martedì, 21 agosto 2018
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Sviluppo dell’empatia nei bambini: quali fasi?

Sviluppo dell’empatia nei bambini: quali fasi?

I bambini nascono empatici o lo diventano? Lo sviluppo dell’empatia nei bambini inizia con il loro arrivo nel mondo ma si protrae durante la loro crescita, grazie allo sviluppo cognitivo e alle esperienze relazionali che hanno. Come ho scritto nell’articolo “Empatia: cos’è e perché è importante” la capacità di comprendere emozioni, pensieri e stati d’animo degli altri rappresenta un mattone importante del benessere dell’individuo. Chiedersi, quindi come si sviluppa nei bambini è importante per aiutarli a costruire buone relazioni. Ecco quindi i principali passi evolutivi nello sviluppo dell’empatia compiuti da un bambino secondo Martin Hoffman (Empatia e sviluppo morale).

Sviluppo dell’empatia: fasi evolutive

  • Nei primi mesi di vita l’esperienza empatica si concretizza in una reazione emotiva che non dipende dalla volontà del bambino perché è pressoché automatica. Non so se vi è mai capitato di vedere un neonato che si mette a piangere subito dopo che un altro bambino ha fatto altrettanto. Beh, questo è ciò che accade ad un neonato: ciò che vive un suo simile è come se lo vivesse lui in prima persona, senza filtri. Questo perché le capacità cognitive che gli permettono di sentirsi un essere separato dagli altri devono ancora emergere.
  • Intorno al primo anno di vita, i bambini diventano attenti osservatori del mondo emotivo degli altri anche se non sono ancora consapevoli della distinzione tra il mondo emotivo vissuto da se stessi e dagli altri. Riescono cioè ad imitare le espressioni emotive e ad attivarsi per cercare di calmare un bambino in difficoltà; l’aiuto però è prevalentemente finalizzato a porre termine al proprio stato di angoscia generato dal pianto del compagno.
  • Tra il primo e il secondo anno lo sviluppo dell’empatia procede perché i bambini diventano più consapevoli del fatto che ciò che provano gli altri è distinto da ciò che provano loro. Cominciano, quindi a voler consolare un compagno di giochi abbracciandolo o accarezzandolo. Lo sviluppo cognitivo, tuttavia, non permette ancora di uscire dal proprio punto di vista e tutto viene ancora valutato dalla propria prospettiva. Se un compagno di giochi piange è possibile che il bambino offra il proprio orsacchiotto per calmarlo perché è ciò che conosce essere in grado di placare la propria agitazione.
  • E’ intorno ai 2 anni però che si realizza una vera esperienza empatica, intesa come la capacità di cogliere emozioni e pensieri dell’altro. Il bambino, quindi, per consolare un amico non offre più il suo orsacchiotto ma quello del compagno. Questa capacità di andare oltre la propria prospettiva avviene a quest’età perché è proprio in questo periodo che il bambino si rende conto di essere una persona con pensieri ed emozioni propri, diversi dagli altri.
  • Dai 6 a 13 anni l’esperienza empatica si fa via via più complessa grazie allo sviluppo della competenza linguistica e verso i 9 anni dello sviluppo di un senso di sé stabile e coerente. I bambini cioè iniziano a differenziare la loro capacità empatica in base all’identità degli altri e alle loro esperienze passate. Per esempio una bambina potrebbe scegliere di donare un proprio gioco ad un bambino che mostra segni di povertà ma non ad un bambino che invece sembra piuttosto benestante.

Sviluppo dell’empatia: il ruolo del contesto

Lo sviluppo dell’empatia parte con una componente praticamente affettiva per poi arricchirsi della componente cognitiva grazie allo sviluppo cognitivo che permette la mentalizzazione degli stati interni altrui (emozioni e pensieri). La componente motivazionale dell’empatia (il desiderio di aiutare) compare precocemente e anch’essa si perfeziona con lo sviluppo cognitivo: trovo però che sia la componente più soggetta ad influenze del contesto relazionale in cui un bambino cresce. Se i bambini hanno genitori che aiutano chi è in difficoltà, in primis i figli, anche i bambini interiorizzano questo comportamento altrimenti rischiano di perdere questo slancio vitale. Attenzione che questo accade anche alla componente emotiva dell’empatia! Se un bambino non vive l’esperienza di essere compreso e accolto nei suoi sentimenti e pensieri, rischia di perdere una sua naturale sensibilità e di non riuscire quindi ad empatizzare con gli altri.

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

Un commento

  1. Eu acho que é uma barra a partir do momento em que ela não encontra algo confortável em lojas convencionais aqui, o que lá fora é mais fácil, e usa looks legais que inspiram outras pessoas que infelizmente não podem adquirir essas mesmas roupas por não terem à disposição. Nesse ponto que fica a empatia por todas essas pessoas que estão na mesma situação e que não podem ir pra Londres e encontrar roupas que ficam bem. Mas infelizmente é aquela coisa, algumas pessoas tem essa empatia e outras não

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