Sono ormai in tanti i genitori che scelgono di portare un figlio da uno psicologo infantile. Le resistenze e i pregiudizi verso questa professione fortunatamente stanno diminuendo sempre di più e sono più evidenti i benefici che si possono trarre. Quando un genitore sta pensando di portare un figlio da uno psicologo infantile deve aver riflettuto su chi è e su che cosa fa questo professionista, per poter spiegare al figlio in maniera corretta cosa andrà a fare e perché. A questo proposito, quindi, vi do qualche consiglio.
Portare un figlio da uno psicologo infantile: i pregiudizi
Da me non arrivano genitori con bambini “matti” ma semplicemente genitori che stanno vivendo un momento di difficoltà con i figli che, al loro volta, possono manifestare un problema evolutivo. Il pensiero che dallo psicologo infantile ci vanno “i matti”, per fortuna appartiene ad un’epoca più antica in cui si parlava di malattia mentale invece che di benessere.
Come ho spiegato nell’articolo “Perché chiedere una consulenza ad una psicologa dell’infanzia?”, attraverso un consulto con un professionista è possibile comprendere meglio le difficoltà che si stanno incontrando nella crescita di un figlio. In alcuni casi, io almeno lo faccio sempre, lo psicologo dell’infanzia può dare alcune indicazioni pratiche per affrontare e risolvere la situazione.
Portare un figlio da uno psicologo infantile: cosa non dire e cosa dire
La prima cosa da non dire al bambino o bambina è che lui o lei hanno un problema. O addirittura, che sono un problema per la famiglia. Il messaggio che deve passare è, invece, che sono i genitori ad avere un problema. Io consiglio sempre di dire che i genitori si sono rivolti ad un professionista perché loro erano dispiaciuti o in difficoltà su un determinato aspetto e lo psicologo infantile ha chiesto di conoscere il figlio. Per esempio se il motivo del consulto è inerente ad un comportamento provocatorio del bambino, si può spiegare che i genitori sono un po’ preoccupati dei continui litigi tra loro: per questo hanno chiesto aiuto ad uno psicologo dell’infanzia che ora lo vuole conoscere. Oppure se una bambina ha spesso difficoltà a scuola (leggi anche “Difficoltà in matematica o disturbo specifico? Ecco alcuni indicatori“), si può dire: “abbiamo chiesto un consiglio ad una psicologa che lavora con i bambini per capire come aiutarti a vivere la scuola in maniera più serena e soddisfacente. Ora lei ha chiesto di conoscerti”.
E’ evidente che per fare questo non si può portare un bambino da uno psicologo infantile al primo incontro; occorre piuttosto come prima cosa fissare un appuntamento preventivo con il professionista.
La seconda cosa da non dire è che i genitori lo stanno portando da un’amico o amica di mamma o papà. Lo psicologo dell’infanzia non è un’amico ma piuttosto un professionista che lavora con i genitori e i bambini. Quando i bambini sono piccolini, mi riferisco età scuola dell’infanzia, si può stare sul generale e dire che la mamma o il papà li stanno portando in un posto con tanti giochi, ma sconsiglierei di dire che si va da un’amica di mamma o papà.
Portare un figlio da uno psicologo infantile: e voi?
E a voi è mai capitato di portare vostro figlio da uno psicologo o psicologa dell’infanzia? Come ne avete parlato? Se vi va, lasciate la vostra esperienza nei commenti!
Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)
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