle domande abbastanza larghe , nel tentativo di avvicinarmi al nocciolo (“la maestra cosa ha spiegato oggi?”) in modo soft: oggi a scuola ti sei divertita? Siete andati tutti in cortile a fare ginnastica? Nulla, sembro di essere solo in macchina, l’unica cosa che mi dice “appena arriviamo a casa te lo dico”!! Anche a casa non dice nulla ne’ a me tantomeno alla mamma. A volte si rifiuta di scrivere i compitini scritti sulla lavagna (o non riesce a copiarli?) e questo ci fa’ un po preoccupare e anche arrabbiare perche’ alla domanda “come mai non hai scritto i compiti sul quaderno?”, nessuna risposta! Un giorno doveva completare la pagina scrivendo all’incontrario i numeri dal 5 fino allo 0, e non le dico i piagnistei e lamentele che ha tirato fuori con mia moglie…per completare un rigo ha impiegato 30 minuti. Strappo un foglio da un quaderno vecchio, mi siedo a fianco a lei proponendo un gioco-gara a chi sarebbe stato capace di finire tutta la pagina scrivendo i numeri da 5 a 0. Bene, ha completato la pagina in meno di un minuto!!!!! Naturalmente non tutti i compiti si possono fare giocando, alcuni richiedono un po’ di attenzione e concetrazione. Mia figlia è una bambina molto inteligente, sensibile, un pò sfaticata, e distratta. Giorni che esce da scuola con bei voti ( ma lo stesso non racconta nulla della sua giornata scolastica) e giorni che esce con brutti voti, compiti scritti in modo incompleto. Come posso aiutarla?
    Grazie mille.

    • Gentile Lorenzo, per aiutarla le suggerisco di fare un approfondimento con le maestre e, se non dovesse essere sufficiente, con una psicologa dell’infanzia. A volte da soli non si è in grado di capire cosa succede ai bambini e per questo le suggerisco di farsi aiutare, soprattutto se in gioco è la qualità del vostro rapporto. Saluti

  40. Salve. Sono in cerca di consiglio in merito al fatto che mia figlia nata a marzo potrà frequentare la prima elementare a 5 anni e mezzo come anticipataria. Il punto è che la maestra di asilo ci aveva superficialmente consigliato che poteva andare in prima elencare , dopo aver effettuato l.iscrizione io comincio ad avere seri dubbi. Mia figlia ha un ottimo apprendimento ma il punto è che non è ancora matura nel seguire regole ,si stanca facilmente, la maestra concorda ma . . Poteva consigliarmi prima. Espongo alla preside il mio dubbio e le dico chiaramente di ritirare j.iscrizione, lei si rifiuta , poi ci fa capire che potrei ma non garantisce la riconferma all.asilo. insomma si impunta senza far troppo caso al bene di mia figlia e tutto finisce lì. Conclusione , a settembre 2015 mia figlia inizierà la prima a 5 anni e mezzo, ho paura che potrebbe avere difficoltà ad adattarsi alle nuove regole, voglio sapere se sarei ancora in tempo per insistere a farla restare all.asilo e in che modo. Insomma aiuto o o

    • Gentile Olimpia, deve leggere bene il regolamento della due scuole in merito a iscrizione e ritiro iscrizione e parlare con il preside e il coordinatore della scuola materna. Se non trova l’accordo con loro le suggerisco di affrontare l’ingresso di sua figlia nella scuola elementare con la maggiore serenità possibile. Non é detto che sua figlia troverà poi difficoltà. Attenda con serenità e intervenga non appena sgorgano problemi. La saluto cordialmente.

      • Grazie mille dottoressa per la celere risposta. La preside sei la seconda nostra richiesta ha nuovamente rigettato la domanda del rientro alla materna quindi se decidessìmo di non farle frequentare la prima resterebbe un anno a vuoto o peggio in qualche altra scuola privata con il controproducente risultato di nuovi compagni nuovo ambiente e nuove insegnanti e metodi. Speriamo ben!e spero da genitore che non si trovi inadeguata e non all’altezza , sarebbe per il suo carattere un chiedersi e soffrire. Grazie di nuovo

  41. Buona sera dottoressa , vorrei chiederle un aiuto se posso ; io sono mamma di una bella bimba di 6 anni e mezzo che frequenta la prima elementare . Fin dal principio la bambina ha presentato enormi problemi nell ambientarsi a scuola, specie xke ( a detta delle maestre ) nn possedeva i prerequisiti necessari x cominciare la prima .ora le maestre dicono che ha fatto enormi progressi ma io a casa faccio un ente fatica a farle capire che i compiti vanno fatti . Continua a rimandare adire che è stanca.nn so come fare x riuscire a farle capire che deve farlo senza opporsi così duramente . Oltre tutto sia io che le maesre nn capiamo come mai lei sia così brava nell orale ma nello scritto sia così latente. Grazie in anticipo

    • Gentile Monia, l’inizio della scuola può essere molto difficoltoso per alcuni bambini. Poi succede che alcuni migliorano mentre altri continuano nelle difficoltà. Se il prossimo anno la situazione continua ad essere difficile le suggerisco di fare un approfondimento con una psicologa dell’infanzia esperta in apprendimento in modo da evitare alla bambina anni di esperienze negative con la scuola. Saluti

  42. Io ho un figlio di 6 anni da compiere e mi sta facendo uscire pazza…. è sopra la media con l’intelligenza dai test fatti con psicologa ma nn vuole assolutamente impegnarsi….. è certificato ma nn per adhd. .. lui nn fa se nn con un adulto vicino e quindi mi metto vicino mi prende pure in giro (da qui devo scrivere?)… cosa posso fare?

  43. Salve serena, io ho un grave problema con mio fratello di 13 anni che fa la terza media, ha sempre avuto qualche riluttanza a fare i compiti ma li ha sempre eseguiti pur controvoglia; da quest’anno però sta avendo un totale rifiuto di studiare: sta pomeriggi interi a fissare il libro o il foglio e il giorno dopo prova tutti i modi per non andare a scuola. Complici
    la brutta situazione familiare ed economica e il suo pessimo metodo di studio, né i miei genitori né io sappiamo cosa fare…

    • Gentile Daniele, dovrebbe dire ai suoi genitori di rivolgersi allo psicologo scolastico della scuola che frequenta il ragazzo…è un servizio gratuito. Lì potrebbero darvi qualche indicazione. Saluti

    • Ciao Daniele anch’io ho passato questo periodo e ed era a causa di un litigio fatto con i miei parenti ma comunque ora che 35 anni e ho 3 figli so che se ci litigo è peggio quindi prova a chiarire un po’ quello che può essere successo a tuo fratello ho alla tua famiglia sia a casa che a scuola

  44. Gentile Dottoressa, mio figlio ha 12 anni e frequenta la seconda media. Da quest’anno ha iniziato a non studiare o studiare poco, ogni volta che deve studiare è come se la rabbia di doverlo fare gli oscurasse la mente e non riuscisse più a concentrarsi e a capire e ricordare quello che legge. Non ha mai avuto particolarmente voglia di studiare però prima, per quanto si applicasse poco, i risultati erano discreti e non aveva queste difficoltà nel concentrarsi. Naturalmente questa situazione sta innescando una relazione conflittuale con noi genitori e non sappiamo più cosa fare. Pensavamo di non mandarlo più a giocare a calcio, sua passione, che lo impegna per 3 allenamenti a settimana e la partita il sabato. Da pochi giorni gli abbiamo affiancato una persona che gli dà ripetizioni 2 volte la settimana per 2 ore. Cosa mi consiglia? grazie mille

    • Gentile Cristina, l’idea di affiancare una persona che lo aiuta nello studio può essere buona nei casi in cui i compiti diventino un terreno di eccessivo scontro con i genitori. Va però approfondito il motivo di tanta rabbia. Le suggerisco di rivolgersi ad uno psicologo. Saluti

  45. buongiorno Serena,
    mi sono imbattuta casualmente nel tuo blog mentre cercavo qualche idea per aiutare un ragazzo che quest’anno “non ha voglia di studiare” e ho trovato l’articolo molto interessante.
    Mi chiamo Anna e seguo un ragazzo di 12 anni nei compiti pomeridiani(ormai da 5 anni,ho lavorato per anni in un centro pedagogico),ma,per la prima volta non riesco ad aiutarlo davvero.
    Sbuffa sempre e ha 1 atteggiamento di rifiuto soprattutto quando si tratta di studiare materie come la storia,la geografia e scienze nonostante io sia ben disposta a spiegare piu’ volte e in maniera semplice le varie materie e anche a fare degli schemi.
    Ha una bassa autostima di sè stesso e soprattutto ha paura di sbagliare, questo, lo porta ad avere 1 atteggiamento di chiusura e quindi durante le interrogazioni non riesce a dire una frase di senso compiuto.
    Ultimamente mi dice:” non ho capito cosa c’era scritto!” e io sono preoccupata perchè nonostante vari modi il rendimento scolastico è calato!
    Sto cercando di agire in modo mirato ma evidentemente mi sfugge qualcosa.
    Ho bisogno di un tuo aiuto.
    Certa di una tua risposta,ti saluto 🙂
    Anna.
    (p.s a volte penso che il suo modo di pensare e di vedere le cose sia troppo infantile rispetto alla sua età, e poi ha 1 rabbia interiore che lo porta sempre ad essere nervoso nonostante la famiglia lo accontenti per esempio lo hanno iscritto a delle lezioni di pallavolo…mi verrebbe di dire che non sempre “il premio” sia la cosa giusta!!!!)

    • Gentile Anna, vedo ora che ho dimenticato di risponderle. A 12 anni è molto facile che i ragazzi passino un periodo di crisi vista l’adolescenza. L’aspetto emotivo è determinante nell’approccio ai compiti scolastici e, a quanto pare, il ragazzo sta vivendo un periodo di rabbia. Le suggerisco di parlarne con i genitori e, se ne avesse bisogni, di chiedere una consulenza da una psicologa per avere indicazioni più precise su come relazionarsi a lui. Se ha piacere sono a disposizione. Saluti

  46. Buonasera dottoressa,
    Mi chiamo angelo sono padre di una ragazza di 15 anni che va in seconda superiore . Mia figlia

  47. Cara dottoressa mio figlio ha quasi 9 anni, al momento figlio unico e fa la ||| elementare, le materie dove ha voti buoni sono ginnastica, geometria, storia, geografia e tutto ciò che s’impara a memoria, ma la pecca è che non vuole applicare nello scritto,a differenza dell orale che apprende tutto. È svogliato, perde tempo senza curarse del tempo che passa, i patti raggiunti con promesse di regali ma niente subito si smonta anche mettendolo in punizione da noi e la maestra che comunque ha le sue regole nella sua classe, dice che se starebbe attento un po di più sarebbe eccellente…cosa posso fare visto che ha le capacità e non ha nessun problema? Ah dimenticato ha una brutta scrittura come risolvo?

    • Gentile Grazia le suggerisco di parlare con le maestre e di rivolgersi ad una psicologa esperta negli apprendimenti per fare un approfondimento in modo da escludere eventualmente un possibile Disturbo delll’apprendimento riguardante la scrittura (Disgrafia). Se ha bisogno di un’indicazione a riguardo mi scriva in privato a serenacosta.it@gmail.com. Saluti

  48. buonasera mio figlio 15 anni ..ogni tanto si perde nel vuoto ti fa preoccupare gli chiedi cos’ha e non risponde ha dei comportamenti strani, e anche atteggiamenti,e poi non ricorda di questi suoi comportamenti.ti dice che non è vero ..cosa posso fare? a chi devo rivolgermi?

    • Gentilissima, è da tanto che accadono questi comportamenti? Potrebbe essere una cosa passeggera ma anche qualcosa di più serio. Lei tenga il dialogo aperto con suo figlio senza però trasformarsi in un’investigatrice perché spesso la reazione dei ragazzi è quella di chiudersi ancora di più. Rimango a disposizione. Saluti

  49. Ciao sono la mamma di un bambino di 11 anni che mi fa impazzire pe fare i compiti , ogni giorno fa crollare i miei buoni propositi di aiutarlo in serenità . Non so più come fare lui è molto demotivatoe e ha scarsa opinione di se stesso questo mi fa venire dubbi sul fatto che sono stata io a farglielo venire .
    Aiuto

    • Gentile Stefania, spesso dietro a tanti rifiuti dei bambini nel fare i compiti c’è la paura del giudizio e quindi la paura di non essere abbastanza bravi da riuscire. Se ha piacere sono a disposizione per un approfondimento sulle dinamiche che ha portato suo figlio a rifiutare così tanto i compiti. Saluti

  50. Buonasera, sono la mamma di un ragazzo di 15 anni….frequenta la seconda liceo scientifico sportivo. La scuola l’ha scelta lui, per cui non ha neanche la scusante del fatto che la scuola non gli piaccia, però non ha proprio voglia di studiare. Io cerco, come tutti i genitori, di fargli capire che lo fa solo per se stesso, per avere un futuro ecc… ma non recepisce proprio. Sinceramente non ho più voglia di stargli dietro come l’anno scorso.
    Non so se è giusto che si arrangi da solo e che venga anche bocciato o seguirlo come l’anno scorso, ma se gli sto sempre dietro non farà mai da solo e non capirà mai le sue capacità e soprattutto non prenderà fiducia in se stesso.
    AIUTO

    • Gentile Stefania,
      condivido con lei la sua ultima affermazione “se gli sto sempre dietro non farà mai da solo e non capirà mai le sue capacità e soprattutto non prenderà fiducia in se stesso”.
      All’età di 15 anni direi che è assolutamente necessario che abbia l’esperienza di saper fare da solo e di saper prendere la responsabilità delle proprie scelte.

      Se ha piacere di fissare un appuntamento per una consulenza, sono a disposizione per trovare insieme la modalità giusta per far ritrovare a suo figlio quella fiducia che gli serve.

  51. Gentile Dottoressa, mi trovo in una situazione un pò particolare. Mio figlio, 11 anni, ha iniziato le medie quest’anni e dal momento ce è ed è sempre stato un bambino volenteroso, pieno di voglia di imparare e ahimé un pò competitivo, si è gettato a capofitto, riuscendo spesso nelle interrogazioni. Dopo le vacanze di Natale, durante le quali mi è sembrato giusto diluire la mole dei compiti (per i quali noto che raramente c’è un equilibrio – o troppi o troppo pochi – e nel suo caso in alcune materie sono parecchi e male esplicati in classe) è letteralmente entrato in crisi, complice una influenza intestinale che lo ha costretto a casa per tre giorni.
    Ha paura di non farcela, piange spesso, nonostante io gli abbia spiegato con una massiccia dose di coccole che sono comunque orgogliosa di lui e che insieme possiamo trovare il modo di organizzare bene i compiti. Sono completamente disorientata, non so come affrontare la cosa. Mi basterebbe anche un consiglio, data la lontananza…. Grazie sin d’ora!

    • Gentile Adele, mi pare di capire che lo sconforto che ha preso suo figlio è limitato ad un periodo limitato, conseguente anche ad un periodo di malessere fisico. Questo può capitare un po’ a tutti. Cerchi ora di osservare come suo figlio reagirà alla situazione e se dovesse essere necessario un colloquio con le insegnanti non esiti a prenotarlo. Se inoltre ha necessità di un supporto un po’ più specifico da parte mia, mi scriva via email così le spiego come funzionano le consulenze a distanza. La saluto cordialmente. Dott.ssa Serena Costa

  52. Gentile dottoressa, le chiedo aiuto per una situazione che è diventata insostenibile.
    Mio figlio ha quasi 9 anni e frequenta la terza elementare. Il primo anno di scuola è andato tutto bene, il secondo così così, ma è quest’anno il vero problema. Non ha voglia di studiare, ha una brutta scrittura, ogni scusa è buona per non svolgere i compiti. La maestra fino a poco tempo fa, lo difendeva dicendo che era ancora piccolo e che aveva voglia di giocare, ma già dall’ultimo colloquio, ha detto che rischia la bocciatura.
    La maestra a mio avviso, è molto severa, anche per un semplice errore, fa ricopiare pagine intere e mio figlio odia scrivere. Non viene mai elogiato, ma solo denigrato. Io non sono né medico, né maestra, ma credo che un bambino vada aiutato, incoraggiato e messo nelle condizioni di sentirsi intelligente e all’altezza.
    Credo che la maestra attuale, che fa la maggior parte delle materie, abbia, con i suoi modi, fatto odiare la scuola a mio figlio. Stavo valutando di cambiare scuola, ormai il prossimo anno, ma mi dispiacerebbe allontanarlo dai compagni con cui invece va d’accordo. Cosa potrei fare per far tornare la voglia di studiare a mio figlio? Sono esasperata! Grazie in anticipo.

    • Gentile Annalysa,
      il cambio di scuola è una opzione ma ritengo debba davvero essere l’ultima in assoluto. Ci sono vari passaggi che lei può fare prima per fare il possibile per migliorare le cose. Tra le varie azioni da compiere ci sono: la richiesta di un colloquio con le insegnanti, il consulto della psicologa scolastica o privata che possa intervenire per mediare tra genitori e insegnanti e per offrire linee di intervento, la richiesta di un colloquio con il Dirigente.
      Suggerisco sempre di mantenere un clima collaborativo per il bene dei bambini. Se ha bisogno di un aiuto sono a disposizione.
      Saluti

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