Come si addormenta un bambino? Dalla veglia al sonno non c’è uno stacco netto. Ricordo una mamma che, ad un incontro che ho tenuto sull’argomento della nanna, ha avuto un’illuminazione: si era accorta in pratica che pretendeva che suo figlio si addormentasse subito dopo il momento giochi. Il piccolo però non riusciva a prendere sonno perché era ancora troppo elettrizzato dalle piroette e dai salti che faceva insieme a papà. Un bambino non si addormenta improvvisamente ad un certo momento perché lo dice mamma e papà ma per potersi abbandonare tra le braccia di Morfeo deve attraversare alcuni passaggi. E ora vediamo quali secondo il famoso pediatra Brazelton.
Dalla veglia al sonno: il pianto
Quando un bambino piange non è assolutamente nella condizione per addormentarsi sereno. Può essere che ad un certo punto si addormenti, è vero, ma se lo fa è per sfinimento, perché ha capito che tanto non serve a nulla piangere e per la stanchezza crolla (Vedi anche: “Sonno infantile: quali strategie di addormentamento?“). Si addormenta quindi agitato e non tranquillo. Un bambino che piange sta segnalando un disagio che non riesce a risolvere da solo e quindi ha bisogno che qualcuno si prenda cura di lui. Se la mamma o qualche altra figura significativa per il bambino lo prende in braccio o lo rassicura in qualche altro modo è possibile che il bambino riesca a modulare il proprio stato emotivo di agitazione.
La veglia attiva
Lo stato di veglia attiva è quel momento in cui il bambino sta vivendo un momento di insofferenza e necessita di trovare un nuovo equilibrio. E’ la fase che precede il pianto e la si coglie attraverso segnali tipo: il bambino si lamenta, non mantiene lo sguardo, appare nervoso. Questa fase potrebbe anche risolversi senza il pianto nel momento in cui il bambino stesso riesce a trovare una soluzione al suo disagio. Man mano che le capacità di autoregolazione del bambino aumentano questo sarà possibile. E’ importante che in questa fase i genitori intervengano prima che il bambino si innervosisca troppo ma, via via che il figlio cresce, non troppo presto per non impedire lo sviluppo di strategie di autoregolazione.
La veglia quieta
In questa fase il bambino è rilassato e lo si vede perché il suo respiro è calmo, si guarda in giro sereno, interagisce con ciò che lo circonda e riesce a sostenere lo sguardo. In questa fase il bambino è, quindi, pronto ad apprendere tutto ciò che succede intorno a lui essendo molto attento e ricettivo. Si tratta del momento ideale per giocare insieme, per l’allattamento o per il massaggio.
Lo stato di transizione
Il primo passaggio verso l’addormentamento si ha quando il bambino inizia a diminuire lo stato di attivazione fisica e mentale. Lo si vede perché le sue attività motorie iniziano a diminuire sempre di più, respira in modo irregolare, gli occhi iniziano a chiudersi ogni tanto e sembra che il bambino debba fare resistenza per tenerli aperti. Si tratta di un passaggio fondamentale per potersi addormentare anche se la durata di questo momento può essere variabile da bambino a bambino. Alcuni passano velocemente, altri hanno bisogno di più tempo. In quest’ultimo caso, sono molto utili i rituali che prevedono un momento appositamente dedicato per raggiungere questo stato di rilassamento: può essere l’abbassamento delle luci e dei rumori di casa, la lettura di una storia, l’ascolto di una musica rilassante oppure un gioco tranquillo sul tappeto. Ognuno deve trovare l’attività più adatta per il proprio figlio. Questa fase di transizione c’è anche in corrispondenza dei risvegli notturni. Se non si interviene il bambino potrebbe essere in grado di riaddormentarsi da solo.
Il sonno attivo e leggero
Si tratta della fase REM del sonno chiamata così perché è caratterizzata da rapidi (Rapid) movimenti oculari (Eye Movement). Un genitore può individuare questa fase perché oltre ai movimenti degli occhi sotto alle palpebre, può osservare un respiro irregolare e qualche movimento del corpo quali per esempio sorrisi e ammiccamenti. In questa fase in cui si sogna, il sonno è più leggero e, quindi, il bambino può svegliarsi con molta facilità. Un neonato passa molto più tempo in queste fasi, che si ripetono varie volte in una notte, perché permette lo sviluppo cerebrale. Dai 3-4 anni di età queste fasi diminuiscono.
Il sonno profondo
Questa è la fase in cui il bambino dorme più profondamente. Un genitore si accorge di questa fase perché il respiro del bambino è regolare e il corpo non presenta alcun tipo di movimento. Se si prova ad alzare un pochino il braccio e lo si lascia cadere, il braccio cadrà senza nessun tipo di resistenza. In questa fase detta anche Non-Rem il bambino difficilmente si sveglierà perché non reagisce agli stimoli.
Voi riuscite a individuare queste fasi? E vi sono utili per favorire il sonno del vostro bambino?
Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)
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4 Commento
Davide
Salve, ho notato in questi primi 15 giorni di vita di mio figlio che nelle fasi non rem facciamo molta fatica a svegliarlo e questo ci ha destato un po’ di preoccupazioni. È normale tutto ciò e soprattutto se è ora della poppata è bene insistere e svegliarlo o può essere dannoso ed è meglio lasciarlo dormire serenamente? Grazie
serena
Buongiorno Davide, ma perché svegliate vostro figlio? Ve lo ha consigliato qualcuno? In genere non ce n’è bisogno, si svegliano da soli. Se dovesse avere bisogno di un confronto ulteriore mi scriva in privato (serenacosta.it@gmail.com)
Federica
Salve,ho un bimbo di quasi 13 mesi. Quando arriva il momento di addormentarsi lui piange sempre e per circa 10 minuti non riesce proprio a rilassarsi, si addormenta solo nel passeggino.. Il fatto che pianga sempre prima di dormire è un fattore normale?
serena
Buonasera Federica, beh non lo definirei normale. Penso sia importante capire cosa succede. Se ha piacere sono a disposizione (mi scirva a serenacosta.it@gmail.com)