giovedì, 24 agosto 2017
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About serena

Psicologa dell'infanzia, esperta nelle problematiche del sonno e dell'apprendimento.

77 commenti

  1. chiaro e completo anche questo articolo, con le varie citazioni per approfondire!Spero che il tuo percorso, ora, piano piano, possa avere tutti qui riscontri positivi che ti meriti, dopo tanto impegno!

  2. speriamo! 🙂 qualche piccola soddisfazione finalmente la sto avendo piano piano!

  3. Io sono una studente della triennale, psicologia mi piace, ma la situazione globale in Italia mi scoraggia, parliamoci chiaro: il lavoro per i giovani non c’è, io e la mia famiglia non navighiamo nell’oro e quindi anche la possibilità di andare all’estero sfuma un po’ nel nulla, il percorso sembra arduo e quasi impossibile ed ho molta paura di trovarmi senza nulla dopo tanto impegno e dopo aver fatto fare alla mia famiglia tanti sacrifici e aver fatto tanti sacrifici.

    • Cara Yasmine, ti ringrazio per il commento. Purtroppo è come dici, le difficoltà a trovare un posto di lavoro per i giovani è alta e il percorso per chi è interessato alla psicologia è lungo. Però voglio citarti una frase che un giorno mi ha detto il mio prof di tesi, proprio quando anch’io ero molto titubante e preoccupata per il futuro lavorativo che mi aspettava. Lui mi ha detto: “Alla fine, chi vuole fare lo psicologo, lo fa”.Li per li non comprendevo quella frase ma ora, a distanza di qualche anno la comprendo di più. Prova a rifletterci nel tempo e poi valuta cosa realmente vuoi tu. Lo studio non è mai tempo perso. Ti faccio i miei migliori auguri

  4. Salve Dott.ssa Costa, in merito all’articolo volevo chiederLe delle informazioni, sono una ragazza laureata in Scienze Psicologiche dell’Intervento Clinico e al momento sto concludendo l’esame per l’iscrizione all’albo b, vorrei avere gentilmente delle delucidazioni appunto sulle prospettive lavorative dopo l’abilitazione, e nello specifico, se dopo essa è possibile lavorare in:
    – Case di Riposo e di Cura;
    – Residenze Protette;
    – Residenze Sanitarie Riabilitative e Assistenziali;
    – Centri Diurni;
    – Cooperative Sociali.
    So che l’abilitazione permette di lavorare sempre con la supervisione di uno psicologo però vorrei sapere se vi sono limiti nella scelta dei luoghi di lavoro.
    Nel ringraziarLa per l’attenzione a me dedicata porgo i miei più distinti saluti.

    • Gentilissima, in linea teorica si, con il suo titolo di studio può svolgere la sua attività nelle strutture da lei citate ma, di fatto, essendo il mercato del lavoro molto saturo, è difficile accedervi. Io non sono a conoscenza di nessun caso reale. Le suggerisco però di iniziare a prendere tutti i contatti possibili di persona per offrire la sua professionalità senza scoraggiarsi. Il mio consiglio è quello di personalizzare la sua proposta di volta in volta: individuare le problematiche delle strutture alle quali si vuole rivolgere e mostrare come la sua figura professionale possa portare una soluzione/miglioramento alle stesse. Se tutto ciò non fosse sufficiente può perfezionarsi con un master specifico o proseguire gli studi.
      In bocca al lupo e mi faccia sapere come è andata!

      • Gentillissima Dott.ssa Costa, la ringrazio per la risposta, per l’inoraggiamento e per i graditissimi consigli…la terrò informata…
        Nel frattempo le porgo i miei più sinceri saluti….

  5. Gentillissima Dott.ssa Costa, la ringrazio per la risposta, per l’inoraggiamento e per i graditissimi consigli…la terrò informata…
    Nel frattempo le porgo i miei più sinceri saluti….

  6. Perdonatemi. Vorrei fare una domanda semplice semplice, forse sono imbecille o forse nessuno sa spiegarmi. Conosco abbastanza le facoltà di psicologia in linea generale e anche la professione dello psicologo e via dicendo. Sapendo che, salvo imprevisti di tipo economico o di salute, vorrò conseguire anche un percorso di tipo psicanalitico con una scuola di psicoterapia, comunque, divenire psicoterapeuta..
    In molte università anche per la triennale ci sono molti indirizzi cui iscriversi.
    Avevo pensato di tentare il test a Padova e, se fossi respinto, iscrivermi a La Sapienza.
    Consigliate altre Facoltà?
    A quale corso devo iscrivermi?
    Perdonate l’ingenuità.

    • Gentile Stefano. Se ha intenzione di diventare psicoterapeuta secondo me può andare bene iscriversi al corso di psicologia clinica ad indirizzo dinamico, anche se in realtà, ai fini dell’iscrizione alla scuola psicoanalitica, non dovrebbe essere determinante quale percorso si è scelto. L’Università di Padova è tra le migliori. Spero di essere stata esustiva.

      • salve,io vorrei iscrivermi alla triennale di scienze tecniche e psicologiche in Spagna,come posso muovermi?burocrazia..in quale città costa meno vivere?

  7. Quanto letto è stato molto chiaro ed esplicativo per me… Ho solo un ultimo dubbio: per chi consegue la specialistica, ma non si abilita alla professione di psicologo, cosa può fare?

    • Può partecipare a concorsi inerenti a figure professionali che operano nell’ambito psico-sociale, in Trentino può svolgere ancora la professione di educatore, oppure può scegliere la strada dell’insegnamento previa iscrizione nelle graduatorie degli istituti. Se volesse comprendere meglio quali sono i suoi punti di forza da offrire sul mercato del lavoro, mi contatti pure.
      Per ora un grosso “in bocca al lupo!” 🙂

  8. Gentile Dott.ssa Costa, mi sono appena laureata alla triennale e devo iscrivermi alla magistrale; mi chiedevo se fosse possibile laurearsi in psicologia del lavoro e fare in seguito una scuola di psicoterapia.

    • Gentile Alessandra. La risposta è dipende dalla scuola di Specializzazione che poi deciderai di frequentare. Alcuni indirizzi accettano psicologi di diversi indirizzi, altri sono un pò più selettivi. Ti suggerisco, quindi, di contattare eventualmente le singole scuole di specializzazione che ti interessano per chiedere direttamente a loro che tipo di selezione fanno. Rimane il fatto che se senti già di voler diventare psicoterapeuta, l’indirizzo di specialistica più indicato è quello clinico. Un salutone e in bocca al lupo! 🙂

  9. Gentile dottoressa, le scrivo per chiederle un parere in merito alla mia situazione “molto particolare”. Sono laureata in legge da 1 anno e in me è cresciuta piano piano la passione per la psicologia. Secondo lei, iniziare questo percorso a 28 anni è sconsigliabile? è inutile? Non so come fare perche il diritto, che prima amavo, mi è ora lontano, mentre ho via via scoperto l’amore per la psicologia. mi trovo in enorme difficoltà, direi in un limbo. Vorrei sapere cosa ne pensa? Mi scusi per il disturbo e grazie dell’aiuto!

  10. Gentile Nicoletta, grazie per avermi scritto. La sua domanda è davvero importante perché ha a che fare con il suo benessere lavorativo e personale. Purtroppo non mi è possibile e nemmeno mi pare corretto dare una risposta così su due piedi senza nemmeno conoscere le riflessioni che l’hanno portata a questa domanda. Se ha piacere di avere un confronto un pò più specifico attraverso una consulenza può contattarmi direttamente per email attraverso il modulo “Contattami” che trova qui sotto. Intanto la saluto cordialmente.

  11. Gentile Dott.ssa, con questo articolo mi si sono chiariti tutti i dubbi in questo ambito. Ma avrei da porle una domanda personale, io sto ancora finendo la quarta superiore di un istituto tecnico per il turismo e di psicologia mi sono iniziato ad interessare circa tre anni fa ma avendo già scelto il turismo non volevo cambiare indirizzo. La domanda in questione è: Se mi iscrivessi alla facoltà di psicologia per diventare uno psicologo, sarebbe difficile il percorso che dovrei percorrere dato le mie scarse conoscenze sulla displina?

    Spero in una sua gentile risposta,

    Massimiliano

    • Gentile Massimiliano. non è facile rispondere alla sua domanda. La difficoltà di un percorso dipende da vari aspetti, come per esempio le sue predisposizioni, la sua reale motivazione e aspirazione. Poi, ovviamente, chi ha già un’infarinatura rispetto alle materie umanistiche può essere facilitato all’inizio ma non mi farei troppo condizionare da questo. Ciò che più importa secondo me è senz’altro fare una corretta analisi della sua motivazione ad intraprendere tale percorso. Se ha piacere di avere un confronto professionale, sono a disposizione per una consulenza. Saluti

  12. Gentile Dott. Serena, la ringrazio per questo articolo, davvero molto utile.

    Ho 21 anni, e dopo due anni di delusioni all’università, sto considerando di intraprendere la strada della psicologia, forse uno dei pochi campi che da quando sono piccolo mi affascina e appassiona veramente. Quello che mi ha sempre bloccato ogni volta che ero intento ad iscrivermi alla facoltà però, è sempre stata l’occupazione e il lungo percorso necessario.

    Ora che ho già “perso” 2 anni in altri corsi universitari, pensa che sia troppo tardi per cominciare un percorso di psicologia, con possibile sbocco come psicologo? Inoltre mi spaventa anche il fatto che fino ad almeno 27/28 anni non comincerei a lavorare e versare quindi contributi per la pensione.

    Crede che sia comunque una possibilità da tenere in considerazione quella della carriera in psicologia? (magari anche praticando lavori che non siano solamente lo psicologo in uno studio privato)

    La ringrazio per l’attenzione

    • Gentile Francesco,
      la decisione di intraprendere un percorso di studi nell’ambito della psicologia, è in effetti una possibilità. La questione è se tale possibilità è adeguata al suo caso. Tale decisione è strettamente personale, legata a caratteristiche individuali, aspirazioni, desideri, disponibilità economiche, ecc.
      Quindi, purtroppo, non mi è possibile darle un’indicazione basandomi su dati così generali, pena il rischio di portarla realmente fuori strada. Se ha piacere di approfondire in modo più specifico, mi contatti in privato in modo da fissare un appuntamento per una consulenza.
      Per ora la saluto cordialmente e la ringrazio per i suoi complimenti!
      Dott.ssa Serena Costa

  13. gentile dott.ssa, scrivo sperando in una spinta motivazionale che in fondo so essere non realizzabile. Oggi è frequente vedere mature studenti in Università. Io sono una di quelle, ho 45 anni e ho quasi completato la triennale di psicologia. Mi chiedo, ma se continuassi con la magistrale, tirocinio ed esame di stato, iscrizione all’albo è realizzabile poi la possibilità di aprire uno studio privato? Sicuro questo non potrà avvenire prima dei 50 anni. La trova una cosa ridicola? Qual è il percorso per lavorare in modo autonomo? Penso sia l’unica possibilità visto che a quell’età il mercato del lavoro non ti considera di sicuro?
    grazie

  14. Cara dottoressa,
    ho letto il suo articolo e ho ricevuto risposta a molte mie domande.Sono una ragazza che ha appena concluso il quinto liceo e che sta per iscriversi alla facoltà di Psicologia,psicologia e salute per l’esattezza,ma mi sorgono molti dubbi.Innanzitutto se questo è il percorso giusto per intraprendere poi una specializzazione in criminologia o pedagogia,dopodiché se ne vale la pena percorrere questo lungo cammino.La paura di non riuscire a superare i test per i pochi posti messi a disposizione della Sapienza si somma all’ansia di non riuscire a fare la scelta giusta.Mi aiuti la prego,grazie per l’attenzione!
    Cordiali saluti.

  15. Gentile dott.ssa avrei bisogno che qualcuno mi aiutasse a delucidare i miei pensieri e a trasformare le mie preoccupazione in speranze per il futuro. Ho 21 anni è da quasi 3 anni che mi sento un pesce fuor d’acqua. Quando ho scelto di iscrivermi all’università (che ho sempre creduto sia un’esperienza assai migliore del liceo: più stimolante e soddisfacente) l’ho fatto pensando al “meglio” per il mio futuro. Ho scelto giurisprudenza perchè i miei genitori (gli unici a definire la mia persona, a darmi una forma) hanno sempre detto che per me è la più adatta e che in più un giorno avrei una enorme quantità di sbocchi lavorativi. Ma non l’ho scelta soltanto perché mi ci hanno indirizzato i miei genitori pensavo davvero potesse essere fatta per me. In un certo senso.
    Ho tralasciato una cosa forse importante. Le miei materie preferite al liceo e nelle quali andavo bene erano filosofia e biologia. Le amavo. Comunque mi sono iscritta a giurisprudenza perché fare biologia avrebbe significato andare fuori sede ed essere costretta ad affittare una casa perché la frequenza delle lezioni è obbligatoria, e a causa delle mie condizione economiche non era possibile. Allora ho scelto giurisprudenza. Non avrei pesato sui miei genitori e in più sarebbe stato “la migliore cosa da fare”.

    Durante tutto l’anno ho pianto e mi sentivo messa li per forza e pur dando esami mi sentivo insoddisfatta. Ho avuto paura che col passare del tempo mi sarei sentita ancora più frustrata e depressa. Così ho mollato.

    Io voglio fare l’università, mi piace studiare e sono attratta dal sapere ma non ho un obbiettivo, un sogno e non mi sento così capace e determinata a scegliere facoltà come medicina anche se mi attraeva e mi attrae ancora.
    Comunque l’anno scorso dopo aver rinunciato di studiare giurisprudenza, ho pensato delle alternative: devo fare una facoltà che mi può piacere, affine ai miei interessi, che sia un misto di biologia e filosofia, per esempio, e che non mi costringa a seguire le lezione perchè non posso permettermi affitti e tutto il resto. Ergo: Psicologia!

    Ho fatto la pre-iscrizione stavo per portare le documentazioni in segreteria e quando mi sono trovata proprio li davanti mi sono fermata, sono scoppiata a piangere e sono tornata a casa senza aver concluso niente. Non volevo scegliere di nuovo in base alla convenienza economica e fare poi lo stesso sbaglio. Allora ho pensato: mi fermo, ci penso per un anno ancora, senza pressione e completamente libera da ogni pregiudizio e poi scelgo!

    Ma ecco è passato un anno e sono ancora qui con le stesse idee, pensieri e preoccupazione. Paure e ansie. Io voglio studiare! Davvero! Voglio crescere ed essere utile alla società, sentirmi capace e dimostrare quello che è la mia intelligenza. Mi piace psicologia ma mi fa paura la realtà in cui vive questo ramo del sapere. Non ho mai sognato di fare la psicologa, anzi non mai sognato una professione in particolare ma ho visto cosa si studia e mi interessa. Così mi sono di nuovo iscritta con più serenità ma con le stesse paure. Cosa può dirmi a riguardo? La ringrazio infinitamente so che tutto questo è assurdo ma purtroppo mi tormenta.

    • Ciao Ilenia! So che sono passati due anni dal tuo commento, ma leggendolo mi ci sono rivista in tutto! Abbiamo fatto forse le stesse scelte errate e ci siamo trovate allo stesso bivio.. Vorrei sapere come è andata a finire? Stai studiando psicologia? Grazie 🙂

  16. ciao sono una ragazza di 13 anni e vorrei chiedervi che scuola superiore dovrei fare per lavorare in una casa di cura…aiutatemi

    • Gentile Marta, il tipo di scuola superiore più indicata per lavorare all’interno di una casa di cura dipenda da che tipo di ruolo vuoi ricoprire all’interno di essa. Se vuoi occuparti della gestione di una casa di cura potrebbe essere utile frequentare una ragioneria, se invece sei attratta da un lavoro a contatto con le persone potrebbe essere più indicato un liceo socio psico pedagogico. In realtà la scelta dipende anche molto dalle tue inclinazioni personali e dai tuoi punti di forza. Spero di esserti stata utile. Un caro saluto

  17. Gentile Dottoressa Costa, se ho capito bene per curare la dislessia bisogna essere laureati in psicologia?

    • Gentile Agata, in realtà dipende da cosa si vuole fare per intervenire sulla Dislessia. Esistono diverse figure professionali che possono offrire il loro contributo ad un bambino o ragazzo dislessico. Il logopedista e lo psicologo sono le figure principali che si occupano di riabilitazione. Lo psicologo che si occupa di riabilitare un Disturbo Specifico dell’Apprendimento deve almeno avere una preparazione specifica nell’ambito.
      Spero di essere stata chiara.
      Cordialmente

  18. Gentile Dottoressa, scusi il disturbo ma non mi è chiara una cosa della sua esaustiva spiegazione, lei scrive che uno psicologo può aprire uno studio privato o lavorare per uno pubblico e svolgere consulenza, sostegno e riabilitazione… Ma se uno psicologo può fare tutte queste cose, cosa lo differenzia da uno psicoterapeuta? Io credevo che solo lo psicoterapeuta potesse fare riabilitazione…? A me per esempio piacerebbe molto diventare una psicologa e lavorare con bambini e adolescenti ma non mi è chiaro se devo conseguire anche un titolo di psicoterapeuta! Grazie

    • Gentile Laura,
      come indicato nell’articolo, lo psicoterapeuta è uno psicologo che ha un’abilitazione in più: quella della psicoterapia. La riabilitazione è un’attività che uno psicologo preparato può svolgere senza essere psicoterapeuta. Ovviamente sta allo psicologo capire se è preparato o meno per svolgere quella specifica attività. Immagino che tutte queste distinzioni non siano tanto facili da comprendere per chi sta iniziando un percorso di studi psicologici.
      Se necessità di indicazioni più specifiche non esiti a contattarmi privatamente per una consulenza.

      Saluti

    • Chiedo scusa per l’intromissione, ma avendo scritto una pagina “Vuoi iscriverti a Psicologia?” e avendola appena rinominata “Mi piacerebbe fare psicologia”, ho visto che il primo link Google rimandava a questa pagina e sono arrivato a leggere la domanda di Laura.
      Premesso che io sono di formazione scientifica (laurea in ingegneria elettronica) e non sono laureato in psicologia ma ho frequentato due anni a Firenze a partire dal ’92, quattro anni a Roma a partire dal 2001 e avendo intenzione di seguire ora una ragazza che si iscriverà a psicologia a fine 2015, vorrei dire anch’io una cosa a Laura.
      Come scrivo nella mia pagina, finalizzata a trovare altre neoiscritte interessate a studiare psicologia tenendo presente il mio modello del cervello per psicologi (questo è stato infatti il frutto degli ormai 23 anni di studi di psicologia), nei corsi attuali di psicologia si impara tutto e il contrario di tutto. Col risultato che alla fine si sa meno di prima cosa dire a qualcuno che si rivolgesse allo psicologo per una consulenza e si è costretti ad iscriversi a una scuola di specializzazione, dove si copia il modo di fare lo psicologo di qualcuno che lo ha fatto con abbastanza successo da aprire una scuola di specializzazione. Se durante gli studi si imparasse come il cervello comanda le questioni di interesse psicologico, come invito a fare io fornendo gli strumenti che servono, si potrebbe essere utili a chiunque, di ogni età, in qualunque ambito del quale si conoscesse le principali attività. Altrimenti bisogna andare a copiare il modo di fare lo psicologo di qualcuno che opera in un certo ambito con certi metodi, rendendosi riconoscibili al pubblico con una etichetta aggiuntiva che lasci capire cosa si è in grado di fare e con quali tecniche.
      Sperando di essere stato utile a Laura e alle molte persone che si chiedono cosa possono fare poi con la loro laurea in psicologia, saluto e ringrazio per lo spazio concesso.

  19. Salve, vorrei avere una delucidazione su ciò che può’ fare un laureato in scienze e tecniche psicologiche . Leggendo ciò che scrive, sembrerebbe di capire che , praticamente non può’ fare nulla o quasi è che l’unica cosa alla quale può’ aspirare e’ diventare psicologo o psicoterapeuta. Questo mi è’ parso di comprendere dalle sue parole, ho ben compreso ?

    • Gentile Luca,
      purtroppo il mondo del lavoro attuale è un pò crudele e quindi fornisce poco spazio agli psicologi junior. Tuttavia, come ho specificato nell’articolo, tenendosi ben informati è possibile trovare qualche opportunità di lavoro in cui è richiesta una laurea triennale in materie psicologiche. Per esempio l’Ordine degli psicologi ha indetto delle borse di studio in tutta Italia in cui è contemplata anche la figura dello psicologo junior che però deve essere iscritto all’albo, se non mi sbaglio. LE suggerisco di dare un’occhiata al sito dell’Ordine Nazionale degli Psicologi e di elaborare un progetto interessante. In bocca al lupo!

  20. Salve dottoressa, perché mi trovo su questo sito? Le spiego. Sono Martina, una ragazza di 19 anni, e amo la psicologia. Questo amore, è nato forse perché motivata da una malattia che ha mia madre. Il bipolarismo, che ho conosciuto all età di circa sei anni. Quando sono cresciuta avevo fame di sapere ogni cosa su quella malattia che mi ha fatto vivere un infanzia difficile, molto difficile. Cercando, mi sono appassionata di ogni cosa che avesse un fondo psicologico. Ho cominciato a leggere libri…e a frequentare regolarmente in alcuni periodi, una psicologa. La lampadina si accese diverse volte nella mia mente, mi piaceva l idea di trovarmi a stare a contatto con le persone e soprattutto di aiutarle, perché sono sempre stata una persona buona, di grande sensibilità e spesso mi sono sentita dire dai miei professori, tu devi fare la psicologa! Sei diversa, sei portata. Altri motivi per i quali quella semplice idea diveniva ogni giorno sempre più un desiderio. Fino al giorno in cui, confidai tutto questo alla mia psicologa che, mi demoralizzò un po. Quel giorno mi disse che era difficile, un percorso lungo e nella mia mente mise un ostacolo. Che forse, divenne tale ancor di più perché da tre anni vivo una relazione con un ragazzo di otto anni più grande, eros. Il pensiero che per lo studio forse non avrei potuto coronare un altro sogno, e cioè quello di crearmi una famiglia, prima che lui fosse troppo grande, mi ha spaventato a morte e da tempo vivo tra l incudine e il martello. Pero nonostante questo, nella mia mente quella lampadina non si è mai davvero spenta, ce qualcosa dentro di me, che è più forte. Non lo lo so… Vorrei dei consigli, delle considerazioni obbiettive sulla mia situazione. Io riesco a sentirmi davvero a mio agio quando si tratta di psicologia, mi sento in un contesto adatto a me, leggere un libro di psicologia in un giorno non mi reca alcun problema, parlarne mi reca felicita….ma ho anche quella paura. Dott.ssa, mi illumini. La ringrazio anticipatamente ed infinitamente per la sua attenzione… Martina.

    • Gentile Martina, è davvero bello sentire una giovane ragazza come lei parlare della psicologia con tanta passione! Però, non posso fare a meno di dirle la stessa cosa che le ha detto la psicologa, sua conoscente. Intraprendere la strada dello psicologo e, ancora di più, dello psicoterapeuta è una strada lunga e con molte difficoltà relative agli sbocchi professionali. Non faccia però l’errore che fanno in molti cioè quello di pensare che iscriversi alla facoltà di psicologia sia l’unica strada da percorrere per chi nutre interesse verso le problematiche umane. Esistono numerose professioni che richiedono conoscenze psicologiche e predisposizione alle relazioni. Chieda una consulenza specifica ad una psicologa della sua zona per analizzare bene ciò che sente e per prendere poi una decisione che le possa restituire serenità. Un grosso in bocca al lupo. Dott.ssa Serena Costa

      • Dott.ssa serena, intanto la ringrazio della cortese risposta, e poi aggiungo che si, forse dovrei tornare dalla dottoressa e riparlarne. È un po’ che ho smesso di andarci. Se è vero che la verità sta nel mezzo, beh si in molte professioni c’è la psicologia, forse tutte, ma io vorrei lavorare in un contesto in cui prevale, sicuramente. Crepi il lupo e ancora grazie dott.ssa!

  21. Ciao ho 14 anni e amo la psicologia ma in particolare la psicoanalisi , da un po’ di tempo penso al futuro e appena avrò terminato le superiori vorrei iscrivermi a questa facoltà, e questo articolo ha reso il tutto più chiaro e comprensibile! Meglio avere le idee chiare da subito! ☺☺☺

  22. Salve dottoressa, sono Miriam e ho 18 anni. Devo fare l’ultimo anno del liceo scientifico e stavo pensando alla facoltà che potrei scegliere. Le dico che a me piacciono di più le materie umanistiche, infatti a scuola le materie in cui trovo più difficoltà sono proprio matematica e fisica. Stavo cercando informazioni sulla facoltà di psicologia ed è comparso questo articolo, questo ambito mi incuriosisce perchè io sono una persona molto particolare, ho un carattere che anche io stessa ho difficoltà a gestire. Mi capita che dei giorni mi isolo dal mondo, dai miei amici, anche dalla mia famiglia e l’unica cosa che voglio è stare da sola, e in questi giorni che io chiamo ” I miei giorni bui” provo diverse emozioni in contrasto tra di loro. Mi sento in confusione, triste, la mia mente si affolla di domande alle quali non so rispondere e certe volte mi sembra che la testa mi stia per scoppiare e l’unica cosa che vorrei fare è poter smettere di pensare. Sono anni che convivo con queste mie stranezze, ho anche pensato di andare da uno psicologo ma alla fine non vado mai. Mi analizzo molto e sto molto tempo con me stessa. Mi piacerebbe fare psicologia per capire cosa succede nel mio cervello, perche mi comporto in determinati modi. E questo lo faccio anche con gli altri, cerco sempre di capire cosa si nasconde dietro ogni persona, la mente umana mi affascina. Secondo lei, questi sono motivi validi per intraprendere questo tipo di percorso? Per favore mi risponda. Cordiali saluti.

    • Gentile Miriam, grazie per avermi scritto.
      Come prima cosa vorrei congratularmi con lei per aver avuto il coraggio di cercare un confronto con qualcuno esperto nel settore prima di intraprendere una scelta importante come quella dell’università. Questo ritengo sia un atteggiamento positivo nei confronti delle scelte della vita.
      Tuttavia, il commento che lei ha fatto su questo blog può considerarsi un primo passo per approfondire meglio le motivazioni che la spinge a iscriversi alla facoltà di psicologia perché i fattori che possono favorire un percorso di successo rispetto ad un percorso di fallimento sono molteplici. La sua predisposizione all’introspezione, cioè il suo interesse a ciò che c’è dentro ognuno di noi, è sicuramente un fattore importante nel lavoro di psicologo ma non è l’unico.
      Se lei vorrebbe capire meglio ciò che ha dentro di lei per imparare a gestire con più efficacia il suo mondo interno, ritengo che un percorso personale con uno psicologo potrebbe essere di gran lunga più utile della frequenza ad un corso di laurea in psicologia. Ovviamente le due cose non si escluderebbero a vicenda, anzi, non farebbero altro che ampliarne i benefici di entrambi. Tenga conto che se diventerà psicologa sarà comunque opportuno intraprendere un percorso personale, quindi, prima inizia, meglio è!
      Spero di averle dato qualche elemento di riflessione.
      Un saluto e un grosso in bocca al lupo!

  23. Salve Dottoressa,sono Luca e vorrei iscrivermi quest’anno a Scienze e Tecnologie Psicologiche all’università di Lecce e successivamente avrei intenzione di fare la Specializzazione. Lei che è psicologa attualmente che lavoro svolge? Mi ricollego alla sua esperienza per capire le reali oppurtunità di lavoro e se si può iniziare a lavorare in una struttura pubblica o privata o aprire un proprio studio all’età di 26-27 anni.

    • Buongiorno Luca, grazie per avermi scritto.
      Io lavoro come psicologa come puoi vedere alla pagina http://www.serenacosta.it/perche-come-contattarmi da 3 anni e quindi ho iniziato la mia attività a 29 anni. Quindi è possibile iniziare a quell’età ma è necessario per un pò di anni avere anche altre fonti di reddito perché prima di iniziare a guadagnare ci vuole tempo e tanto tanto impegno. E’ un lavoro imprenditoriale a tutti gli effetti. Come dicevo nell’articolo il mercato è saturo e quindi occorre sviluppare capacità imprenditoriali per poter rimanere sul mercato. E’ sempre meno probabile lavorare in una struttura pubblica, forse un po’ di più in una privata.

      Fa bene a chiedere le esperienze di altri professionisti ma in realtà per fare una scelta consapevole le suggerisco di partire da lei, dai suoi interessi, potenzialità, risorse ecc. Se ne ha la possibilità, si rivolga ad uno psicologo per chiedere una consulenza che le permetta di fare luce su tutto ciò.

      Cordialmente

  24. Salve dottoressa,
    la facoltà di psicologia attira la mia attenzione già da un pò di tempo, anche se ci vorrà ancora un po per scegliere cosa frequentare ho iniziato a leggere qualcosa appunto sulla psicologia ma non riesco a trovare una risposta precisa alle principali due domande che le porgo:1) Quanti anni ci vogliono per diventare psicologo infantile? E poi alla fine del percorso di formazione posso aprirmi uno studio? 2) Una volta conseguito il titolo di “dottore in psicologia”, quindi alla fine della laurea triennale, in che cosa consiste quella magistrale? cioè bisogna scegliere in quale ambito lavorare?

    • Gentile Angela, per diventare psicologo infantile sono necessari 5 anni di psicologia, più precisamente è necessario conseguire la laurea triennale e successivamente la specialistica. Come ho scritto nell’articolo, dopo i 5 anni di università di psicologia, per esercitare la professione di psicologo e quindi aprirti per esempio uno studio, devi aver fatto un tirocinio di un anno, superato l’esame di stato ed esserti iscritta all’albo degli psicologi. Quindi, come minimo calcola 6/7 anni prima di diventare psicologo ma ripeto, come minimo. In realtà sono molti di più. Per aprirti uno studio e iniziare a lavorare per guadagnarti da vivere ci vogliono tutta un’altra serie di operazioni non così semplici. Per quanto riguarda i diversi ambiti in cui ci si può formare durante il corso di laurea, si tratta di distinzioni puramente formali che hanno senso solo in virtù dei tuoi interessi. In pratica, quando sarai iscritta all’albo, risulti essere semplicemente uno psicologo. Le distinzioni “psicologo infantile”, “psicologo del lavoro” ecc servono poi a te nel promuovere la tua attività. La laurea magistrale rispetto a quella triennale è semplicemente un titolo in più che oltre a formarti in modo più specifico, ti serve per poter lavorare come psicologo a tutti gli effetti. Spero di essere stata più chiara. Un saluto

  25. Martina Pia Carnevale

    Sono una ragazza di 13 anni e mi piacerebbe fare la psicologa In futuro.
    Vorrei sapere se per fare la psicologa,è obbligatorio andare allo psico pedagocigo,oppure
    Potrei andare anche al classico?molti mi dicono che è meglio il classico,lei che mi consiglia?

    • Gentile Martina,
      no, non è obbligatorio ma ti da delle basi sulle scienze psicopedagogiche. Il classico ti fornisce, invece, delle basi più generali e ti dà una forma mentis molto utile per affrontare qualsiasi tipo di percorso futuro. Non so dirti quale scuola è meglio per te. Per questo dovresti fare una consulenza specifica per capire quali sono i tuoi punti di forza, di debolezza, aspirazioni, sostegni e molto altro ancora. Un caro saluto.
      Dott.ssa Serena Costa

  26. Salve dottoressa Costa.
    Sto per iniziare il secondo anno universitario nella facoltà di scienze dell’educazione e della formazione. In realtà avrei voluto frequentare la facoltà di scienze e tecniche psicologiche, ma purtroppo non sono riuscita ad ottenere al test di ingresso il numero di punti richiesto per frequentarla. Mi piacerebbe proseguire gli studi e frequentare la specialistica in “psicologia”, però il dubbio che mi sorge è di non poter accedere a tale specialsitica proprio perché non provengo da scienze e tecniche psicologiche. Mi saprebbe dare delle delucidazioni riguardo a questo mio dubbio? Secondo lei dovrei per forza fare il passaggio in scienze e tecniche psicologiche ?

    • Gentile Federica, le suggerisco di sentire l’Ateneo in cui vorrebbe poi frequentare la specialistica in modo da chiedere informazioni precise sui requisiti di accesso a tale corso di laurea.
      Cordialmente
      Dott.ssa Serena Costa

  27. Salve. Io vorrei iscrivermi alla facoltà di psicologia, avrei una domanda e una considerazione.
    1) Perché ogni università di psicologia ha già nella triennale delle differenze con le altre?
    2) Da quello che leggo ultimamente in diversi siti, mi sembra come se la psicologia sia un qualcosa di campato in aria: non mi riferisco alla materia ma alla professione. Ovvero ci sono un sacco di laureati in psicologia che cercano lavoro mentre dovrebbero essere le aziende o lo stato a cercare loro. Mi viene come l impressione che lo stato non dia la minima importanza a questa facoltà e anzi sia come un peso. Ad esempio è frequentissimo che dei laureati debbano fare volontariato, ed è ugualmente assurdo che finire il proprio corso di studi costi diverse migliaia di euro.
    Sarei grato di avere una risposta esaustiva 🙂

  28. Gentile Alberto, lei pone un problema reale, cioè quello della disparità che spesso c’è tra la teoria (lo psicologo è una figura utile alla persona e alla società e quindi ci si dovrebbe aspettare che sia ricercata) e la pratica (spesso lo psicologo non viene valorizzato e, anzi, spesso, viene sfruttato senza riconoscerne la professionalità). Rispetto a questo mi sento di suggerirle di riflettere seriamente sulla motivazione che la spinge a iscriversi alla facoltà di psicologia perché è molto probabile che si dovrà confrontare con questa difficoltà nel mondo del lavoro; faccio notare che comunque può essere anche una sfida per lei perché una volta diventato psicologo può lavorare per far capire al mondo l’importanza del suo contributo.
    Relativamente alla prima domanda le suggerisco di porre questa domanda ai singoli atenei. Ritengo comunque che la motivazione alla base sia il fatto che il mondo della psicologia è molto vario ed, essendo una scienza umana, può dar spazio a tante sfumature ed ambiti di intervento.
    Spero di aver risposto nel modo più esaustivo possibile.
    Dott.ssa Serena Costa

  29. Gentilissima Dott.essa,
    Sono una maturanda del liceo classico e sono interessata alla facoltà di psicologia a Milano più precisamente alla Bicocca. Leggendo il suo articolo devo ammettere che un po’ mi sono scoraggiata, la mia famiglia non è abbiente e mi piacerebbe ripagarli un giorno per tutti i loro sforzi, ma stando così le cose forse dovrei cambiare le mie prospettive? In particolare mi piacerebbe specializzarmi in neuropsicologia e psicologia clinica, quanto potrebbe durare in media il mio percorso di studi? Avrei qualche possibilità rimandando in Italia o dovrei puntare all’ estero? Grazie in anticipo, la stimo moltissimo e spero possia chiarire alcuni miei dubbi

    • Gentile Monica,
      grazie per la stima.

      Mi fa piacere sapere che la lettura dell’articolo l’ha portata a riflettere sulla sua motivazione. Questo è un passaggio fondamentale per non andare incontro a numerose delusioni.

      Purtroppo non mi è possibile rispondere alle sue domande perché non vi è una risposta che vada bene per tutti. Il tutto dipende da numerosi fattori collegati alle sue caratteristiche, alla sua motivazione, al contesto che ha intorno, alle possibilità economiche ecc. Solo una consulenza specifica la potrebbe aiutare a chiarire i suoi dubbi.

      Per quanto riguarda informazioni più specifiche relative ai vari corsi universitari in Italia o all’estero, le suggerisco di fare varie ricerche in Internet, chiamare i diversi atenei e continuare nella sua ricerca prima di prendere una decisione.

      Saluti

  30. Salve dottoressa, sono una ragazza di 18 anni, quest’anno mi diplomerò e dovrò scegliere quindi il mio futuro percorso di studi. Quest’ultima scelta è la cosa che più mi preoccupa per due motivi: non avere la certezza di sapere cosa voglio studiare e dove voglio studiare. Per quanto riguarda il primo punto, negli ultimi mesi ho cambiato idea parecchie volte tenendomi però sempre nel campo umanistico, ma in quest’ultimo periodo, scartando varie opzioni che avevo preso in considerazione principalmente per gli sbocchi lavorativi e per influenze esterne, mi sono concentrata su una facoltà che mi permettesse di studiare qualcosa che mi piace e che mi appassiona. Sono arrivata così a quella di psicologia. La paura di diventare una dello tantissimi giovani disoccupati italiani però ni frena in questa scelta ed è qua che nasce il mio secondo dubbio: dove studiare? Ho frequentato il terzo anno delle superiori all’estero e più precisamente in Svezia, parlo svedese abbastanza bene, uso il linguaggio della vita di tutti i giorni senza problemi. Mentre ero là sono andata a visitare alcune università durante i loro open day e da quel momento ho iniziato a pensare di frequentare lì l’università spinta anche dal fatto che in Svezia l’università è completamente gratuita, sia i corsi di laurea che le specializzazioni e che la disoccupazione giovanile è a livelli ben diversi rispetto a quella italiana. In questo ultimo periodo ho riflettuto molto su questi miei dubbi e sono arrivata alla conclusione che se mi trasferissi in Svezia sarebbe una scelta dettata unicamente dalla convenienza economica e che se lo facessi dovrei aspettare uno se non due anni prima di potermi iscrivere all’università perché dovrò lavorare per qualche mese per dimostrare allo stato che ho intenzione di rimanere lì per ottenere il personnummer (una specie di codice fiscale), dopo di che fare un corso di svedese con relativo esame ( tutto gratuitamente) che certifichi il mio livello di lingua e poi iscrivermi all’università per poi magari cambiare idea perché non mi trovo bene a causa del clima, del buio, delle persone e dover poi tornare in italia la cui vita universitaria mi sta interessando di più in questo momento. Ho anche paura però che, rimanendo in italia, sprechi l’occasione che ho. Cosa pensa che sarebbe meglio fare? Condivide l’idea di un anno sabbatico anche se rimanessi in italia?
    Grazie per l’aiuto!

    • Buongiorno Francesca,
      mi dispiace molto ma non mi è possibile rispondere alle tue domande senza conoscerti meglio. Le scelte di vita sono talmente personali che un consiglio esterno superficiale potrebbe portarti davvero fuori strada. Non esiste una cosa giusta in assoluto da fare ma esiste la scelta migliore per te.

      Detto questo aggiungo che purtroppo non sei l’unica a trovarti in questo genere di difficoltà perché scegliere un percorso di studio non è assolutamente semplice, soprattutto nel nostro periodo storico caratterizzato da grande incertezza.

      L’unica cosa che ti posso consigliare è quella di farti aiutare da un esperto nel valutare bene i fattori implicati in questa scelta, soprattutto quelli che riguardano te stessa. Se hai piacere io sono disponibile per aiutarti in questo. Se sei interessata a questo breve percorso di approfondimento scrivimi in privato.

      Per ora non mi resta che augurarti un grosso “in bocca al lupo!” per le tue scelte.

      Saluti

  31. salve dott.essa Costa,
    la contatto per avere un consiglio, sono una ragazza di 22 anni, dopo il diploma non avendo le idee chiare non ho continuato gli studi e quindi iscrivermi all’università, adesso che ho avuto un po’ di esperienza con i bambini che ho sempre amato, in ludoteche, campi estivi, baby parking e animazione, adesso avrei questa aspirazione: mi piacerebbe diventare una di quelle persone che mentre giocano con loro li aiutassi in qualche loro problema, nell’educarli nell’importanza di giocare tutti insieme e condividere i propri giochi ecc… insomma una specie di educatore ma al tempo stesso capace di capire la loro psiche; tuttavia mi sento un “pesciolino fuor d’acqua” poiché non essendo esperta nel campo delle università, non saprei che indirizzo scegliere adatto a ciò a quello che vorrei diventare. mi piacerebbe psicologia infantile…o non so. Lei potrebbe consigliarmi qualcosa? la ringrazio in anticipo.

    • Gentile Sofia, in base a quanto scrive, pare che l’esperienza lavorativa con i bambini l’abbia aiutata a capire che questo è un ambito nel quale le piacerebbe lavorare. E questo non è poco. L’indirizzo che pare essere adatto a ciò che vuole fare lei può essere scienze dell’educazione in quanto la preparerebbe a diventare un’educatrice competente nel rapporto con i bambini. Psicologia infantile la indirizza invece verso un lavoro di intervento con bambini che manifestano già qualche difficoltà, anche se anche in questo campo poi ci sono altre possibili modalità di lavoro. Questo che le dico è molto generale e ci tengo a precisare che per avere un’indicazione precisa più adatta a lei, sarebbe più opportuno un confronto con uno psicologo che l’aiuterebbe ad esplorare meglio dentro si Sé per prendere poi una decisione consapevole. Saluti
      Saluti

  32. Buona sera, mi chiamo Francesca ed ho 17 anni, il prossimo anno dovrò affrontare la maturità per poi indirizzarmi ad una Università. Frequento il quarto anno di un istituto professionale ad indirizzo socio-sanitario di Bolzano, sto affrontando lo studio della psicologia dalla prima superiore, e per esperienze anche personali sono molto interessata alla materia, mi affascina molto la psiche umana ma amo anche i bimbi, quindi pensavo di indirizzarmi a psicologia infantile. Vorrei sapere se può gentilmente consigliarmi un’Università in centro Italia o anche in Emilia Romagna, perché mi piacerebbe studiare lontano da bolzano per poter maturare meglio. Vorrei sapere inoltre quanti anni di studio ci sono da svolgere, e una volta finito lo studio in che luoghi potrei lavorare. La ringrazio in anticipo, cordiali saluti Francesca.

    • Gentile Francesca, io ho studiato a Padova dove c’è un’università di psicologia molto buona con insegnanti di spessore. Per quanto riguarda gli anni di studio se legge bene l’articolo c’è la risposta alla sua domanda. In merito ai luoghi di lavoro successivi le suggerisco di guardare sul sito dell’Università alla quale pensa di iscriversi nel quale solitamente vengono indicati gli sbocchi professionali. Si tratta ovviamente di un’indicazione generale perché poi tutto dipenderà dalle offerte di lavoro che ci saranno quando terminerà gli studi e da caratteristiche del tutto personali. Le faccio i miei migliori auguri. Saluti

  33. Salve Dottoressa,dopo tante peripezie sono prossima alla mia adorata laurea in scienze e tecniche psicologiche presso la seconda università degli studi di Napoli.Ma ora ho tanti dubbi:specialistica?master?scuola per psicoterapeuti?tanti interrogativi nella mia mente e poche risposte!Ho una storia molto difficile alle spalle,basti pensare che, per poter arrivare dove sono, ho dovuto svolgere due…..tre lavori!Pertanto ora sto cercando di trovare la strada che mi permetta, il più velocemente possibile ,di lavorare e di allontanarmi dalla mia piccola realtà di paese che inizia a starmi stretta.Lei cosa mi consiglia?Cari Saluti e Buona Domenica

    • Purtroppo, come dico spesso, non ho consigli da dare se non quello di fermarsi un attimo a riflettere sul da farsi, anche con l’aiuto di un esperto, qualora si senta il bisogno di comprendere meglio quale scelta fare. Le risposte non sono mai semplici e variano a seconda di molti fattori strettamente individuali. Rimango a disposizione. Saluti

  34. Salve dottoressa, mi chiamo Martina e ho 18 anni e fra poco dovrò prendere una decisione su che strada percorrere dopo il diploma.Adesso sto frequentando un liceo artistico, ma nonostante mi piace un sacco il campo dell’arte, sono molto interessata allo studio della psicologia e mi sento molto propensa ad indirizzarmi verso questo percorso di studi.Però è proprio questo cambiamento di “ambito” ed il fatto che non conosca niente della materia,che mi spinge ad avere molti dubbi se questa sia la strada giusta per me.Vorrei sentirmi sicura della mia scelta e crederci davvero.So che se dovessi sbagliare non fa nulla ,ma non vorrei perdere anni a studiare una cosa che non mi piace e far spendere soldi ai miei genitori che fanno tanti sacrifici per me.Al momento questo è il primo problema che devo affrontare,lei che mi consiglia?
    La ringrazio in anticipo e cari saluti. Martina

    • Anche in questo caso non ho consigli. L’unica cosa che mi sento di dire è che qualunque scelta farà, compresa quella di non scegliere, dovrà mettere in conto dei rischi. Rifletta bene sulla sua scelta e poi prenda la sua decisione. Rimango a disposizione. Saluti

  35. Salve Dottoressa. Le volevo chiedere, lei conosce la laurea triennale in Scienze e tecniche di psicologia cognitiva a Rovereto? Sa quali sono le sostanziali differenze con Scienze e tecniche psicologiche? E soprattutto, quali sono gli sbocchi lavorativi? Sono diversi da quelli offerti dalla laurea triennale in Scienze e tecniche psicologiche? La ringrazio anticipatamente. Cari saluti.

    • Gentilissima, provi a dare un’occhiata al programma di studio dei due indirizzi e faccia i suoi confronti. Legga, inoltre, la scheda sugli sbocchi lavorativi che solitamente ogni ateneo pubblica sul proprio sito. In linea generale, comunque, una volta laureata alla triennale gli sbocchi lavorativi nell’ambito sono piuttosto bassi come dicevo nell’articolo. Il percorso da fare potrebbe essere ancora molto lungo a meno che per lei sia sufficiente avere una laurea triennale. E’ pur sempre un titolo che potrebbe valere per alcune occasioni lavorative o per alcuni concorsi. La saluto cordialmente.

      • Capito Dottoressa. Comunque, qualsiasi sia il percorso che io intraprenda, son convintissimo di voler proseguire i miei studi con una Laurea Magistrale. Ma quale secondo voi, tra le due, è più difficile? E quale è superiore/migliore, ossia più completa e che prepari al meglio? Perché mi è stato detto che Scienze e tecniche di psicologia cognitiva, presente a Rovereto, sia più completa, più difficile e che inoltre presenti una maggiore componente biologica rispetto alla classica Psicologia. Lei cosa pensa a riguardo? La ringrazio anticipatamente. Cordiali saluti.

        • La difficoltà di un indirizzo dipende da quali sono le sue particolari attitudini quindi non le posso consigliare una o l’altra scuola. Dia un’occhiata ai programmi delle due scuole e poi faccia la sua valutazione. Se ha bisogno di un aiuto più specifico calibrato su di lei, mi contatti in privato per una consulenza. Saluti

  36. Gentile dott.ssa a luglio ho conseguito il diploma di quinta superiore al liceo classico e sto frequentando il conservatorio part-time in modo da poter frequentare allo stesso tempo un’altra facoltà ed è per questo motivo che mi serviva il suo consiglio. Vorrei laurearmi in psicoterapia all’università di Trieste ma vorrei anche conseguire la laurea al conservatorio. Se ora smettessi di suonare per frequentare l’università non sarebbe più possibile iscrivermi al conservatorio ma allo stesso tempo se smettessi di studiare ora non sarei capace di cominciare un percorso di studi un domani. Alcune tra le persone a cui ho chiesto consiglio mi hanno detto che è impossibile fare un percorso di studi del genere e che dovrò scegliere. Il punto è che io non voglio scegliere tra le due cose. Lei cosa mi consiglia?
    La ringrazio moltissimo in anticipo per la disponibilità, cordiali saluti

    • Gentile Sara, purtroppo come dico spesso io non le posso consigliare nulla. L’unica cosa che le posso dire è che senz’altro si trova davanti ad una scelta difficile. Qualsiasi decisione lei prenderà (uno o l’altro percorso, entrambi o nessuno) comporterà qualche rinuncia e qualche sacrificio. Se però prenderà una scelta consapevole, ragionata a partire da se stessa, troverà il modo di uscirne soddisfatta.
      Se ha bisogno di un confronto più specifico rimango a disposizione per una consulenza.
      In bocca al lupo per tutto.
      Dott.ssa Serena Costa

  37. Salve dott.ssa Costa, vorrei aver un consiglio da lei, in merito alla scelta della facoltà universitaria. Ho 20 anni, ho sempre amato la psicologia, perchè desta in me una curiosità continua. Non ho ancora chiaro il mio obiettivo, ma sono certa che sarà o psicologia cognitiva, o criminologia. Quest’anno ho fatto il test a Catania per Scienze e tecniche psicologiche, ma purtroppo sono risultata tra gli ammissibili e non tra gli ammessi, e le probabilità di riuscire ad entrare con lo scorrimento sono bassissime. Sono invece rientrata tra gli ammessi in scienze della formazione, che si divide in scienze dell’educazione sociale di comunità, e scienze dell’educazione nei servizi per l’infanzia. Adesso io ho un enorme dubbio, non so cosa fare. Secondo lei dovrei iscrivermi in uno dei due corsi, se si, quale sarebbe più idoneo? Oppure non dovrei iscrivermi aspettare un’altro anno e riprovare per psicologia? Sono davvero confusa, perche’ non penso che con scienze della formazione io possa arrivare a specializzarmi in psicologia cognitiva o criminologia, o si?
    La ringrazio moltissimo.
    Alessandra

    • Gentile Alessandra, comprendo la sua indecisione…a quell’età non è così semplice decidere. Come spesso dico non posso dare consigli di questo tipo senza conoscere meglio molti altri dettagli della sua storia. La scelta di quale indirizzo intraprendere è molto molto personale.
      Però le suggerisco di chiedere presso l’università di psicologia che avrebbe voluto frequentare se vi è la possibilità di un trasferimento da scienze della formazione. Se avesse questa possibilità potrebbe recuperare un anno di studi o comunque avere un po’ di tempo per ragionare sul percorso più idoneo al suo caso.
      Saluti e in bocca al lupo!

  38. Buongiorno Dott.ssa Costa,
    ho trovato la sua pagina molto interessante e volevo esporle brevemente il mio caso.
    Ho 43 anni ed ho ripreso gli studi di psicologia recentemente approfittando delle nuove opportunità offerte dalle università telematiche.
    A dicembre conseguirò la laurea triennale e sto pensando di proseguire il mio percorso e di conseguire anche la Laurea Magistrale ad indirizzo clinico.
    A questo punto però mi domando, avrebbe senso chiudere il percorso universitario, effettuare il tirocinio e l’esame di stato ed iniziare a fare lo psicologo come minimo a 46/47 anni?
    E’ considerato credibile uno psicologo che ha conseguito una laurea telematica?
    Grazie mille per l’attenzione.
    Cordiali saluti.
    Mauro

  39. Gentile Mauro, mi fa piacere le sia piaciuta la mia pagina. Personalmente mi trovo in difficoltà a rispondere alle sue domande perché ogni percorso è strettamente personale e non conoscendola non posso pronunciarmi in merito.
    L’unica cosa che mi viene da dire è che di certo lavorare come psicologi è molto diverso da studiare psicologia. Una formazione esclusivamente online forse non è sufficiente. Le suggerisco pertanto, se vuole raggiungere questo traguardo, di aprirsi anche al “mondo reale” mettendosi in gioco di persona.
    Per il resto, se ha bisogno di un confronto più specifico con me, sono a disposizione per una consulenza.

    Le faccio i miei migliori auguri.
    Dott.ssa Serena Costa

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