sabato, 13 dicembre 2014
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Compiti a casa: il genitore guida

Compiti a casa: il genitore guida

genitore guidaIl ruolo di un genitore durante lo studio a casa del proprio figlio è quello di sostegno ed accompagnamento. Egli offre la sua guida verso la conquista di una progressiva assunzione di responsabilità ed autonomia, competenze tipicamente adulte.

Punto di partenza: controllo delle aspettative

Il punto di partenza deve essere il bambino “vero” che si ha di fronte con tutte le sue caratteristiche.

Molti genitori, infatti, non riescono ad accettare com’è il proprio figlio e forniscono il loro aiuto basandosi sull’idea di come, secondo loro, egli dovrebbe essere, e si arrabbiano se vedono rifiutato il loro aiuto. Si parla di aspettative scorrette.

Ad esempio, se il proprio figlio è un pò lento nel fare i compiti, non ci si dovrebbe arrabbiare o insistere richiedendo un ritmo di lavoro più elevato “perchè solitamente gli altri bambini sono più veloci”; è più utile cercare di capire il perché e fare le richieste in base ai suoi tempi.

Oppure se il proprio figlio è un bambino con poca fiducia in se stesso, non serve a nulla pretendere che non si scoraggi o sgridarlo se ha paura di sbagliare solo perché “nella vita occorre essere forti”; è più opportuno accettare le sue fragilità e incoraggiarlo, complimentarsi con lui per i suoi successi e rassicurarlo sulle sue capacità.

Se, invece, il proprio figlio non trova piacere nel fare i compiti e fa di tutto per fare altro, serve a poco sgridarlo e ricattarlo o punirlo “perché se è intelligente deve per forza essere diligente”, ma nemmeno lasciarlo in preda al suo disinteresse “perché è lui che si deve attivare”. Piuttosto è consigliabile contrattare con lui i tempi e le regole, e trovare delle modalità più interessanti, creative e più piacevoli: ad esempio si può concordare di iniziare i compiti dopo un momento di gioco, o proporre dei filmati inerenti l’argomento da studiare oppure utilizzare dei software didattici ecc.

Infine, se il proprio figlio manifesta difficoltà nel comprendere o nell’eseguire certi tipi di compiti, non è utile eseguire gli esercizi al posto suo o prendersela con lui accusandolo di non impegnarsi e di non aver studiato abbastanza “perché i suoi compagni ce la fanno”, ma è importante cercare di approfondire cosa c’è dietro a questa difficoltà, rivolgendosi anche a degli esperti nei casi più seri.

Punto di arrivo: acquisizione dell’autonomia

Lo svolgimento autonomo dei compiti di casa è un risultato che si deve raggiungere e non un prerequisito.

Il compito del genitore è, quindi, quello di  guidare il figlio verso l’autonomia fungendo da “base sicura”, cioè fornendogli il supporto che a lui serve, a seconda delle sue caratteristiche.

Non è importante che il proprio figlio faccia sempre tutti i compiti e li faccia sempre correttamente, ma è importante che impari a valutare i progressi che fa a partire dalle sue potenzialità, acquisisca un buon metodo di studio, acquisisca fiducia nelle proprie capacità, diventi competente nel gestire le proprie emozioni di fronte a questo nuovo impegno, impari a cogliere l’aspetto piacevole dello studio e riesca ad assumersi piano piano la responsabilità delle proprie scelte.

Cosa offrire al proprio figlio

E’ bene ricordare che lo svolgimento dei compiti è un’attività che si gioca su due piani: cognitivo e relazionale. E’ opportuno, quindi, agire su entrambi i livelli.

Ad un livello cognitivo occorre fornire il proprio sostegno nello svolgimento dei compiti o nello studio. Un genitore può, quindi, aiutare il proprio figlio aiutandolo a cercare la soluzione senza suggerirla. Oppure può rispiegargli il procedimento di un esercizio, oppure ancora può fornirgli dei suggerimenti per ricordare meglio una poesia. Può ricordargli di rivedere le cose fatte in classe, oppure può concordare con lui di studiare prima di svolgere gli esercizi. E’ importante ricordare che, comunque, anche la maestra si occupa degli aspetti cognitivi dell’apprendimento e, quindi, il ruolo del genitore è principalmente di facilitazione.

Ad un livello relazionale occorre prestare attenzione a costruire una relazione positiva e forte che è prima di tutto una relazione genitoriale, cioè tra genitore e figlio. La mamma o il papà si devono preoccupare prima di tutto della crescita sana del bambino e, quindi, devono riflettere sul ruolo che i compiti a casa svolgono nella costruzione della personalità del bambino.

Ad esempio, se il bambino non comprende un esercizio e il genitore lo aiuta a ragionare finché il bimbo riesce a completarlo, questo avrà una ripercussione positiva sulla relazione tra i due e sul bambino in particolare: egli accrescerà la sua autostima e la fiducia nelle sue capacità, ma anche sentirà di avere il genitore vicino e di poter contare su di lui nel momento del bisogno.

Se, invece, il bambino non comprende un esercizio e il genitore lo sgrida ripetutamente per non aver studiato abbastanza o per la sua mancanza di concentrazione, la relazione ne risentirà perché il bambino non si sentirà capace e competente e in più sentirà di non poter avere il sostegno del proprio genitore. Anche se lo stesso suggerisce sempre la soluzione al figlio, quest’ultimo non può giovare in termini di autostima e relazione: l’intrusione del genitore equivale a farlo sentire incapace di svolgere i compiti da solo. Ancora, se il genitore lascia il proprio figlio in balia dei suoi desideri e non interviene mai richiamandolo al suo impegno di svolgere i compiti, al bambino viene a mancare quella struttura contenitiva di regole che permette  di crescere in modo adeguato.

Per riuscire a svolgere il proprio ruolo genitoriale in modo efficace è, inoltre, molto importante una stretta collaborazione con la scuola. È evidente che se il genitore va incontro alle esigenze del figlio, richiedendo un ritmo un pò più lento e a scuola l’insegnante non ne è al corrente e quindi sgrida il bambino per non aver portato tutti i compiti, questo non può essere di aiuto al bambino. È, quindi, fondamentale confrontarsi anche con le insegnanti manifestando le proprie difficoltà e cercando di collaborare insieme. Ovviamente per il bene del proprio figlio!

Infine, se il genitore lavora o ha più figli da seguire può valutare l’opportunità di chiedere ad una persona esterna di svolgere i compiti con il proprio bambino. In questo caso può tranquillamente  manifestare la sua presenza chiedendo al figlio di raccontare ciò che ha fatto con l’aiutante: può, quindi, offrire sostegno ed accompagnamento emotivo in un secondo momento.

Conclusioni

La modalità con cui un genitore offre il suo aiuto nel momento dei compiti ha un ruolo importante nella crescita equilibrata del proprio figlio. Egli contribuisce a costituire le fondamenta della personalità del proprio figlio, il quale ha bisogno di sentire nel genitore una presenza positiva ma nello stesso tempo determinata nel porre dei confini, cioè delle regole entro le quali stare.  Per questo è un ruolo che va costruito e coltivato con costanza, pazienza, fiducia, tolleranza, curiosità e positività, tutte competenze che diventeranno un importante bagaglio personale che vostro figlio si porterà con sé. Ovviamente in tutto questo ci sta anche la fatica, lo scoraggiamento e l’impazienza, tutte caratteristiche umane, ma l’importante è avere ben chiaro l’obiettivo che guida le vostre azioni.

Dott.ssa Serena Costa

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

8 commenti

  1. e’un argomento molto interessante .
    a mio parere l’articolo e’ di ottima analisi psicologica e di buonissima qualita’ professionale e strumentale,
    riesce a chiarire soluzioni e offrire strumenti significativi e pratici .

  2. davvero il tuo articolo non fa una piega!E’ semplice e chiaro, e sembrerebbe anche facile da attuare tutto ciò che proponi!Invece non sempre è cosi,per mille motivi!Mi piacerebbe capire perchè in noi genitori spesso prevale l’impazienza e il nervosismo, nell’accompagnare i figli nello svolgimento dei compiti, con i risultati molto ben illustrati nel tuo articolo,risulati che ovviamente non possono che essere negativi, sia per quanto riguarda la relazione con il figlio, sia per ciò che riguarda la sua autostima e quant’altro.La prossima volta prova ad aiutare i genitori suggerendo loro le strategie per “staccare” un attimo dai loro problemi,mentre seguono i figli nei compiti.Grazie.Mantieni sempre la chiarezza e la semplicità che hai avuto fin’ora! ciao carissima! peccato che io sia vecchia, e che non possa più rimediare agli errori che anch’io ho fatto con i miei figlioli…(non so se li conosci…), ma se potessi tornare indietro, cercherei di provare a mettere in pratica qualche tuo suggerimento!Ciao ancora!

    • cara Gabriella .
      E’NOTEVOLE CHE LEI HA UN PENSIERO CRITICO , VA BENISSIMO , UTILE , AIUTA L’AUTORE A RIFLETTERE E A MIGLIORARE IL SUO PRODOTTO , IN QUESTO CASO L’ARTICOLO . MA IO NON CREDO CHE SI DEBBA ESSERE IN QUESTO MODO ! POI , USARE NELLA SCRITTURA UN LINGUAGGIO SEMPLICE E CHIARO E’ IL MASSIMO DELLA PROFESSIONALITA’ , UN LINGUAGGIO ALL’ALTEZZA DI TUTTI I LETTORI .
      SEMPLIFICARE LE COSE E RENDERLI PIU CHIARI E’ UN LAVORO CHE CHIEDA ESPERIENZA PROFESSIONALE E INTELLIGENZA SOCIALE .

  3. Cara mamma,ti ringrazio per i tuoi commenti sempre molto intelligenti!
    Certo, dall’articolo può sembrare che si richiede ai genitori di essere perfetti e di non sbagliare mai! Ma non è assolutamente cosi!
    Proverò a spiegarlo meglio una prossima volta, approfondendo anche gli aspetti che mi hai suggerito tu!
    Grazie ancora! :-)

  4. articolo molto interessante! personalmente condivido particolarmente che l’obiettivo principale del genitore dovrebbe comunque essere l’aiutare il figlio a raggiungere la maggiore autonomia possibile nel fare i compiti ho sempre trovato esagerato che genitori di ragazzi più che adolescenti si reputino “indispensabili” nell’aiutare i figli a fare i compiti.. qualora questo non fosse possibile per evidenti e difficilmente superabili difficoltà, vedrei opportuno chiedere un supporto esterno (aiuto compiti, dopo scuola) per non esasperare la relazione!

  5. E come dovrebbe comportarsi un genitore se il proprio figlio svolge autonomamente ( per la sua età) i propri compiti a casa, ma assolutamente rifiuta di completarli in ambito scolastico? Mi sembra di seguire tutte le direttive del suo articolo a casa, e infatti non trovo particolari problemi, ma puntualmente mia figlia non completa i compiti in classe. Come fare per farle capire che come li svolge a casa li deve svolgere anche a scuola?

  6. Gentilissima Fra,
    la ringrazio per il commento.
    Per capire come aiutare sua figlia a convincersi a fare i compiti a scuola occorrerebbe capire la motivazione alla base di tale comportamento e ciò che accade in classe soprattutto nella relazione insegnante-bambina. Per fare ciò, oltre che provare a parlare con delicatezza con sua figlia, sarebbe opportuno un dialogo proficuo con le insegnanti. Nonostante possa essere a volte difficile, occorre trasmettere alla bambina fiducia nelle insegnanti. Queste sono indicazioni di ordine generale, ma se avesse bisogno di un confronto più specifico non esiti a contattarmi via email (serenacosta.it@gmail.com)

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