sabato, 19 gennaio 2019
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La fase dei no! Come gestirla

La fase dei no! Come gestirla

Dopo varie serate con i genitori e varie richieste ricevute dal Blog, mi rendo sempre più conto di quanto difficile possa essere per mamma e papà attraversare in modo sereno quel periodo chiamato “fase dei no!” che avviene intorno ai 2-3 anni (leggi l’articolo). Sebbene si tratti di una fase temporanea che dovrebbe concludersi intorno ai 3 anni circa, le caratteristiche di questa fase mettono seriamente a dura prova i genitori alle prese con la “funzione genitoriale normativa”. Tale funzione richiede, infatti, di dare dei limiti ai propri bambini entro i quali possano definirsi e crescere in modo equilibrato. E la fase dei no va ad attaccare proprio questa funzione.

Per poter gestire al meglio questa fase senza eccessive lotte di potere e senza eccessivi colpi alla propria autostima genitoriale, è possibile individuare alcune strategie educative. Ovviamente non sono da prendere come ricette miracolose ma solo come spunti di riflessione sulla propria modalità di fronteggiamento di tale periodo evolutivo da provare ad applicare con un pizzico di determinazione. Ogni bambino è diverso e, quindi, i contenuti possono cambiare, ma la linea di riferimento è simile per tutti.

Vediamo, quindi, alcuni punti importanti da tener presente.

La fase dei no: alleanza empatica

La prima cosa da fare è mettersi nei panni del proprio bimbo e comprendere qual è il significato che sta dietro a questa importantissima fase evolutiva. Ho già scritto a tal proposito un articolo che vi suggerisco di leggere per farvi un’idea su questo aspetto. L’articolo è “Il mio bimbo è diventato un ribelle! La fase dei NO a 2-3 anni”.

Mettersi nei suoi panni significa in pratica comprendere che per lui mettersi in opposizione al genitore è un modo per affermarsi, non per entrare realmente in competizione. E’ opportuno, quindi, non accogliere i no come sfide personali ma come un modo per esercitare la sua nuova conquista. Un atteggiamento flessibile quindi è il più indicato in questa fase.
E’ utile congratularsi con il bambino per le sue conquiste e magari anche esplicitare le difficoltà che sta attraversando. Dite al bambino che si è molto contenti nel vedere che è capace di fare da solo certe cose e che ha imparato nuove capacità, quale ad esempio saper dire di no. Ditegli anche che capite che è difficile per lui fare quello che chiede il papà o la mamma, che lo vedete arrabbiato o triste. Questo non significa, però, che dovete rinunciare alla vostra richiesta.

La fase dei no: essere autorevoli e non autoritari

Dopo aver dimostrato empatia è comunque importante essere determinati nel chiedere il rispetto di quanto chiesto dal bambino, qualunque sia la sua reazione. Ad esempio si può dire: “Capisco che non vuoi andare a dormire. Ma ora alzati che andiamo a mettere il pigiama”.
Se inizia a correre in giro per la casa non rincorretelo e se inizia a fare delle scene eccessive, piangendo disperatamente o dimenandosi, aspettate un po’ che si calmi e poi ritornate a far si che il limite richiesto venga rispettato. Quello che deve arrivare al bambino è la vostra determinazione e coerenza, aspetti che contribuiscono ad infondere sicurezza ed un senso di protezione.

La fase dei no: pochi limiti chiari e fattibili

Per ottenere la collaborazione del bambino l’intervento determinato precedentemente citato deve avvenire poche volte perché altrimenti diventa eccessivo l’intervento del genitore e poco comprensivo della necessità del bambino di iniziare a decidere con la propria testa. Ecco, quindi, che è fondamentale decidere anticipatamente quali sono gli aspetti sui quali è veramente importante intervenire e sui quali, invece, è più opportuno lasciar correre e assumere quindi un atteggiamento più flessibile e di contrattazione. Scegliete, quindi, pochi limiti che devono essere concreti affinché il bambino li possa comprendere e fate si che siano adeguati al suo livello di sviluppo altrimenti sarà difficile che sia portato a rispettarli. Ad esempio, chiedere ad un bambino di fare il bravo è una richiesta troppo generale e poco concreta, mentre è più comprensibile se gli si chiede di non lanciare gli oggetti o di non dare le sberle al papà. Chiedere di non muoversi o di non giocare durante il cambio è piuttosto difficile per un bambino di due anni che sta attraversando il periodo evolutivo in cui il movimento e l’esplorazione sono al massimo della loro importanza evolutiva.
Infine, non perdetevi in spiegazioni lunghe e complesse, ma limitatevi a fare la richiesta concreta giustificandola eventualmente con un “perché lo dice il papà (o la mamma)”. A quell’età è sufficiente. Se il bambino è invece molto interessato al perché di tale richiesta, offrite risposte semplici che il bambino possa comprendere.

La fase dei no: comprendere la motivazione alla base del no

Non tutti i no si riferiscono alla richiesta specifica del genitore. Il bambino può dire di no ad esempio perché vuole terminare un gioco prima di fare quello che è stato richiesto dal genitore e, quindi, permettergli di concludere un’attività è sufficiente per poi avere la sua collaborazione.
Oppure dietro ad un no, ci può essere la paura a fare qualcosa. Occorre quindi prima riconoscere questa paura per poi chiedere il rispetto del limite.

La fase dei no: trasformare la provocazione in gioco

I bambini in questa fase molte volte rispondono automaticamente con il no perché si stanno divertendo a vedere la reazione che questo ha sui genitori e qualunque reazione a loro può andare bene! Quindi, più la reazione del genitore è positiva e capace di neutralizzare gli effetti negativi meglio è. Ad esempio, di fronte ad un no, il genitore può rispondere “no no no” con tono giocoso, e il bambino può rifare altrettanto e il genitore continuare con “si si si ” trasformando il tutto in un gioco, ma nello stesso tempo continuare in via indiretta in quello che si stava chiedendo.
Il gioco può essere utilizzato anche per evitare di dover ricorrere a limite. Ad esempio, se accade spesso che durante il pasto il genitore deve imporsi, è preferibile trasformare questo momento del pasto in un’attività giocosa in modo che il bambino sia più predisposto a mangiare.

La fase dei no: fornire delle alternative

Per evitare un rifiuto è preferibile evitare le domande dirette che prevedono una risposta del tipo si o no ed è più efficace utilizzare domande che prevedono un’alternativa. Ad esempio è sconsigliabile chiedere “vuoi la banana?” ed è meglio chiedere “preferisci la banana o la mela?”. Nel primo caso il bambino sarà più motivato a rispondere di no, nel secondo caso sarà più motivato a scegliere una delle due cose.
Fornire delle alternative significa anche dare il limite ma anche stabilire cosa il bambino può fare in alternativa. Ad esempio è importante non limitarsi a dire: “no, lanciare i giochi in giro non si può”, ma è utile aggiungere: “Puoi invece lanciare la palla nello scatolone”. In questo modo il vostro divieto contiene anche la proposta di un comportamento desiderabile e per il bambino sarà più facile orientarsi verso comportamenti adeguati.

La fase dei no: prima l’obiettivo finale e poi la richiesta

Spesso vi è la tendenza a mettere in risalto la richiesta tipo, “mettiti le scarpe che andiamo al parco” oppure “adesso mangia che poi giochiamo”. Se però si ribalta la frase mettendo prima in risalto l’attività positiva che accadrà successivamente il bambino è più motivato a svolgere quella richiesta. Quindi la frase potrebbe essere scomposta così: “Vuoi andare al parco?” se la risposta è si si continua: “bene, allora dobbiamo prima mettere le scarpe”. Nel secondo caso: “Vuoi giocare con il papà?” se la risposta è si allora si prosegue: “Dai dai che allora ci sbrighiamo e mangiamo tutto!”

Conclusioni

Adottando queste strategie “la fase dei no!” si può trasformare da un evento terribile da subire ad una divertente avventura da equilibristi in cui si cerca di svolgere il proprio ruolo genitoriale ma nello stesso tempo si concede la meravigliosa conquista di diventare grandi. Nel giro di un annetto, se il bambino non sta attraversando altre problematiche particolari, la fase dovrebbe rientrare e, quindi, il no dovrebbe limitarsi ad alcune situazioni specifiche.
Occorre sottolineare, però, che tutte queste strategie possono essere efficaci se il genitore si trova in uno stato emozionale adeguato e non sta attraversando una fase di eccessiva fatica o preoccupazione personale. Questo perché le emozioni sono le prime ad essere percepite dai propri bambini e, se queste, sono difficili da controllare e filtrare, è preferibile chiedere piuttosto un supporto esterno, anche di tipo professionale.

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

5 commenti

  1. Grazie per l’articolo….e’ sicuramente un grande aiuto. Provero’ a vedere quale strategia e’ piu’ efficace per mia figlia 🙂 e…..spero che questa fase passi presto !

  2. Vi ho scoperti e non vi mollerò più! Gran bell’articolo, ricco di spunti pratici, che mi da conferma sul lavoro che faccio col mio bimbo di 21 mesi (la fase dei no è cominciata a 18 mesi, da queste parti), ed un punto di vista esterno che in questo periodo è molto, molto utile. Grazie

    • Grazie Licia. 🙂 Se vuoi puoi iscriverti alla Newsletter così ogni nuovo articolo ti verrà inviato direttamente alla tua posta. Un saluto

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