l termini “Comorbilità” e “Comorbidità” sono due sinonimi che appartengono al linguaggio medico e psichiatrico. Essi sono, infatti, utilizzati principalmente dagli specialisti deputati alla diagnosi di una malattia medica o di un disturbo psicopatologico, oppure dai ricercatori che lavorano negli stessi ambiti.

Per “Comorbilità” e “Comorbidità” gli esperti intendono quel fenomeno per cui in una persona sono presenti due o più disturbi di origine diversa.

Nell’ambito medico, ad esempio, si ha comorbilità o comorbidità se una persona soffre di diabete e anche di una malattia cardiovascolare congenita. Nell’ambito psichiatrico, si ha comorbilità o comorbidità se, ad esempio, ad un bambino viene diagnosticata una forma di ritardo mentale e anche un disturbo oppositivo-provocatorio.

Per uno specialista individuare una comorbidità non è un processo semplice. Per formulare una diagnosi, infatti, deve valutare se i sintomi  o i comportamenti che osserva sono caratteristici di una determinata patologia oppure se, invece, sono spiegati da un’altro tipo di disturbo. La difficoltà sta nel fatto che, spesso, un sintomo o un comportamento è comune a più di una patologia.

Ad esempio,  il comportamento aggressivo che si riscontra in alcuni bambini può essere spiegato da innumerevoli motivazioni: il bambino può comportarsi con aggressività perché ha sviluppato un disturbo oppositivo-provocatorio o un disturbo della condotta, oppure perché ha sviluppato un disturbo psicotico, oppure perché ha un ritardo mentale o semplicemente perché sta vivendo un periodo di particolare stress che non sa esprimere con modalità più adeguate.

Se un bambino con ritardo mentale ha anche comportamenti di aggressività, lo specialista deve capire se quest’ultimi sono dovuti al ritardo oppure sono dovuti ad una o più delle ipotesi precedenti. Se l’intensità e la frequenza dei comportamenti aggressivi non sono spiegabili esclusivamente con la diagnosi di ritardo mentale e, grazie ad un’analisi attenta, fanno piuttosto pensare alla presenza anche del disturbo oppositivo-provocatorio, lo specialista formulerà 2 diagnosi, rientrando quindi nel caso di comorbidità o comorbilità.

Riuscire a definire con precisione se si è in presenza di un unico disturbo oppure più di uno, è fondamentale per individuare il tipo di intervento da mettere in atto.

Dott.ssa Serena Costa, psicologa dell’infanzia (serenacosta.it@gmail.com)

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13 Comments

  • maurizio
    Pubblicato 11 Marzo 2012 10:41 0Likes

    due piccioni con una fava quindi !
    Nella mia ignoranza, sono dell’ idea che il fattore ” tempo ” faccia la differenza. Mi spiego se vale… nel senso che la presenza di due elementi è ben difficile che insorga simultaneamente. Quindi proverei a mirare sul più recente per poi magari riuscire a debellare il secondo..che magari è la base dei successivi.in poche parole come aver montato due pezzi…per smontare si inizia dall’ ultimo montato e via successivamente…magari con lo stesso attrezzo e quindi nel tuo campo…con lo stesso metodo di cura.
    comunque quella parola mi ha fatto venire in mente la parola ” COMPRESENZA ” che era quella combinazione LETALE che si creava alle scuole medie, quando la professoressa di italiano veniva a fare lezione assieme a quella di tedesco. La scienza ha rinunciato a trovare rimedio a questo tipo di morbo !! ahahhah..e che morbo che era !!!
    in termini poi di ” origine diversa” sono dell’ idea che ( magari non si riesce a dimostrarlo), ma la radice di tutti i mali infine è unica e tra loro quindi un collegamento di qualche tipo esiste. Altrimenti si dovrebbe parlare anche di due principi indipendenti con la possibilità di causare qualche disagio.

  • serena
    Pubblicato 11 Marzo 2012 11:45 0Likes

    Caro Maurizio, in realtà le cose sono un bel più complesse di come le presenti tu! 🙂 Non è solo questione di incastri!
    Nell’articolo forse sono stata un pò troppo generale. Il mio intento era solo spiegare cosa si intenda per comorbidità o comorbilità nel linguaggio medico e psichiatrico. Forse avrei dovuto spiegare meglio che in psicologia non viene utilizzato questo termine perché il modello di riferimento utilizzato non è di tipo medico, cioè la sofferenza psicologica non viene considerata della stessa natura di una malattia organica. Ma la questione è piuttosto complessa. Magari approfondirò meglio l’argomento in un altro articolo.
    Comunque grazie per il commento che rende il mio blog un pò interattivo e per il simpatico e strano collegamento con la compresenza!! 🙂

  • Trackback: Dislessia: cos'è e chi fa la diagnosi? | Connettiti alla psicologia!
    • Rosario Brancati
      Pubblicato 31 Dicembre 2012 11:08 0Likes

      Gentile dottoressa Serena, mi interesserebbe capire se nel bambino coesistano necessariamente problemi legati ad un ritardo mentale unite all’aggressività? Se la dislessia, la disortografia e la disgrafia siano necessariamente presenti in ugual forma nel soggetto. Essendo difficile una diagnosi precoce da parte dello specialista, quale compito immane spetta ad un semplice insegnante che s’imbatte sempre di più in codeste realtà di comorbilità possibili? Grazie RB

      • Serena
        Pubblicato 31 Dicembre 2012 11:31 0Likes

        Gentile Rosario. Il ritardo mentale non è mai associato ad una diagnosi di Disturbo Specifico Dell’Apprendimento, proprio perché i DSA per definizione richiedono un livello intellettivo nella norma. Può verificarsi, però, il contrario, cioè che bambini con Ritardo presentino difficoltà nella scrittura o lettura, ma in questo caso sono più legati al ritardo in generale. Rispetto alla presenza contemporanea di più Disturbi Specifici Dell’Apprendimento (dislessia, disortografia..) non esiste un quadro sempre uguale ma si verificano grandi differenza da un caso all’altro e, quindi, per capire l’entità di ciascun disturbo è necessaria una diagnosi clinica. Rispetto all’intervento dell’insegnante con bambini presentanti più difficoltà specifiche non ancora diagnosticate la questione è complessa. L’ideale sarebbe avere delle indicazioni specifiche adatte ai casi specifici. Potrei intanto tener presente la domanda per elaborare qualche articolo inerente la questione. Intanto grazie per il commento.

  • stacy'71
    Pubblicato 28 Aprile 2013 21:57 0Likes

    Gentile dott.ssa , sto notando alcuni segni in mia figlia che mi lasciano sospettare in lei la dislessia. Frequenta la seconda elementare e di recente confonde spesso la m con la n. A mio parere la sua lettura non e’ fluente, si distrae mentre fa i compiti, quando legge non afferra subito il significato del testo letto e si stanca quasi . Per me, ogni giorno ‘e’ un’ impresa tenerla concentrata. Le sue amiche da sole fanno i compiti, lei mi chiede sempre di leggerle le tracce degli esercizi, altrimenti fa tanti capricci.grazie

  • Gisella
    Pubblicato 3 Gennaio 2014 12:24 0Likes

    e invece la differenza tra comorbilità e multimorbilità?

    • serena
      Pubblicato 3 Gennaio 2014 18:29 0Likes

      Gentile Gisella, grazie per la domanda. La differenza è molto sottile. “Multimorbilità” è semplicemente un termine più ampio che indica l’esistenza di due o più patologie croniche nello stesso individuo.

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