sabato, 23 settembre 2017
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Scene di vita familiare 6: “Il commento alla nota della maestra”

Scene di vita familiare 6: “Il commento alla nota della maestra”

Scene di vita familiare 6: "Il commento alla nota della maestra"Riprende la rubrica “Scene di vita familiare” dopo la lunga pausa estiva. La scena di vita familiare “Il commento alla nota della maestra” che vi voglio presentare coincide con l’inizio dell’anno scolastico. L’episodio vede come protagonisti una mamma e un bambino di 9 anni che chiamo per l’occasione “Stefano”. Stefano, al ritorno da scuola, mostra il libretto alla mamma perché la maestra di italiano aveva scritto una nota in cui sottolineava la mancanza di impegno del bambino visti i compiti a casa non eseguiti e la distrazione mostrata in classe. La madre, irritata con la maestra per il richiamo fatto al figlio neanche ad un mese dall’inizio della scuola, ha scritto sotto la nota le seguenti parole: “Mio figlio non ha fatto i compiti perché non aveva capito cosa doveva fare e non sta molto attento in classe perché c’è troppa confusione”.

Voi che ne pensate? Ha fatto bene la mamma ad agire così? Voi avreste agito diversamente?

Scrivete il vostro commento sulla mia pagina Facebook Connettiti alla Psicologia.

Il prossimo lunedì pubblicherò le mie riflessioni qui di seguito, visibili anche sulla mia pagina Facebook.

Scene di vita familiare 6 “”: riflessioni

Come prima riflessione chiarirei che le note sono state concepite come strumento degli insegnanti per comunicare ai genitori informazioni in merito al comportamento dei bambini a scuola. Dato che spesso la nota corrisponde alla segnalazione di un comportamento negativo, essa rappresenta una sorta di punizione che la maestra da all’alunno con l’obiettivo di scoraggiarne quel determinato comportamento segnalato. In alcune situazioni funziona realmente così ma in molte altre invece si instaura un circolo negativo vizioso e il comportamento invece di diminuire, continua e magari anche si intensifica. A mio parere la nota potrebbe, invece, essere più frequentemente utilizzata come comunicazione di aspetti positivi. Le dinamiche innescate sulla famiglia e sul comportamento dei bambini sarebbero ben diverse.

La seconda riflessione riguarda il comportamento della mamma che è stato piuttosto forte perché nella prassi scolastica non è previsto che le note dei maestri vengano commentate dai genitori. La mamma avrebbe potuto lamentarsi con l’insegnante chiedendo un incontro con lei, separatamente e non davanti al bambino. Questo perché altrimenti il bambino viene messo in mezzo a conflitti che devono rimanere tra adulti. I bambini hanno bisogno di costruire una relazione di fiducia con i maestri e per questo è importante che genitori e insegnanti si supportino a vicenda anche nella diversità di opinioni e rispettino il proprio ambito di intervento.

La risposta della signora risuona un po’ come un attacco alla maestra, una squalifica del suo intervento e per un bambino questo è un pretesto per fare altrettanto. Questo atteggiamento non favorisce sicuramente un rapporto sereno di fiducia reciproca necessario per esprimere il meglio di sé.

Al di là della scelta della maestra di dare una nota e degli effetti del comportamento della mamma, secondo me è comunque importante provare a fare una terza riflessione più profonda che riguarda proprio l’emozione alla base del comportamento di entrambe: la rabbia. Come ho spiegato nell’articolo “Bambini e ragazzi arrabbiati:perché?” anche per gli adulti le emozioni non vanno giudicate, bensì comprese e, nello specifico, la funzione della rabbia è quella di segnalare un pericolo e di preparare quindi la persona all’azione.

Allora possiamo chiederci: ma qual è il pericolo che hanno sentito la mamma e la maestra?

Seguendo i punti che ho inserito nell’articolo che ho citato prima, per esempio, la signora potrebbe aver interpretato il gesto della maestra come un attacco alla sua identità di madre. L’osservazione sulla mancanza dei compiti a casa potrebbe averle fatto risuonare dentro di Sé il timore di non essere una buona madre che segue bene suo figlio. La maestra, invece, può aver agito con la nota perché potrebbe essersi sentita ignorata dal bambino e, quindi, la sua identità di maestra che si deve far ascoltare dai bambini era minacciata.

Oppure la fatica nel seguire a casa il bambino e magari l’esperienza di numerose note o rimproveri delle maestre per il comportamento del figlio, possono aver messo la mamma in una condizione di stress tale da non avere la calma sufficiente per affrontare la questione in altro modo. La stessa cosa per la maestra: la confusione presente in classe e la difficoltà nel motivare il bambino potrebbero essere stati fattori stressanti che hanno fatto reagire la maestra sotto l’impulso della rabbia.

Oppure ancora la rabbia potrebbe essere scaturita in seguito ad una sensazione di insicurezza della madre rispetto al proprio ruolo di genitore anche in merito a ciò che succede a scuola. La maestra, invece, potrebbe aver pensato che la causa di tale comportamento del bambino risiede nella famiglia e, quindi ha optato per la nota a casa.

Sono tutte ipotesi che andrebbero verificate ma che permettono di andare un po’ oltre al fatto concreto in sé.

Prossima scena di vita familiare

La prossima scena di vita familiare sarà lunedì 7 novembre.

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Dott.ssa Serena Costa

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

3 commenti

  1. Pensi che sia fuori luogo commentare una nota.penso che la maestra se l ha data al bimbo avrà avuto ke sue ragioni.tutt al più..se avesse voluto un chiarimento avrebbe potuto chiedere un incontro con l insegnante. Comunque penso sia giusto che ognuno abbia il proprio ruolo educativo. .

    • Grazie Daniela, del suo commento. Ora lo inserisco sulla mia pagina facebook Connettiti alla Psicologia dove altre persone hanno commentato.
      Saluti

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