Adottare un bambino è un atto di grande amore ma può rivelarsi anche un’esperienza molto molto faticosa, sia nel percorso pre adottivo, sia nell’esperienza concreta con il figlio adottivo. Quando svolgevo il tirocinio post lauream nel servizio di psicologia di Trento, ho avuto l’occasione di ascoltare molte esperienze di coppie in procinto di adottare e di famiglie nel primo anno di adozione. E se alcune storie di adozione stavano andando bene nonostante le difficoltà, altre portavano un enorme dolore sia nei genitori sia nei figli. Essere genitori è molto difficile di per sé, essere genitori di un bambino che ha una storia molto diversa, può esserlo ancora di più. E, non è scontato ricordarlo, una volta diventati genitori di quel bambino non si può tornare indietro. Per questo, per evitare un fallimento adottivo, prima di approcciarsi all’adozione occorre davvero riflettere molto attentamente su molti aspetti, tra i quali ne cito tre in questo articolo.
Adottare un bambino: perché?
La prima domanda che sorge spontaneo farsi è: perché voglio adottare? A questa domanda ci sono molte risposte e, nel percorso di valutazione delle coppie adottive vengono esplorate attentamente. In questa sede voglio parlarvi di una condizione di partenza comune a molte coppie desiderose di adottare un bambino, cioè quella dell’impossibilità o incapacità ad avere un figlio proprio. Si tratta di una condizione dolorosa, a volte permanente, a volte più sfumata, che fa soffrire e, per questo, va ben compresa ed elaborata per evitare ulteriori sofferenze a se stessi ma soprattutto al futuro figlio. Il rischio è di adottare un bambino per compensare un proprio dolore, per riempire “un vuoto”, ma questo sarebbe un grosso errore. Il dolore può esserci e rimanere ancora per molto tempo, ma è importante essere consapevoli che il successo di un progetto adottivo è legato alla disponibilità della coppia a donare il proprio amore per un’altra vita con un passato di sofferenza. In altre parole la partenza deve essere “un pieno”. Il futuro figlio ha bisogno di genitori che sappiano accogliere i suoi dolori e li sappia “risanare” all’interno di una relazione accogliente, non di un genitore che chiede al figlio seppur inconsciamente questo aspetto di cura. Quindi l’invito è davvero di concedersi il tempo per andare a fondo alla motivazione che spinge a diventare genitori anche quando un figlio proprio non arriva. E’ importante ricordare che l’adozione serve per soddisfare “il diritto del minore ad avere una famiglia” così come potete leggere nella LEGGE 4 maggio 1983, n. 184.
Adottare un bambino: che rapporto costruirò con i genitori naturali?
E’ molto importante anche esplorare i propri sentimenti nei confronti della famiglia di origine del bambino che si vorrà adottare, seppur ancora immaginaria. Dietro ad un bambino in adozione c’è una storia di abbandono; questo può apparire inconcepibile per la coppia adottiva e generare sentimenti di rabbia o rancore, altre volte pietà o commiserazione. Alcune volte i genitori naturali il bambino li ha conosciuti e sono ancora presenti, altre volte non ci sono notizie sui genitori. Quando le notizie ci sono possono non essere per nulla buone. Nella realtà, inoltre, ci sono anche situazioni molto complesse, a volte poco chiare, dove non sempre la famiglia di origine è felice di aver trovato una nuova famiglia al proprio bambino. Quando si vuole adottare un bambino, quindi, è necessario fermarsi a riflettere un attimo e chiedersi quanto si è pronti ad affrontare questa complessità con il giusto equilibrio. E’ fondamentale essere consapevoli che la famiglia naturale del bambino va ricordata e integrata nella storia che costruirà nella nuova famiglia e società.
Adottare un bambino: su quali risorse posso contare?
Come ho più volte detto adottare un bambino è un’esperienza meravigliosa ma anche molto difficile Leggi anche “Adozione e iperattività: c’è un collegamento?“. E’ fondamentale poter contare su varie risorse, quelle economiche certo, ma soprattutto quelle relazionali e sociali. La prima risorsa fondamentale è la vita di coppia che deve essere forte e ben consolidata. In secondo luogo possono essere i nonni ma anche una rete amicale o di supporto che possono dare un sostegno in caso di bisogno. Un altra risorsa fondamentale sono i servizi psicologici che, almeno in Trentino sono a disposizione gratuitamente nel primo anno adottivo, ma poi possono continuare ad essere importanti per la nuova famiglia. Le associazioni che hanno fatto da intermediarie nell’adozione, sicuramente possono continuare ad essere importanti punti di riferimento.
Spesso i genitori che vogliono adottare un bambino si lamentano dei tempi molto lunghi dei percorsi pre adottivi, ma spero che dopo questo articolo sia chiaro il perché: questo tempo è fondamentale per arrivare preparati all’incontro con il bambino, con il giusto bagaglio che serve per affrontare gli innumerevoli ostacoli che si incontreranno.
Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)
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