sabato, 19 gennaio 2019
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Insonnia infantile: di cosa si tratta?

Insonnia infantile: di cosa si tratta?

“Dormi, mia bella dormi, dormi e fai la nanna che quando sarai mamma non dormirai così!”

Questa breve ma suggestiva frase, prima strofa di un canto popolare trentino, sintetizza molto chiaramente una problematica antica che riguarda le mamme alle prese con le difficoltà di sonno dei propri pargoletti.

I neonati hanno un tipo di sonno che è diverso da quello adulto. E’ caratterizzato, ad esempio, da un ritmo sonno-veglia più frequente e irregolare e da una maggiore leggerezza essendo più frequenti le fasi REM del sonno. Inoltre, le capacità di regolare il passaggio dalla veglia al sonno non è ancora sviluppata e, quindi, il neonato può aver bisogno di un intervento adulto per addormentarsi.

Molti bambini, quindi, soprattutto nei primi 3-4 anni di vita, possono vivere il momento del sonno con fatica e disagio. Se la difficoltà ad addormentarsi supera i 30-45 minuti, se più risvegli notturni sono seguiti da una difficoltà nel riaddormentamento, se il sonno è molto leggero e il risveglio è sempre precoce, si può parlare di insonnia infantile.

La dott.ssa Manuela Caruselli mette in evidenza che si tratta di una problematica del sonno che non rientra nella patologia ma che non va trascurata per le conseguenze che porta sull’intero nucleo familiare. La mancanza di sonno nei caregiver, cioè mamma e papà, porta a stanchezza, irritabilità e nervosismo che non contribuiscono a creare quel contenimento emotivo sicuro di cui il bambino ha bisogno. La capacità di addormentamento del bambino, infatti, non dipende solo da fattori omeostatici fisiologici quali la fame, la sete, il dolore, il rumore, ecc, o da caratteristiche temperamentali tipiche di quel bambino, ma dipende anche da fattori emotivi, affettivi e sociali che sono legati proprio alla capacità regolativa dei genitori.

La difficoltà a sostenere gli impegni educativi in carenza di sonno, può portare ad adottare comportamenti che anziché migliorare la situazione contribuiscono ad alimentare la problematica stessa del sonno. Ad esempio, portare il proprio bimbo nel lettone per evitare una notte insonne, è sicuramente comprensibile, ma può diventare controproducente perché non favorisce lo sviluppo dell’autonomia nelle capacità autoregolative del sonno.

Se vostro figlio soffre di insonnia e se per voi è davvero difficile sostenere la situazione rivolgetevi in primo luogo al vostro pediatra di fiducia e, se non fosse sufficiente, non esitate a rivolgervi ad uno psicologo formato in questo campo.

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

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