giovedì, 21 marzo 2019
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Cos’è la memoria e come funziona?

Cos’è la memoria e come funziona?

Ti sei mai chiesto cos’è la memoria e come funziona? E i tuoi figli se lo sono mai chiesto? Pensate sia più come un armadio con tanti cassetti, una rete con tanti nodi oppure una macchina fotografica?

Cos’è la memoria

La memoria è un’attività cognitiva (cioè del nostro cervello) molto complessa che è frutto di un’elaborazione continua delle informazioni da ricordare in cui la persona ha un ruolo attivo. Il fatto che sia un’attività cognitiva non significa però che sia un qualcosa di completamente staccato dalle emozioni. Infatti la memoria si fa influenzare da come stiamo e può quindi funzionare meglio se siamo sereni e fiduciosi, o peggio se siamo in ansia o preoccupati per qualcosa. Il famoso “vuoto di memoria” che ha uno studente in occasione di un’interrogazione, è spesso dovuto all’interferenza emotiva piuttosto che ad un mal funzionamento della memoria.

Vediamo ora alcune metafore usate per descrivere la memoria.

Memoria come un armadio con tanti cassetti

L’immagine dell’armadio con tanti cassetti richiama il fatto che la nostra memoria contiene tutte le nostre esperienze, organizzate in categorie (cassetti), che poi andranno a costituire la nostra identità, cioè quello che siamo. Per esempio il cassetto dei giochi preferiti, il cassetto delle persone conosciute in un certo contesto, il cassetto delle conoscenze che abbiamo accumulato in matematica, ecc. Una persona che non ricorda niente del suo passato potrebbe davvero incorrere in grossi problemi perché non sa più chi è e di conseguenza non sa più in che direzione spingersi nel futuro. Ma anche un alunno che non ricorda nulla di quello che ha studiato potrebbe incorrere in grosse difficoltà scolastiche ma anche personali.

Questa metafora, più precisamente quella di un magazzino con degli scaffali, è stata usata dagli studiosi per desrivere anche il fatto che ci sono tanti tipi di memoria (sensoriale, a breve termine, a lungo termine e di lavoro) in cui si organizzano le informazioni secondo certe caratteristiche. Le informazioni vengono registrate nella memoria in codici diversi e, quindi, secondo questa metafora, esistono cassetti o scaffali specifici per il tipo di informazione: cassetto per informazioni uditive, cassetto per informazioni visive, cassetto per informazioni semantiche (cioè relative al significato), spaziali ecc.  Parlerò in modo più dettagliato di questi tipi di memoria in un altro articolo. Le submemorie, cioè i cassetti, non sono indipendenti tra loro ma in continua comunicazione e quindi, le informazioni possono perdersi cioè venir dimenticate o trasferite da un magazzino all’altro, fino a quello della memoria a lungo termine. Il fatto che i magazzini siano in comunicazione ci dice che se un alunno che sta studiando registra una determinata informazione usando più codici contemporaneamente, facilita il consolidamento dei propri ricordi.

La metafora dell’armadietto o del magazzino ci aiuta a capire anche il fatto che per ricordare occorre innanzitutto saper organizzare le informazioni che apprendiamo e successivamente occorre saper andare a recuperarle nel posto giusto. Si tratta di due diversi momenti, quello della memorizzazione e quello del ricordo.

Memoria come rete con tanti nodi

Gli studi di psicologia cognitiva hanno messo in evidenza che per descrivere la memoria sarebbe meglio parlare di reti neurali piuttosto che di magazzini. Lo studio di come funzionano i processi cognitivi ci dice che il consolidamento dei ricordi in realtà è dovuto alla formazione di sinapsi (collegamenti) tra i neuroni che sono le cellule del cervello (leggi anche “Neuroni specchio: che cosa sono?”). Alla nascita l’anatomia dei nostri cervelli, infatti, è pressoché uguale; è grazie all’esperienza che ciascuno accumula che i cervelli si differenziano in quanto si creano diverse connessioni fra i neuroni. La memoria, quindi, non è qualcosa di statico che noi abbiamo dalla nascita ma è un qualcosa di dinamico che continua a modificarsi con l’esperienza. L’immagine dell’armadio o del magazzino non rende l’idea della reale dinamicità del processo; l’immagine della rete con tanti nodi chiarisce meglio il concetto della connessione. Sono proprio le connessioni tra i neuroni che noi riusciamo a creare e a rinforzare che costituiscono i nostri ricordi. Questo significa che noi possiamo aiutare la nostra memoria e quella dei figli favorendo esperienze e collegamenti tra di esse, oltre che facendo un continuo allenamento. I ricordi si stabilizzano, infatti, se vengono trattati più volte ma soprattutto se vengono elaborati, cioè collegati tra loro e non ripetuti a memoria in modo meccanico. Per esempio se un bambino sta studiando la storia di Napoleone, può fare un sacco di collegamenti con la propria esperienza personale: per esempio potrebbe aver fatto un viaggio in qualche Paese citato nel testo o aver visto qualche documentario o letto qualche altro libro; oppure potrebbe avere un vestito di Carnevale dedicato al personaggio e tanto tanto altro ancora.

Memoria come macchina fotografica

Questa metafora è stata usata spesso perché molte volte si ha l’impressione di avere in mente una fotografia di quello che abbiamo visto o vissuto ma in realtà non è proprio così. E’ vero che esiste una memoria visiva di cui parlerò meglio prossimamente ma i nostri ricordi sono sempre il frutto di un processo selettivo e ricostruttivo che potrebbe incorrere in numerosi errori. Se ci pensiamo bene noi non ricordiamo tutto tutto ma solo quello che è importante per noi. Inoltre il ricordo che abbiamo può subire delle trasformazioni in base a tanti fattori (età, interessi, informazioni che abbiamo…). Vi faccio un esempio personale. Da bambina ero stata in vacanza da mia zia che viveva in una casa molto signorile e lei era orgogliosissima delle sue scale. Io ero convinta di avere il ricordo vivido di quelle scale ma quando le ho riviste da grande il mio stupore è stato enorme nel constatere che erano diverse da come me le ricordavo. In questo caso la mia memoria è stata distorta dalla mia età. Un altro esempio potrebbe riguardare i racconti che un gruppo di bambini potrebbero fare di una stessa esperienza fatta insieme: inevitabilmente ricorderebbero dettagli diversi se non addirittura fatti diversi! Anche il ricordo di un testo da studiare subisce lo stesso effetto trasformativo: ogni studente è attratto da particolari diversi e per poter ricordare facilmente quello che studia ha bisogno di fare proprio il contenuto, cioè elaborarlo alla luce delle proprie esperienze.

Per un bambino che deve usare la memoria per studiare, è molto utile conoscere queste metafore perché permettono di capire meglio cos’è la memoria e come funziona. Solo così potrà imparare a usarla nel modo più efficace, risparmiando tante ore di lavoro sui libri e accumulando più esperienze di successo. Vedi anche “Laboratori per bambini su metodo di studio, memoria, attenzione, lettura e comprensione“.

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

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